MARCO PONTI E MATILDA DE ANGELIS: “CERCATE RISONANZA NELLE COSE CHE AMATE, ANCHE SE GLI ALTRI PENSANO SI TRATTI DI ROBA DA SFIGATI”

 

Allegri, divertiti e coinvolgenti: Marco Ponti e Matilda De Angelis, rispettivamente regista e protagonista femminile di Una Vita Spericolata, hanno tenuto banco per oltre un’ora alle domande dei tantissimi ragazzi della Masterclass Classic pomeridiana. 

L’ultima fatica di Marco Ponti prodotta da Fulvio e Federica Lucisano racconta la seguente storia: Rossi (Lorenzo Richelmy) ha meno di trent’anni e un’officina che va a rotoli. Non ha fidanzate, ma ha un migliore amico, BB (Eugenio Franceschini), ex campione di rally. Sommerso dai debiti, Rossi va in banca per implorare un prestito, ma lì succede di tutto. Irritato dalle urla di una ragazza (Matilda De Angelis) Rossi perde la testa e in un attimo la sua richiesta si trasforma in una rapina del tutto casuale, con tanto di ostaggio e borsone pieno di soldi. Peccato che i soldi non siano della banca, ma di un gruppo di brutti ceffi…

Guardando il nuovo film di Marco Ponti non si può non ricordare il suo esordio avvenuto con una pellicola emblematica, ritrattista e ormai storica come Santa Maradona. Guardando Una Vita Spericolata, poi, non è possibile non pensare a quei film tipicamente americani, i “road movie” o i “gangster movie”, o tipicamente italiani (che hanno fatto impazzire il cinema contemporaneo) come la saga di Smetto Quando Voglio.

C’è la voglia di evadere, di andare via per quanto non si sa né come né dove, c’è la voglia di ricominciare da zero, di avere una seconda possibilità perché la prima è stata distrutta, perché si ha fallito. E, forse, da parte del regista, c’è la voglia di tornare a rappresentare diciasettenne anni dopo il suo primo film una nuova generazione impossibilitata a emergere o a sbagliare non per proprio volere ma per il panorama politico, economico e sociale che li circonda che non è di certo stato creato da loro.

Loro ne subiscono solo le conseguenze.

I presupposti sono nobili, così come gli animi dei protagonisti, se non fosse che la resa finale del film non è quella percepita uscendo di sala nel 2001.

Quella scritta è una storia che ci mostra tre ragazzi che per differenti motivi non hanno potuto seguire la loro strada, che faticano a trovarne di nuove, e che nel momento in cui cercano un aiuto da chi “gerarchicamente” dovrebbe o potrebbe darglielo (che sia la propria famiglia, che siano le banche) ricevono un sonoro no. Sono ragazzi stanchi che nel momento in cui potrebbero riparare i danni (o i fraintendimenti) che il fato ha posto sul loro cammino non si fidano e decidono di sfruttarti. Non ci credono, impazziscono e per la prima volta di gioia. Le loro sofferenze sono state ripagate. E che c’è di male? In fondo, in fuga attraverso tutta l’Italia, il popolo li vede come eroi aiutandoli e sostenendoli.
Marco Ponti, con questa scelta (e non solo), pone nel film un vero e proprio occhio antropologico sull’Italia e su chi oggi la abita, osservando e mostrando che questi nuovi “Robin Hood” non sono i veri cattivi dei nostri giorni. Solo le banche, la politica, la polizia e i veri malviventi, quelli che usano la violenza, lo sono.

Una Vita Spericolata è dunque uno sguardo su una situazione grottesca, come quella che vediamo a inizio film, che cerca di analizzare società e problemi… purtroppo, però, con eccessivi momenti di pausa, tra quelli di riflessione con al centro i tre protagonisti (che recitano in maniera ineccepibile, con fascino e bellezza) e quelli ironici quasi totalmente dati ai personaggi secondari (molto scolastici e caricaturali), impedendo una narrazione scorrevole.

Crisi, corruzione, amore, modernità e tradizione sono i temi attraverso i quali Rossi, BB e Soledad dovranno dialogare con lo spettatore e gli altri, divertenti, membri del cast.

Questo non vuole screditare il film quanto analizzare la distinzione, forse casuale, forse voluta, che il regista ha portato sul grande schermo attraverso inseguimenti (poco convincenti per la velocità dei veicoli, impossibile da aumentare o salvare in post-produzione), colori, luci, musica ed elementi visivi in digitale che pian piano (finalmente!) il cinema italiano sta introducendo nelle proprie produzioni: oggi non serve esser talentuosi, bisognava solo nascere in un altro momento.

Quello che si può fare è solo ridere e buttarsi in quella che ormai non può che prospettarsi come una vita spericolata.