Noi, il nuovo lavoro di Jordan Peele, affronta tematiche sociali importanti in una pellicola a metà tra l’horror e la commedia

Dopo la visione di Noi, appare chiara una cosa: il cinema di Jordan Peele vuole dare fastidio.
Si era già intuito con Scappa – Get Out (suo esordio dietro alla macchina da presa), un horror satirico che attraverso una trama intrisa di simbolismi vuole denunciare la condizione dei neri negli Stati Uniti. Diventa ancora più palese con Noi, pellicola scritta, diretta e prodotta dal regista newyorkese, che porta sul grande schermo una folle metafora rivelatrice degli orrori perpetrati per secoli dagli uomini nei confronti di altri uomini.

Jordan Peele crea, così, un nuovo genere: racconta storie inquietanti caratterizzate dalle classiche dinamiche degli horror, condite con un’abbondante dose di comicità, accompagnate da simbolismi e metafore e servite con un pizzico di critica al sistema sociale americano. Questa nuova ricetta piace molto, tanto che Noi ha incassano la bellezza di 70 milioni di dollari nel suo primo weekend di presenza in sala.

LA TRAMA

Noi è ambientato ai giorni nostri, sulla costa Nord della California, durante le vacanze estive della famiglia Wilson. Il Premio Oscar® Lupita Nyong’o interpreta la madre Adelaide, una donna che torna nei luoghi di mare dell’infanzia con il marito Gabe (Winston Duke) e i figli, Zora e Jason. Dopo aver trascorso una non piacevole giornata sulla spiaggia, la famiglia rientra in casa e scopre nel vialetto d’ingresso quattro figure inquietanti che in un batter d’occhio si introducono nell’abitazione. La rivelazione è sconcertante: i quattro estranei non sono altro che i doppi di ciascun membro della famiglia, dei gemelli oscuri e completamente pazzi che sembrano avere il solo scopo di ucciderli.

HORROR – COMEDY

Dopo questa premessa, chi tra voi prova avversione per il genere horror starà già scappando a gambe levate dalla lettura di questo articolo. Vi invitiamo a soffermarvi un minuto in più perché la particolarità di Noi sta proprio nella fusione tra horror e commedia. La quota comedy viene impersonata dal padre della famiglia, che con le sue battute esilaranti e i buffi combattimenti provoca risate in più di un’occasione. Immaginate Ben Stiller in un film di Dario Argento: un accostamento che fa sorridere, ma che funziona alla grande. La propensione di Peel a introdurre la commedia nell’horror appare più chiara quando si scoprono le sue origini: ha iniziato la sua carriera come attore comico lavorando per diversi gruppi teatrali che si esibivano su temi socio-politici.

LE DENUNCE SOCIALI

Torniamo per un attimo alla trama: si scopre che i gemelli cattivi che si presentano nel vialetto di casa Wilson sono frutto di un’esperimento governativo top secret. Il tentativo era quello di creare dei cloni di ogni essere vivente che fossero in grado di influenzarne le scelte, con lo scopo di poter avere più controllo sulle masse. L’esperimento, però, fallisce e il governo decide di lasciare questi cloni a loro stessi, facendoli vivere la stessa identica vita dei loro gemelli sulla Terra, ma in un contesto di assoluto degrado, un modo nel sottosuolo in cui non ci sono privilegi, bellezza o felicità.

La rivolta dei doppi consiste proprio nell’uscire dalla caverna oscura in cui erano reclusi per vendicarsi, uccidendo chi aveva la fortuna di vivere sotto la luce del sole. Il tema della differenza tra classi sociali è predominante. Il popolo dei gemelli cattivi non è altro che la quantità infinita di persone che nel mondo vivono nel disagio, imitando chi ha più privilegi di loro e venendo sistematicamente ignorati.

Jordan Peele descrive queste persone come violente, incapaci di parlare la stessa lingua di chi vive nella ricchezza, ma aggiunge un particolare interessante: hanno queste caratteristiche solo perché sono cresciute nel degrado. Se avessero avuto la possibilità di vivere sulla Terra, sarebbero esattamente come i loro gemelli buoni (e viceversa). Nel caso dei cloni sono mancate le condizioni minime di civiltà, che li hanno portati ad assumente comportamenti – per l’appunto – incivili. Quindi di chi è la colpa quando uno di loro uccide un altro essere umano più fortunato?

Non so voi, ma io ci vedo molta attualità…