A quasi dieci anni di distanza dall’idea di una probabile trasposizione cinematografica della saga de La Torre Nera, in cui si sono susseguiti diversi annunci e innumerevoli voci di budget sempre troppo esigui vista la complessità e la grandezza del progetto, il coraggioso Nikolaj Arcel si prende la briga di dirigere il film, da ieri, 10 agosto, nelle nostre sale.

Il regista è spalleggiato dalla produzione di Goldsman e Howard, inseriti nel ruolo da quando nacque il progetto del film, e per la sceneggiatura si affida a Anders Thomas Jensen e Akiva Goldsman, senza dimenticare l’autore dell’opera Stephen King nella veste di produttore e supervisore.

In questa rivisitazione cinematografica troviamo Roland Deschain di Gilead nel ruolo dell’ultimo pistolero, una sorta di cavaliere dotato di armi dai proiettili micidiali, incaricato della difesa della Torre Nera, un edificio mistico e mitico che fa da fulcro a tutti i mondi esistenti nell’Universo, tenendo lontano le tenebre sempre in agguato. Al suo fianco c’è Jake, un ragazzino di New York, città inserita nel cosiddetto Mondo Cardine. Jake è ossessionato da incubi terribili e realistici che lo rendono agli occhi di tutti un ragazzo con disturbi mentali dovuti al trauma della morte violenta del padre, ma che invece si riveleranno essere premonizioni, legate al suo particolare potere di connessione psichica, il “tocco”.

Il terzo protagonista, nonché antagonista, è l’Uomo in Nero, il terribile stregone Walter, che ha come unico scopo la distruzione della Dark Tower per poter regnare in un mondo di tenebre abitato da temibili demoni. Walter è’ l’incarnazione del male ed è interpretato da un eccellente Matthew McConaughey, abilissimo nel restituire la malvagità del personaggio: spietato e cinico quanto basta, con la sua performance ruba la scena all’eroe, il pistolero. Peccato manchino le situazioni per esprimere i caratteri, vista la velocità di narrazione. In effetti la storia, condensata in 90 minuti, può essere così riassunta: L’uomo in nero vuole distruggere la torre, il pistolero Roland vuole ucciderlo e vendicarsi dello stregone che ha ucciso suo padre, all’ultimo l’eroe ricorda la sua missione, ovvero che la Torre è più importante di tutto il resto e la salva grazie all’aiuto di Jake Chambers, il ragazzino terrestre col potere del “tocco”.

Durante la fase di casting, la scelta del pistolero è passata attraverso la valutazione di nomi di un certo calibro: Javier Bardem, il più gettonato Viggo Mortensen e Russell Crowe; si è deciso alla fine per Idris Elba, attore versatile che ben si presta a ruoli dalle caratteristiche fantascientifiche. È comprensibile che il pistolero sia frenato nei dialoghi: il suo personaggio, poco tridimensionale, non riesce fino in fondo a trasmettere l’aura misteriosa regalatagli da Stephen King nei libri e di certo qualche battuta in più avrebbe dato più carisma al protagonista.

Jake è interpretato da Tom Taylor, decisamente bravo a rendere il coraggio emergente nel suo personaggio. Degna di nota – anche se fugace – l’interpretazione della mamma di Jake, Katheryn Winnick.

Decisamente sottotono la sceneggiatura: uno script che risulta altalenante,  una narrazione frammentata, una trama con tagli netti rispetto alla storia originale, troppe interruzioni che lasciano probabilmente gli spettatori confusi.

Considerando la lunga attesa e le aspettative nei confronti de La Torre Nera, di certo i lettori fedeli alla saga rimarranno in parte delusi a causa della brevità del pellicola e dell’assenza di personaggi fondamentali per la storia nella sua autentica versione letteraria.

È apprezzabile, d’altro canto, la riproduzione di alcune citazioni presenti nel film, ma ciò non basta a renderlo un film degno del suo nome.

La Torre Nera rimane solo un assaggio di quel che sarebbe potuto essere. Forse anche vista la presenza dello scrittore in tutte le fasi della lavorazione del film, ci si aspettava decisamente qualcosa di più.

La speranza è che questo frettoloso esperimento sia un primo passo su cui lavorare per creare un sequel o una serie degna del racconto a cui si ispira, e in effetti alcune voci sembrerebbero confermare questa nostra speranza.

Nel frattempo ci sorge spontanea una domanda: che i produttori, gli sceneggiatori, gli attori e lo stesso Stephen King abbiano dimenticato il volto dei loro padri? 😉