Paolo Villaggio si è spento questa mattina alla clinica privata Paideia di Roma.
L’attore genovese aveva 84 anni e una vita di successi alle spalle.

Se n’ è andato oggi il grande Paolo Villaggio e, dopo aver cercato sulle pagine del web la consueta ed ennesima smentita della sua morte, assorbiamo con tristezza la notizia che l’attore ci ha lasciati, portando con sè il suo corredo di stramberie, il suo cinismo e la spiazzante sincerità.

A dare la notizia della dipartita è la figlia Elisabetta su Facebook dove, su una foto del padre giovanissimo, scrive: “Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare”.

GLI ESORDI

Inutile negarlo. Paolo Villaggio è e sarà sempre identificato con il suo alter-ego, il ragionier Ugo Fantozzi. Ma chi lo conosce solo per quello farebbe un grave torto all’attore che negli anni è stato un artista completo: libri, cabaret, teatro, cinema, radio e tv; e alla fine stanchezza e delusione.

Nato sul finire del 1932 a Genova, aveva un fratello gemello di nome Piero Villaggio. Trascorre la sua gioventù nel capoluogo ligure dove iniziò la sua carriera di intrattenitore accanto all’amico di una vità Fabrizio De Andrè, con cui fece l’entertainer nelle navi da crociera Costa.

Si unisce successivamente alla compagnia goliardica Mario Baistrocchi ed inizia il cabaret al “Sette per otto” di Roma e al Derby Club di Milano. Ma è con la tv “Quelli della domenica”, in cui è affiancato da nuovi talenti del calibro di Cochi, Renato, Boldi e Iannacci che Villaggio spopola: si sdoppia in Franz, mago tedesco sadico e Giandomenico Fracchia, vigliacco ed inetto impiegato che getta le basi per il ben più famoso Ragioniere.

Arriva il cinema e Villaggio vi approda in grande stile. Nel 1970 lavora con Mario Monicelli in Brancaleone alle Crociate e poi accanto a Vittorio Gassman in diversi film (Senza famiglia, Nullatenenti cercano affetto e Che c’entriamo noi con la rivoluzione?).
Ma è con il primo Fantozzi, diretto da Luciano Salce, che arriva il successo nazionale.

IL RAGIONIER UGO FANTOZZI

Impossibile pensare a Fantozzi senza citare la famosissima frase: “La corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca”. Quello che non tutti sanno è che il personaggio nasce dalle pagine di un libro, scritto dallo stesso Villaggio nel 1971, che presenta al pubblico il buffo e disgraziato personaggio di Ugo Fantozzi, modesto ragioniere di una grande Megaditta gestita da potenti Duca-Conti e Mega-Direttori Galattici. Tra umiliazioni lavorative e gite disastrose, Fantozzi diventa un successo  editoriale tanto che nel 1975 la maschera di Fantozzi approda sul grande schermo per la regia di Luciano Salce e regalando a Paolo Villaggio, che ne interpreta il protagonista, il successo e la fama nazionale ed eterna.

Fantozzi è un successo clamoroso: la commedia dell’arte impiegatizia con effetti comici esplosivi. Impossibile non ricordare i patetici cenoni dell’ultimo dell’anno e le gite fuori porta costellate di improbabili incidenti, le fughe clamorose alla timbratrice d’uscita e l’inchino al boss Agus sul divano di pelle umana. Formidabili i complici seriali che lo accompagnano pellicola dopo pellicola. La paziente moglie Pina (Milena Vukotic), la scimmiesca figlia Mariangela (Plinio Fernando), il miope Ragionier Filini (Gigi Reder), collega d’ufficio, e l’indimenticabile signorina Silvani (Anna Mazzamauro), amore inarrivabile del povero ragioniere.

Di fronte alla perdita di questa icona della comicità italiana e alla perdita di un grande uomo, le cui parole non erano mai banali, restiamo interdetti e molto tristi. Vogliamo ricordare Paolo Villaggio con il suo finto cinismo e con le sue critiche puntuali nei confronti dell società del nostro tempo, ma soprattutto, per noi che amiamo e viviamo di cinema, vogliamo ricordarlo per tutte le emozioni e le genuine risate che ha saputo regalarci e che siamo sicuri ci strapperà ancora ogni volta che rivedremo il nostro tragico ragionier Ugo Fantozzi, sperando che almeno questa volta il nome in lista sia scritto correttamente.

In fondo, almeno una volta, siamo stati tutti un po’ Fantozzi!

 


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