Juan Antonio Bayona confezione il quinto film di una saga che attrae il pubblico anche dopo 25 anni.

Ammettiamolo. Ridare nuova linfa e aggiungere un tassello giurassico in più rispetto a quanto già fatto era un bel peso.
Specie poi se il film si aggancia al suo precedente, apripista di una seconda trilogia e ottimo film che era riuscito a prendere in mano le fila della fascinazione giurassica, riuscendo ad introdurre nuove storie e nuovi personaggi.

In Jurassic World – Il regno distrutto, Juan Antonio Bayona cerca di riprendere quanto dato dal film precedente diretto da Colin Trevorrow (rimasto sceneggiatore e diventato produttore per Il regno distrutto e già nominato regista per il terzo film della trilogia), dando alle fauci del pubblico un prodotto ricco di elementi ma narrativamente fiacco.
Certo, la storia prosegue e i personaggi assumono maggiori caratteristiche, delineandosi appieno. Ma la narrazione che consegue al primo film rischia di diventare solo l’anello di una catena che unisce gli estremi di questa trilogia, diventando, così facendo, un film di puro passaggio.

Insomma, quello che concerne il film è la parte puramente visiva: se da una parte le immagini sono di grande spettacolarità, decisamente curate, dall’altra parte Bayona strizza l’occhio ai suoi film passati (vedi The Orphanage e Sette minuti dopo la mezzanotte). Il suo lavoro con i chiaroscuri, le ombre e il continuo gioco di riflessi è un valore aggiunto innegabile.
Ed grazie a questo se, nonostante tutto il film viva di suspense, l’unica cosa che veramente conta (e l’unica cosa riscontrabile): vale a dire trascorrere due ore e dieci, seduti sulla poltrona a mangiarsi le unghie dall’ansia.

Jurassic World: Il regno distrutto gode di due ottimi supporters, ovvero la combo Chris Pratt Bryce Dallas Howard. La loro è una coppia che funziona, l’alchimia è palpabile ed entrambi riescono a dare un tocco di ironia e una grande dose di tenerezza. I nuovi Adamo ed Eva, genitori di un mondo in via di comprensione, creatori di una nuova era, sprovvisti di un manuale di istruzioni ma provvisti della benevolenza e della buona fede di aver ridato vita a un mondo perduto.
Come detto, narrazione e attrazione visiva si scindono, una si sottomette all’altra. Una trama che sostanzialmente si basa sull’opposizione buoni-cattivi, da fuga dagli artigli (o dalle fauci) del dinosauro più tremendo (e più arrabbiato) di turno, senza mettere storicamente troppa carne al fuoco.
Il regno distrutto è un film di puro impatto visivo che si apre alla visione di tutte le fasce di pubblico, ricalca gli stilemi narrativi dei film precedenti.

Un film che, dopo 25 anni, riesce ancora a dare quel tocco di magia e stupore verso un mondo che ogni bambino, ogni uomo continua ad immaginare.