Netflix conferma la terza stagione de La Casa di Carta nel 2019

Successo internazionale prodotto dall’emittente spagnola Antena 3, La Casa de Papel è la serie non in lingua inglese più vista della storia di Netflix.

Al centro dello show le avventure del Professore (Álvaro Morte) e della sua banda di rapinatori, un gruppo di moderni Robin Hood che si uniscono in una palese lotta contro il sistema organizzando il colpo del secolo alla Zecca di stato a Madrid.

L’organizzazione e la scelta dei membri della banda è di tarantiana memoria. Lo stesso autore de La Casa di Carta, Álex Pina, ha ammesso di essersi ispirato al ben più celebre Le Iene, opera prima di Quentin Tarantino, costruendo personaggi che non dovevano rivelare il loro nome e che non dovevano in alcun modo conoscersi gli uni con gli altri.

Il messaggio che si cela dietro la lettura superficiale dell’opera è piuttosto presuntuoso: rinchiudersi nella Zecca spagnola per stampare denaro, e quindi arricchirsi senza derubare nessuno, è un’implicita critica al sistema, supportata dall’uso del canto partigiano “Bella Ciao” e dal dichiarato obiettivo di non ferire né uccidere alcun civile nel corso della rapina. La Casa di Carta è sinonimo di resistenza. La metafora, nel corso delle due stagioni, a volte giunge all’esasperazione, ma la serie ha riscosso un’incredibile successo mondiale per il suo ritmo senza sosta. Lo spettatore, coinvolto in prima persona poichè sensibile al tema della ribellione contro lo stato, si trova a vivere, colpo di scena dopo colpo di scena, parteggiando spudoratamente per i rapinatori che di fatto non stanno rapinando nessuno. Siamo tutti partigiani? Forse.

L’INNO ALLA RESISTENZA

Se siete veri fan de La Casa di Carta saprete che Bella Ciao è molto di più di una canzone. Il tema, infatti, appare in alcuni momenti chiave della serie di Netflix, come per esempio la scena nella casa di Toledo che vede protagonisti El Profesor (Álvaro Morte) e Berlino (Pedro Alonso).

Bella Ciao nacque come un canto della resistenza partigiana italiana durante la Seconda Guerra Mondiale ed è diventato virale in tutto il web anche grazie al successo planetario de La Casa di Carta.

Nella serie, Bella Ciao funziona come un filo conduttore della trama e la prima volta che appare è proprio durante la scena citata prima, nei momenti che precedono la rapina.

Il personaggio di Tokio (Úrsula Corberó, attrice amatissima in patria) si fa carico di raccontare la storia con l’utilizzo della voce fuori campo e narra anche le vicende che legano il professore alla canzone:

“La vita del Professore girava intorno ad un’unica idea: la resistenza. Suo nonno, che si unì ai partigiani per sconfiggere il fascismo in Italia, gli aveva insegnato questa canzone. Lui la insegnò a noi.

Tuttavia, la versione originale della canzone risale al 1900 e anche se ci sono molte teorie sulla sua genesi, la più accreditata è che essa fu intonata per la prima volta dai membri della resistenza partigiana, un gruppo armato che lottava contro la Repubblica Sociale Italiana, regime fondato da Benito Mussolini e voluto dal governo nazista.

Con il passare degli anni la canzone fu utilizzata dal Partito Comunista italiano e da altri gruppi anti-sistema, fino a che non raggiunse la fama e divenne l’inno delle manifestazioni operaie. Le versioni sono state tante, in diverse lingue ed interpretate da diversi cantanti, gruppi musicali, cori dichiaratamente di sinistra, fino all’attualità: Bella Ciao vive un nuovo momento di gloria grazie a La Casa di Carta.

Fonte: Antena 3