Abbiamo assistito ieri, 17 giugno, all’incontro con l’attrice Jasmine Trinca
in occasione della 32^ edizione del Lovers Film Festival.

La carriera artistica di Jasmine Trinca attraverso le sue più celebri interpretazioni, che le sono valse numerosi premi: dal Nastro d’argento, ottenuto nel 2001 per il film La stanza del figlio di Nanni Moretti, fino al recente riconoscimento all’ultimo Festival di Cannes, per il film Fortunata di Sergio Castellitto, come Miglior Interpretazione Femminile nella sezione Un certain regard.

Un’attrice vera, autentica e devota al cinema d’autore, che ha saputo raccontarsi con grande spontaneità. Jasmine Trinca è oggi uno dei volti più autorevoli del nostro cinema: un’artista non convenzionale che sceglie con consapevolezza i personaggi che interpreta sul grande schermo.

Irene Dionisio, la direttrice del Festival, ha introdotto l’incontro con Jasmine parlando dell’esordio dell’attrice: La Stanza del Figlio di Nanni Moretti. Jasmine Trinca ha raccontato che il provino per il film fu del tutto casuale – “lei voleva fare l’archeologa” – e che Moretti apprezzò in lei la volontà di trasmettere i valori di una “persona” e non di un “personaggio”.
Un debutto sul grande schermo fatto di intensità e sinergie, un film rigoroso ma al contempo emotivamente coinvolgente.

Dopo essere stata premiata per La Stanza del Figlio, l’attrice torna sullo schermo, nel 2003, con La meglio gioventù, film diretto da Marco Tullio Giordana, interpretando l’indimenticabile Giorgia, una ragazza silenziosa e problematica che porta dentro di sè tanto dolore. Il personaggio è stato studiato dall’attrice secondo le indicazioni del regista e filtrato dalla sua esperienza e dalla sua vita.

 

Jasmine e Sergio Castellitto: “Fortunata è la mia Mamma Roma”

 

L’accostamento ad Anna Magnani, volontariamente cercato con citazioni che Castellitto ha introdotto nella sua ultima opera Fortunata, è d’obbligo: lo ha riconosciuto la critica nostrana e quella internazionale, proprio durante il Festival di Cannes. Un paragone che lusinga e che Jasmine Trinca indossa con onore e con umiltà. Fortunata è l’apice di una carriera in continua evoluzione.

“La cosa divertente è che mi vergogno molto a guardarmi in questo film. Lo dico perché non mi riconosco. Ci sono molte cose di me in Fortunata ma vedo qualcos’altro: quando non si sta a proprio agio è dove si lavora. Fortunata è un personaggio definito e disegnato già dall’idea della Mazzantini e poi da Castellitto, è una donna con un’uniforme. È una donna che fa la parrucchiera e non è di certo una donna di classe. Il corpo di Fortunata, pur essendo il mio, è in realtà quello del personaggio. Per me è stato un privilegio interpretare una donna come questa: battuta dalla vita ma non sconfitta.”

Jasmine prosegue raccontando che Fortunata è il suo secondo film ambientato nel sottoproletariato urbano. Finora ha esplorato ruoli borghesi, donne “angelicate”: questo è il fraintendimento che l’attrice denuncia durante l’intervista, lamentando che spesso viene inserita in un ambiente che non è il suo. Sarà Valeria Golino che, con la sua sensibilità, riuscirà ad interpretare la vera natura di Jasmine Trinca scegliendola per il film Miele (2013).

In Miele Jasmine Trinca ha dovuto confrontarsi con un gigante del nostro teatro, Carlo Cecchi, cosa non facile ma di grande insegnamento. Sia in Miele che in Fortunata l’attrice ha due “voci” diverse che sono comunque legate alla sua autenticità.

L’attrice ha concluso dichiarando di aver sempre “cercato di raccontare un femminile che dovrebbe autodeterminarsi. Nel nostro piccolo è importante trasmettere una testimonianza, è importante corrispondersi“. Ritrovare una voce reale e spontanea: questa la prerogativa di un’attrice che ci rende orgogliosi del nostro cinema.

 

A cura di Roberta Panetta
Photo Credits: La Stampa – Lovers Film Festival – My Red Carpet