È molto difficile definire e descrivere Sense8. È un prodotto televisivo creato dalle sorelle Lana e Lilly Wachowski (le creatrici del franchise Matrix) e da J. Michael Straczynski per Netflix. Sono disponibili 2 stagioni per un totale di 23 episodi. E fino qui tutto è di facile comprensione. Il resto non lo è.

È una serie che non si può inserire in un genere preciso. Non è semplicemente un “drama”, non è semplicemente un “action”, ma non è nemmeno un “romance”. Tutti questi generi e molti altri, tra cui il “sci-fi” e il “thriller”, sono presenti, ma nessuno in maniera predominante.

Il modo più facile per decifrarla, forse, è paragonarla ad un viaggio. I “sense8” sono i protagonisti. È un viaggio verso la scoperta del sé e del noi e di come tutto sia collegato da misteriosi legami biologici.

L’ambientazione della serie è globale, nel senso letterale del termine. 8 persone provenienti da tutti gli angoli del mondo: Capheus è di Nairobi, Sun vive a Soeul, Nomi sta a San Francisco, Kala è di Mumbai, Riley vive a Londra ma è originaria dell’Islanda, Wolfgang è uno scassinatore di Berlino, Lito è una star di Città del Messico e Will è un poliziotto di Chicago. Non si sono mai visti, non si conoscono, eppure nel giro di 10 puntate diventano una famiglia. Meglio, diventano un cluster, una cerchia di “sensate”. Non è facile descrivere cosa significhi questa parola, come non è facile per le Wachowski spiegarlo al pubblico, tanto che per le prime tre puntate non è ben chiaro allo spettatore cosa stia guardando. Al vento tutte le certezze date dalla serialità, al vento tutto quello che anche spettatori esperti conoscono e cercano nei prodotti televisivi.

I sensate sono individui che a partire da uno specifico momento si trovano collegati tra loro, mentalmente, emotivamente, ma anche, in un certo senso, fisicamente. Uno può vestire i panni dell’altro, per aiutarlo a superare le sue difficoltà, per appoggiarlo in qualsiasi scelta lui o lei faccia. Wolfgang si trova, per esempio, nella camera di Kala in India, pur non avendo viaggiato e non essendoci mai stato. Ancora, Riley e Will si trovano contemporaneamente a Londra, dove sta lei, e a Chicago, dove vive lui, perché i sensi di uno si muovono con quelli dell’altra.

Nella puntata 1x01 vediamo gli otto protagonisti vivere per le primissime volte il legame gli uni con gli altri e li osserviamo mentre lottano con loro stessi per trovare spiegazioni razionali (che ci sono, ma che vengono meglio definite nella seconda stagione). Lentamente, con il passare degli episodi, lasciano perdere il perché e accettano il fatto che sia così, che le loro vite non sono interamente appartenenti solo a loro – come ha spiegato Lana Wachowski “Our lives are not entirely our own”.

I Sense8 non sono persone qualunque, o meglio, non hanno vite qualunque. In un senso o nell’altro hanno tutti qualcosa contro cui lottare per essere loro stessi e il fatto di trovarsi e aiutarsi permette loro di non essere soli nel loro percorso di auto-determinazione. Inoltre, tutti insieme devono sconfiggere Whisper, il cattivo della storia, che li vuole uccidere per evitare che si diffonda il loro “essere diversi”.

Lo spettatore non può non amare ognuno dei sensate che incontra e, così facendo, diventa anche esso parte del gruppo.

È impossibile spiegare con le sole parole di cosa parla questa serie, ed è questo il motivo per cui dico che il viaggio non lo fanno solo i protagonisti e il pubblico, ma il prodotto seriale stesso. È così ben costruito che bisogna guardarlo per comprenderlo. I legami tra i protagonisti sono creati egregiamente attraverso la recitazione, il montaggio, la pre-produzione e la colonna sonora. In questo caso, l’intero non è semplicemente l’insieme delle parti, ma è molto di più.

La serie stessa è un caos che lentamente arriva ad avere un senso, ma senza “spiegoni” o voci fuori campo. Lo fa attraverso le emozioni dei protagonisti che, ovviamente, sono ricreate visivamente. Le scene in cui i protagonisti si incontrano sono momenti di climax. Quando in Messico, Lito fa l’amore con il suo compagno, provano le stesse emozioni anche da Chicago, dalla Germania e dall’Africa. Non solo provano le stesse emozioni, ma sono tutti nello stesso posto, contemporaneamente in più luoghi e vivono tutti insieme l’orgasmo.

Nell’unicità di un prodotto finale visivamente accattivante, un plauso alla post- produzione che ha limitato l’utilizzo della CGI: il cast ha veramente viaggiato insieme in tutto il mondo e le scene, se ambientate sia a Chicago che in Islanda, venivano girate due volte. Quando i personaggi si scambiano di posto, gli attori si scambiavano davvero davanti alla macchina da presa. Questi sono gli effetti “speciali” utilizzati e viene spiegato molto bene il meccanismo nel behind the scenes presente su Netflix Sense8: Creating a World.

Tutto il genio della serie viene, più che mai, dalle menti, dalle sorelle Wachowski che hanno continuato il percorso iniziato con Matrix e sviluppato con Cloud Atlas. La società vuole imporre dei modelli ma la cosa importante è essere se stessi, perché nella società stessa non si è soli, non si è un “io”, ma un “noi” e questo comporta responsabilità, tra cui l’accettarsi per come si è. Lana lo ha spiegato molto bene quando ha ritirato l’HRC Visibility Award nel 2016.

La prima cosa che si pensa è che parlasse della sua transizione (o, come dice lei, evoluzione) da uomo a donna. Ma i temi di cui narrano lei e la sorella vanno molto oltre quelli della comunità LGBT. Parlano a tutti. Non solo ai transessuali, ma anche agli omosessuali, a chi è incastrato dal proprio lavoro, dal proprio passato, dal proprio matrimonio. Quello che vogliono comunicare è, alla fine, che “I am we” (titolo del secondo episodio della serie e frase-simbolo dell’intera serie).

E come i protagonisti devono battersi contro chi li vuole morti, contro chi vuole omologarli, vuole distruggere ciò che sono di natura, anche la serie ha dovuto battersi per sopravvivere. Sì, perché non ha ancora il suo lieto fine. Volevano sottrarglielo. Dopo due stagioni, infatti, la serie è stata inspiegabilmente cancellata. Lasciando la storia appesa ad un cliffhanger troppo grosso per essere accettato. Probabilmente il motivo è finanziario. Una serie del genere costa tantissimo, sia per le location che per i viaggi che per lo stipendio delle creatrici. Ma i fan si sono ribellati. Si sono uniti e hanno firmato una petizione per riportarla in vita. E’ una favola molto romantica, in un certo senso: tutti gli spettatori che si sono sentiti parte del cluster si sono uniti per aiutare la serie a superare l’ostacolo. E in un certo senso ci sono riusciti.

Infatti, dopo tanta fatica, Netflix ha deciso di sviluppare uno speciale di due ore per dare un finale a Sense8. In calce potrete vedere un’immagine postata dall’attore Miguel Angel Silvestre sul suo account Instagram con il cast della serie.

Non si sa se queste ore basteranno a risolvere una realtà così complessa e aperta come quella della serie, ma Lana ci sta provando e questa è di sicuro una garanzia.

🎬 #sense8 family! #finale

Un post condiviso da Miguel Angel Silvestre (@miguelangelsilvestre) in data:

Photo Credits: Netflix – Instagram