Dopo aver fatto qualche giro per l’Europa e reduce dall’atmosfera pimpante e agrodolce di Café Society, in una Los Angeles illuminata dalla fotografia di Vittorio Storaro, Woody Allen torna nella sua amata New York per raccontare le fragili speranze di quattro personaggi, le cui vite frenetiche e problematiche si intrecciano tra loro davanti a La Ruota delle Meraviglie.

Siamo a Coney Island, suggestiva location a sud di New York, iconico luogo fatto di spiagge, boulevard e montagne russe. Ginny (Kate Winslet) è un’ex attrice malinconica ed emotivamente instabile – che lavora come cameriera – mentre Humpty (Jim Belushi), suo marito, si occupa delle giostre dei Luna Park. Mickey (Justin Timberlake) è un bagnino di bell’aspetto che sogna di diventare scrittore e, in ultimo, Carolina (Juno Temple) è la figlia che Humpty non vede da molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell’appartamento del padre per sfuggire ad alcuni gangster.

Diretto dal grande Woody Allen e impreziosito (nuovamente) dalla fotografia del Premio Oscar® Vittorio Storaro, La Ruota delle Meraviglie è un racconto fatto di amore, passioni e tradimenti.

la ruota delle meraviglie

Allen questa volta sceglie Kate Winslet, di una bellezza autentica e disarmante, come interprete principale di questa nuova storia. Drammatica, ma sapientemente accostata ai colori sgargianti di una Coney Island folcroristica. Perchè Ginny è insoddisfatta della sua vita e, colpa di un destino non troppo felice, rimpiange il suo passato e odia la sua vita fatta di fatica e fragilità.

L’impressione che si ha, fin da subito, è che La Ruota delle Meraviglie si trasformi da film a pièce teatrale: il regista si ritaglia sequenze citazioniste nelle quali vuole chiaramente rendere omaggio a Tennesse Williams, drammaturgo statunitense autore di grandi capolavori come Un tram che si chiama Desiderio. Tutto ci parla di palcoscenico: la scenografia, i dialoghi, i personaggi e i costumi.

Conosciamo fino al midollo la grande capacità di Woody Allen di lavorare con tratti distintivi il melodramma, senza però cadere nel sentimentalismo, anzi, stemperando il romanticismo come solo lui sa fare, in maniera dissacrante. Complice uno script lineare, anche La Ruota delle Meraviglie, in fondo, si colloca in quella cerchia di vicende che da anni Allen ci racconta: un film che contiene all’interno tutte le altre storie, e che di tutte le altre storie ci parla.

La Ruota delle Meraviglie, non a caso, è la ruota della vita, un percorso malinconico che i protagonisti sono costretti a vivere: dal destino avverso, al senso di colpa, ad una redenzione sempre più lontana fino al peso di scelte sbagliate.

È il declino di esistenze che si incontrano e che si alternano a colori e musica anni ’50, illuminati a tratti da una luce sgargiante, a tratti da colori cupi e spenti, nell’eterna lotta tra sogno e realtà.

Se di amore si parla, lo si fa con quel solito velo malinconico, perché :”Quando si tratta di amore finiamo per essere i nostri peggiori nemici“.

E con sapore più amaro che dolce, La Ruota delle Meraviglie ci presenta il suo conto, in un Luna Park fatto di montagne russe come la vita: a volte si sale, a volte si scende, tra una sconfitta, una tragedia e un naufragio con cui (inesorabilmente) siamo costretti a convivere. Sarà forse questa, a modo suo, una meraviglia?

La Ruota delle Meraviglie (Wonder Wheel) vi aspetta al cinema dal 14 dicembre, distribuito da Lucky Red.

 

Photo Credits: Lucky Red