L’inverno è arrivato al Giffoni Film Festival e a portarlo è stato Kit Harington direttamente dalla serie cult Il trono di spade, da poco in onda con la nuova stagione.
Molti i ragazzi che si sono messi in attesa davanti alle transenne del blue carpet in attesa dell’attore, con mani piene di cartelloni e foto da farsi autografare, stanchi da più di ventiquattro ore di attesa: c’è infatti chi ha addirittura dormito là per assicurarsi una foto con l’attore.
Kit Harington è sicuramente una delle persone più celebri dal 2011 a questa parte e il pubblico del Giffoni Film Festival non ha certo sprecato occasione per fargli sentire tutto l’affetto ed il calore che prova per lui. Sono abbondati applausi e dichiarazioni di amore verso l’ospite, alle quali lui ha sempre risposto con un ”I love you too” o semplicemente portandosi la mano sul cuore sorridendo riconoscente. Poco dopo aver preso posto al  Meet the stars, la sala ha iniziato ad acclamarlo urlando ”The king in the North”.
C’è anche chi, durante l’incontro con la giuria in sala Truffaut, ha portato all’attore i saluti della madre e chi, invece, ha chiesto di non fare spoiler sulla settima stagione de Il trono di spade.
Durante i due meeting che ha riservato alla giuria giovani e alla stampa ha risposto alle domande postegli con precisione, prendendosi anche qualche secondo per rispondersi e scusandosi per questo.
L’attore è stato infine premiato con il Giffoni Experience Award.
Di seguito, le domande dei Q&A con Kit Harington.

Qual è il tuo genere di film preferito? E quale film o regista italiano ti piace?
Sono molto attratto dall’azione, dalla fisicità dell’interpretazione, quindi direi i film action. E poi amo le commedie, quelle più stupide.
Come regista italiano dico Matteo Garrone. Per il film italiano…oddio, è difficile, devo vedere assolutamente più film italiani, ma ricordo che mi piacque molto Ladri di biciclette di Vittorio De Sica.

Come è passare dal bastardo Stark al Lord Comandante dei Guardiani della Notte?
Non credo che Jon se lo sarebbe mai aspettato, perché la sua ambizione è minore rispetto a quella degli altri personaggi che invece vogliono scalare le gerarchie. Penso che abbia raggiunto il massimo che poteva raggiungere, non penso che Jon diventerà mai re.

Il trono di spade viene criticato spesso per le scene crude che vengono rappresentate. Tu hai anche preso parte anche alla rappresentazione del Dottor Faust che ha ricevuto le stesse critiche. Come rispondi a queste critiche?
Credo che una delle cose più importanti dell’arte sia spingere i limiti oltre quelli a cui siamo normalmente abituati, altrimenti non ci abitueremmo mai a vedere altro. Una delle caratteristiche che ha permesso a Il trono di spade di diventare così famoso è stata proprio questo andare oltre i limiti. Quando si cerca di fare qualcosa che di nuovo, coraggioso si corrono dei rischi e con Il trono di spade a volte siamo andati decisamente troppo al di là e sicuramente lo abbiamo fatto per quel che riguarda il Dottor Faust. Ma se non si prendono i rischi niente può accadere: per far sì che l’arte si evolva, dobbiamo azzardare.

Nel tuo ultimo film La mia vita con John F. Donovan di Xavier Dolan lavori con un cast grandioso fra cui Natalie Portman. Come è stato interpretare un personaggio così complesso e come è lavorare con questi grandi artisti?
Questo per me è un grandissimo film: ho avuto l’opportunità di interpretare un personaggio così importante e di lavorare con persone come la Sarandon e la Portman. Ero nervoso, ma volevo lavorare con un regista di quel calibro per riuscire a fare qualcosa di nuovo, per sperimentare quindi sono molto felice di averne preso parte. Il mio personaggio ha anche una storia simile alla mia: è una star della televisione che sta per entrare nel mondo del cinema. Ma è anche molto lontano da me, perché è un omosessuale e quindi ha esperienze di vita che io non ho mai provato. Ho cercato comunque di interpretare al meglio il ruolo di Donovan e non vedo l’ora che il film esca, perché è davvero bello.

Nella serie Il trono di spade, Jon Snow diventa amico di Samwell Tarly, un personaggio preso di mira, per il suo aspetto fisico e il suo carattere, dai Guardiani della Notte e trattato male dal padre. Cosa pensi riguardo l’argomento del bullismo? Quanto è importante aiutare gli altri?
Sì, aiutare gli altri è essenziale e difendere coloro che sono bullizzati è qualcosa che va fatto ed è una delle cose per cui amiamo Jon così tanto: lui sente un dovere stare dalla parte di coloro che sono discriminati. Davanti a situazioni di questo tipo non possiamo stare inermi. C’è una problematica per quello che riguarda l’aspetto fisico: le riviste e la televisione ci mostrano modelli sempre più magri e dobbiamo capire che non va bene.

In Testament of Youth hai interpretato un ruolo molto diverso dagli altri che hai fatto: come è stato?
Ho studiato il libro da cui è tratto il film a scuola e ho anche letto le poesie scritte dai poeti coinvolti nella Prima Guerra Mondiale. Quel conflitto è stato una tragedia, ma ci ha anche dato molte storie di cui parlare e sono molto fiero di aver preso parte a Testament of Youth.

 

 

Come hai affrontato l’inizio della celebrità e come è essere legato al ruolo di Jon Snow?
Ho sempre pensato di voler essere un attore, non una celebrità. Celebrità è una parola strana, se ci pensate. Ho una doppia vita: c’è Kit Harington e c’è Jon Snow. Se hai la testa sulle spalle e decidi di fare l’attore, non ci pensi nemmeno alla possibilità di diventare famoso, perché dovresti fare ciò che fai per amore e non per la fama. A volte però è una conseguenza del tuo lavoro e certo non mi dispiace perché è ciò che mi ha permesso di essere qui e l’amore dei fan mi commuove e mi sorprende sempre. Credo che il rischio di essere riconosciuti solamente per aver interpretato un solo personaggio sia molto alto e credo che se mai mi accadrà cercherò il modo di farmi notare anche per altri ruoli. Ma tornare indietro e scegliere di non interpretare Jon Snow? Mai! Lo interpreto da nove anni, è parte di me. L’ho preparato con molta dedizione, leggendo i libri, sottolineando le parti dove il mio personaggio appare e cercando di fargli prendere vita. Le audizioni, soprattutto, mi hanno davvero aiutato a capire come dovevo rendere Jon. Sono così legato a lui che sto pensando di andare all’anagrafe a cambiare il mio nome con il suo.

C’è mai stato qualcuno all’inizio della tua carriera che hai visto come modello da imitare? E persone che ti hanno ispirato nel processo di crescita?
La prima persona che mi ha spinto a voler diventare attore è stata Ben Wishaw che al momento sta prendendo parte ai film su 007. Io lo vidi interpretare il ruolo di Amleto ed è stato in quel momento che ho capito di voler diventare attore. Un altro modello per me è stato Leonardo di Caprio in Romeo + Juliet di Luhrman e anche Edward Norton ne La venticinquesima ora.
Ricordo che c’era questo giornalista che ammiravo tantissimo e si chiamava John Snow. Una volta mi intervistò proprio per il mio ruolo ne Il trono di spade e fu una cosa molto divertente. E poi mia madre: lei è una vera ispirazione per me.

Quale è stata la scena più difficile che hai dovuto interpretare? C’è un aneddoto a riguardo?
Oddio…credo che sia probabilmente la scena in cui Ygritte muore. Avevamo lavorato per tre settimane di notte ed eravamo tutti molto emotivamente carichi. Nella scena, Ygritte mi punta la freccia contro e mi è venuto da girarmi verso di lei e da sorriderle: non era una cosa prevista e alla fine l’abbiamo tenuta.

Se non fossi stato attore, cosa ti sarebbe piaciuto diventare?
Mi piaceva e mi piace moltissimo scrivere e quando ho iniziato la mia carriera da attore ho dovuto accantonare la scrittura. È difficile concentrarsi su diverse forme di arte, quindi nel momento in cui sono diventato attore ho spostato le mie energie e la mia concentrazione sulle performances. Se non fossi diventato attore, probabilmente sarei diventato giornalista.

Ultimamente sei stato a Napoli per girare uno spot. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
A volte devi fare spot commerciali ed è la parte brutta del lavoro e ti senti come se stessi vendendo la tua anima al diavolo, per cui non sempre lascia una buona esperienza. Ma a Napoli mi hanno fatto scordare di tutto questo: ballavamo, c’erano tantissime torte, abbiamo passato davvero dei bellissimi momenti durante le riprese.

Chi secondo te riuscirà a salire sul Trono o chi secondo te sarebbe il re ideale per governare i Sette Regni?
Ho sempre creduto che il sovrano perfetto sarebbe Tyrion: lui ha sofferto molto nella sua vita, è dovuto passare attraverso momenti durissimi e credo che la sua esperienza sarebbe preziosa. Ma non so chi governerà, nessuno lo sa!

 

Credi che gli attori debbano essere ruoli per i giovani e debbano essere impegnati socialmente?
Quando si è così famosi, si deve cercare assolutamente di essere un modello positivo. Credo che gli attori possono diventare testimonial di campagne sociali, ma la cosa importante è scegliere quale campagna sostenere, pensando anche alle conseguenze, perché potrebbero esserci controindicazioni.

Come fai a scegliere il film in cui lavorare e con quali priorità?
Non sempre si è fortunati da avere una scelta. Se si è fortunati come me, gli script fra cui scegliere sono molti ma altre persone sono costrette perché non trovano lavoro in questo campo. Non so dirti quali siano le mie priorità nella decisione di un ruolo: io seleziono ciò che mi piace fare perché per me essere attore è questo piuttosto che un modo per guadagnare il più possibile.

La tecnica del green screen è limitante? Come è lavorare in queste modalità?
Recitare è sempre più un lavoro che viene fatto con il green screen ed è davvero dura, perché devi immaginarti tutto e la concentrazione deve essere altissima. Molti attori non amano lavorare in questo modo, come sir Ian McKellen. La cosa bella de Il trono di spade è che usiamo davvero pochissimo il green screen.

Come è interpretare un ruolo fantasy piuttosto che un ruolo ancorato alla realtà?
Se pensi che il tuo personaggio sia un personaggio fantasy e non un personaggio reale non va bene: tutti i personaggi che un attore interpreta devono essere veri. Il successo de Il trono di spade sta nei personaggi, nel loro essere reali, concreti. Sono molto terreni e legati alla realtà.

Come hai reagito nel leggere che Jon Snow sarebbe morto? E come, invece, quando hai scoperto che non era vero?
Quando ho letto il copione della quinta stagione, questo finiva così: ”Jon Snow muore con tutti i suoi bellissimi e voluminosi capelli neri”. Sono rimasto allibito. Allora ho iniziato a controllare la mail, ma non avevo ricevuto nessuna novità dai produttori. Ho ricontrollato dopo due settimane ma ancora niente…e poi mi ricordo di aver ricevuto una telefonata dai produttori e ho pensato: ”Ecco, ora mi dicono che è stato un piacere e mi mandano via.” ma ho cercato di rimanere positivo. Mi hanno spiegato quello che sarebbe successo nella sesta stagione e sono letteralmente saltato di gioia.

In che modo vieni condizionato dai tuoi personaggi?
Io cerco di mantenere i miei ruoli e la mia vita separati. Cerco di non farmi influenzare dal personaggio magari al contrario di qualche mio collega che usa la tecnica attoriale che prevede di interpretare il personaggio anche nella vita vera, alla ricerca di una maggiore connessione e immedesimazione. È capitato che in momenti duri della mia vita usassi quelle sensazioni per rendere meglio un determinato ruolo, questo sì. Capita che un personaggio mi influenzi, specialmente se è un ruolo teatrale.

C’è mai stato qualcosa che non avresti voluto fare ma hai dovuto per via del lavoro?
Ce ne sono così tante, ma non posso dirle perché vedono coinvolte un po’ di persone. Non so, alle volte vorrei semplicemente non essere sempre così lontano da casa.

Sei un grande fan di David Lynch. Se potessi scegliere un film o un personaggio di questo regista, quale sarebbe?
Non voglio scegliere solo un personaggio o un film perché non voglio sembrare scontato. Ho amato Twin Peaks e vorrei tantissimo lavorare con lui.

Guarda qui l’accoglienza del pubblico del Giffoni Film Festival a Kit Harington!