La Pazza Gioia è tornata sotto i riflettori dopo essersi aggiudicata, ieri l’altro, il David di Donatello quale miglior film italiano dell’anno. Nello stesso contesto, peraltro, il regista Paolo Virzì ha conquistato il premio quale miglior regista e Valeria Bruni Tedeschi quello di miglior attrice. Le protagoniste femminili della pellicola del regista toscano sono la proletaria Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti) e l’aristocratica Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi appunto).

 

Paolo Virzì, Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi sul palco dei David Di Donatello. Photo Credits: La Repubblica

 

Le donne provano a fuggire alla ricerca della pazza gioia andando, invece, incontro a due giorni infernali prigioniere di un passato che riappare, di parenti pessimi, di uomini terribili. Sballottate in un mondo esterno che preferisce voltarsi da un’altra parte, infastidito, imbarazzato, spesso meschino e crudele. C’è un momento in cui le due donne, in abiti vintage su di una cabriolet rossa, i foulard svolazzanti e gli occhiali da sole tentano l’ennesima fuga, in stile Thelma&Louise, vien da pensare istintivamente. Certo il contesto è completamente differente. La Ramazzotti e la Bruni Tedeschi insieme sono eccezionali ognuna nel proprio ruolo, capaci di rendere i loro personaggi credibili, folli, disperati, indifendibili ma impossibili da non amare nelle loro rispettive fragilità. Ed in ciò Susan Sarandon, Geena Davis, le attrici cui Ridley Scott affidò la fortunata pellicola del ’91, a ben vedere, effettivamente, qualcosa in comune con le nostrane lo possiedono. All’Arkansas, all’Oklaoma ed al Colorado che fanno da cornice a Thelma & Louise, Virzì contrappone la “sua” Toscana, per cui qui la vicenda è ambientata tra Viareggio, Montecatini e Pistoia. Alla base di entrambe le pellicole vi è una fragilità profonda, disperata, a cui le donne cercano di rispondere con l’emancipazione, andando alla ricerca di dignità e, soprattutto, di libertà. In questo il parallelismo ci può stare, così come in una amicizia che diventa un legame profondissimo tra le rispettive protagoniste.

Ovviamente le vicende alla base delle due storie sono completamente differenti e, tuttavia, il messaggio che pare arrivare è quello che la fuga verso la libertà sia probabilmente solo una ulteriore complicazione della realtà. Si rischia di cercare una scappatoia alla quotidianità (sia questa il semplice grigiore oppure la vita all’interno di una clinica psichiatrica) per poi ritrovarsi in un tunnel la cui via di uscita diventa sostanzialmente irraggiungibile. Di fronte a questi amletici dubbi, però, una certezza pare esserci. Qualsiasi sia la strada che si decide di percorrere l’amicizia e l’affetto verso altri ci aiutano ad affrontarla meglio.

 

A cura di Simone Lorenzati
Photo Credits: La Repubblica – 01 Distribution – Pinterest