“Ognuno vuole amici potenti. Ma loro ne vogliono di più potenti.”
(Elías Canetti)

Nelle nostre sale dal 28 settembre il nuovo film di Joseph Cedar  L’incredibile vita di Norman” con protagonista Richard Gere nei panni di Norman Oppenheimer.

Norman è un ebreo, ha un volto sofferto, le orecchie a sventola e indossa sempre un cappotto color cammello. Norman non ha niente a che vedere con il Danny Rose di Woody Allen, un personaggio tipico della tradizione ebraica, in continua ricerca di una pace interiore. Norman trascorre le sue giornate a parlare al telefono (rigorosamente con l’auricolare), cerca contatti e organizza appuntamenti con persone che non conosce nemmeno lui, con lo scopo di raggiungere il potere. Un giorno incontra un politico israeliano e gli regala un paio di scarpe che costano più di 1100 dollari e poco tempo dopo, quell’uomo, diventerà il Primo Ministro dello Stato di Israele. A quel punto la sua vita cambia. In positivo?

Norman è un personaggio odioso, avido, un faccendiere che, però, non è cattivo. Nessuno lo conosce veramente ma una cosa è certa: il suo atteggiamento è dettato dalla sua profonda solitudine. Norman sente la necessità di dover sempre dare agli altri un motivo per continuare a frequentarlo, cerca così di raggiungere il potere e di favorire chiunque: lo fa con una pazienza e una perseveranza quasi commovente. Il personaggio interpretato da Richard Gere è un uomo che sa farsi apprezzare dal pubblico, forse perché (in fondo) siamo tutti un po’ un “Norman”.

L’incredibile vita di Norman ci parla di opportunismo e chi, almeno una volta nella vita, non ha bramato il sapore del successo e del potere? L’opportunismo sta diventando, purtroppo, uno dei principali vizi del nostro tempo. Le persone si conoscono per interesse e poi si cancellano con la velocità di un click. Come se fossero delle cose e non delle persone. Un atteggiamento figlio di una società povera di contenuti.

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Richard Gere eccelle in un ruolo molto distante dalle sue performance nei panni del solito gentleman romantico o sex symbol; a detta dell’attore, Norman è stato “il suo ruolo più intimo”. Ambizioni da Oscar, diciamo noi, forse sì, dice lo schermo. Ottima interpretazione anche quella dell’israeliano Lior Ashkenazi, reduce dal Leone d’argento alla 74esima Mostra di Venezia, che è riuscito a umanizzare un uomo potente, rendendolo insicuro e fragile, una persona comune.

L’incredibile vita di Norman è un film sincero, amaro e ironico al tempo stesso. Tocca temi attuali come la politica e la continua lotta per entrare nel mondo dei potenti ma parla anche di altruismo e di sacrificio. Infine, il regista con questo lavoro pone una domanda che quasi ci imbarazza ma che spesso ci tormenta: “Si può fare del bene facendo i nostri interessi?” Ai posteri l’ardua sentenza.  

Photo Credits: Lucky Red