Grazie a I Wonder Pictures nascono le meravigliose I Wonder Stories, un appuntamento mensile per poter vedere sul grande schermo i documentari più straordinari e le storie più rivelatrici, una serie di uscite a evento di due o tre giorni (lunedì, martedì e mercoledì) costruite su misura con un approccio totalmente innovativo, in cui il film del mese è impreziosito e accompagnato da contenuti speciali che la arricchiscono. Oggi vi parliamo della prima uscita in sala: Manifesto con Cate Blachett. Il film uscirà in sala il 23, 24 e 25 ottobre.

Cosa aspettarsi?
13 personaggi diversi: ogni personaggio uno scenario, ogni scenario un movimento artistico celebrato attraverso intensi monologhi. È la sfida a cui si sottopone il premio Oscar Cate Blanchett in questo spettacolare omaggio alla tradizione dei manifesti letterari che ha conquistato il Sundance. L’artista e regista Julian Rosefeldt riprende e ricontestualizza le parole immortali di artisti e pensatori e attraverso quelle parole rilegge il mondo contemporaneo. Raccontandoci così ciò che è cambiato e ciò che non cambierà mai.

Per pubblicare un manifesto devi volere che A, B, e C si scagli contro 1, 2 e 3; devi infuriarti di colpo e affilare le tue ali per conquistare e disseminare piccoli abc e grandi ABC; firmare, urlare, imprecare, provare il tuo non plus ultra, organizzare la prosa in una forma di assoluta e inconfutabile evidenza…. Io sono contro l’azione, io sono la continua contraddizione, e anche per l’affermazione. Non sono però né pro e né contro e non spiego perché odio il buon senso. STO SCRIVENDO UN MANIFESTO PERCHE’ NON HO NULLA DA DIRE. 

Con le parole dello scrittore Philippe Soupault, il regista tedesco Julian Rosefeldt introduce il suo Manifesto del Partito Comunista, un incontro tra le sette arti racchiuse in una sbalorditiva installazione video. Manifesto è un homeless, una serie di motti artistici provenienti da correnti artistiche storiche più all’avanguardia come il Dada, Fluxus, Surrealismo o Futurismo, non tralasciando quelle cinematografiche, come ad esempio il Dogma 95, illustrato in modo semplice e utopistico.

Il filone narrativo di questo interessante prodotto filmico è condotto da una sublime Cate Blanchett, una perfetta trasformista in grado di portare sul grande schermo tredici personaggi, tutti differenti ma con l’unico scopo di riportare in vita i testi dei più grandi manifesti storici.

La Blanchett si afferma come Manifesto. Lei è i manifesti. Il suo incredibile talento attoriale, affiancato da un montaggio metonimico, proietta lo spettatore all’interno di un gioco di suoni psichedelici, colori e forme geometriche.

Il sottile rapporto tra arte e artista viene rappresentato attraverso l’uso delle parole e i continui rimandi cinematografici alla Nouvelle Vague, Fellini o in maniera piuttosto chiara a 2000: Odissea nello spazio di Kubrick. Rosefeldt si appropria del potente utilizzo delle parole affiancandole alle immagini per rivelare la componente performativa e l’importanza politica di forti dichiarazioni. Spesso scritte in eccessi di rabbia giovanile, esprimono non solo il desiderio di cambiare il mondo attraverso l’arte ma anche di riflettere la voce di una generazione intera. L’autore e il regista Rosefeldt ricontestualizzano dunque le parole dei grandi intellettuali per rileggere il mondo contemporaneo. Raccontandoci ciò che è cambiato e ciò che non cambierà mai, in modo del tutto originale affrontandolo talvolta con tratti comici.

Manifesto è, senza alcun dubbio, un’ opera complessa appetibile per un pubblico maturo ma difficilmente digeribile da uno spettatore medio ma, nonostante questo, resta una vera e propria esperienza visiva la cui forza va ricercata in un’ inedita Cate Blanchett e una regia provocatoria a tratti anticonformista. 

 

Photo Credits: I Wonder Pictures