Mary Shelley vede protagonista Elle Fanning nella parte della scrittrice famosa per essere la madre di Frankenstein O Il Moderno Prometeo, alla regia troviamo Haifaa Al-Mansour, prima regista dell’Arabia Saudita, che ha contribuito alla scrittura del film insieme ad Emma Jensen.

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, Mary Shelley approda in Italia grazie al Torino Film Festival. 

Mary Wollstonecraft Godwin è figlia di una delle prime teoriche femministe, Mary Wollstonecraft, morta 10 giorni dopo aver dato alla luce la figlia, e dello scrittore di successo William Godwin. Mary ha 16 anni e passa le giornate nella libreria di suo padre, in compagnia della sorellastra Claire. Ha la passione per i racconti di fantasmi e dal gusto gotico, ma deve nascondere questo suo interesse per via della contrarietà del padre. In seguito ad un soggiorno in Scozia, si innamora dell’anticonformista Percy Shelley (Douglas Booth) , con cui scappa insieme alla sorellastra Claire (Bel Powley). L’amore tormentato per l’errabondo Percy e l’ossessione per l’idea dell’abbandono, faranno riflettere Mary, portandola alla scrittura del suo primo romanzo, Frankenstein.

Mary Shelley dimostra una confusione di intenti già dal titolo: Shelley non è il cognome della scrittrice nota per Frankenstein, ma quello del suo futuro marito, Percy Shelley. Ma del matrimonio tra i due coniugi non vi è traccia all’interno del film. Se lo scopo della pellicola era di rendere giustizia alla figura emancipatoria di Mary Wollstonecraft Godwin, il film fallisce miseramente.

Il rapporto tra Mary e Percy, noto per essere controverso e struggente, ci viene mostrano con modalità che ricordano un mix di romanticismo alla Twilight e un qualsiasi teen drama. Il film si sofferma particolarmente sulla loro relazione amorosa, mettendo in ombra la tematica della scrittura come forma di liberazione per la tormentata Mary, che per buona parte del film scribacchia semplicemente i suoi pensieri di natura gotica senza dimostrare una grande passione per essi.

Il culmine arriva con il celebre soggiorno a Villa Diodati insieme allo sprezzante poeta Lord Byron (Tom Sturridge). Nella villa dove si ingaggia la sfida “al racconto dell’orrore più bello”, Mary è ormai consapevole del carattere ignobile e infedele di Percy, cosa che l’aiuta nella composizione del suo romanzo di debutto. L’anima tormentata e insoddisfatta di Mary emerge a tutti gli effetti tramite la scrittura del romanzo. Ma anche qui Mary Shelley fallisce: l’ingiustizia della pubblicazione sotto l’anonimato del romanzo, a causa dei pregiudizi dell’epoca sulla donna e delle oscure tematiche dell’opera, allontanano (finalmente) Mary dall’amato Percy (caratterizzato da Douglas Bopth come un insensibile fallito). Ma le tendenze da teen drama ritornano: ecco che Mary Shelley giunge al termine come una qualsiasi storia d’amore romantico, cancellando tutti i buoni passi fatti in direzione di un vero risvolto d’emancipazione.

La performance di Elle Fanning è eccellente ed il personaggio della scrittrice gotica le si addice alla perfezione, ma è la trasposizione sullo schermo ad essere ingiusta e povera. La ricostruzione dei fatti storici è abbozzata, tale da far venire il dubbio che le fonti provengano dalla pagina Wikipedia dell’autrice. Un vero peccato.

Photo credits: The Film Stage, IMDb