My Red Carpet ha avuto il privilegio di assistere alla proiezione stampa
del film diretto da Ron Clements e John Musker lo scorso 24 novembre, a Milano.
In attesa di rivederlo nelle sale dal 22 dicembre, ecco la nostra recensione di Oceania.
Eguagliare la grandezza delle produzioni cinematografiche del colosso Disney è praticamente impossibile soprattutto se, in un solo anno, sono stati realizzati i 4 incassi più redditizi, che si parli di animazione Disney-Pixar o che si parli di supereroi Disney-Marvel.
Siamo partiti con Zootropolis, ci siamo tuffati nelle avventure di Alla Ricerca di Dory e ritorniamo ora nella freschezza di un nuovo capolavoro, tra le acque limpide di Oceania.
Oceania (il titolo originale è Moana, qui cambiato per ovvi motivi legati alla nostra storia cinematografica) è ispirato alla tradizione e ai popoli delle isole del Pacifico ed ha come protagonista l’ennesima, apprezzabile eroina disneyana, Vaiana.
Vaiana è il nome che la Walt Disney Pictures Italia ha deciso di dare all’eroina nella nostra versione ma, molto più significativo e descrittivo è il nome originale: Moana, in lingua maori, significa proprio Oceano.
Fin dalle prime sequenze del film notiamo come, già da bambina, la protagonista sogni di poter affrontare il mare e le sue meraviglie, desiderio che porterà con sé durante le fasi della sua crescita fino all’adolescenza, guidata da una coraggiosa nonna saggia che ricorda per complicità ed entusiasmo la Nonna Salice di Pocahontas.
Vaiana dovrà contrastare un padre protettivo, molto timoroso dell’Oceano a causa di spiacevoli eventi passati. Incoraggiata dalla nonna, la ragazza partità all’avventura per salvare il suo popolo e la sua terra, minacciati entrambi da un male che divora tutto ciò che trova: un’oscurità che si insidia tra mare e terra.
Ad accompagnare Vaiana nel suo viaggio pieno di pericoli naturali ed animali, ci sarà un semidio esiliato, un co-protagonista pariteticamente importante che rappresenta la parte comica della pellicola: spavaldo e poco modesto ma dal grande cuore tenero, stiamo parlando di Maui, doppiato nella versione originale da “The Rock” Dwayne Johnson, che lo ricorda per forza e grandiosità.

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Vaiana e la sua nonna. Photo Credits: Disney.

 

Come ogni classico Disney che si rispetti, anche qui c’è una componente magica: in Oceania ad essere fatato è il proprio il mare, che incanta lo spettatore grazie alla sua resa ipnotica ed abbagliante. Dotato di magia è anche Maui, il semidio, infatti, può assumere qualsiasi forma animale grazie ad un particolare scettro a forma di amo.
A far da cornice al film una possente colonna sonora firmata da Lin-Manuel Miranda, assieme a Opetaia Foa’i e Mark Mancina. La musica che si insinua nel racconto e lo amplifica accompagnando i due naviganti nel periglioso mare. Sono sette le canzoni originali: percussioni, composizioni orchestrali e canti tradizionali dei popoli delle Isole del Pacifico. Impossibile non soffermarsi sull’adattamento in italiano, che fa perdere punti alla traccia sonora originale, mentre si può definire convincente il lavoro compiuto da Angela Finocchiaro, voce della ‘matta’ Nonna Tala.
VAIANA: UN’EROINA MODERNA CHE GUARDA AL PASSATO
Ribelle e sognatrice come Ariel, selvaggia e amante della sua terra e del suo popolo come Pocahontas, sensibile e saldamente connessa alla sua famiglia come Simba: Vaiana rappresenta i valori disneyani che negli anni abbiamo imparato a conoscere. In Oceania viviamo un passato ampiamente conosciuto e sperimentato, ma che si unisce alla volontà di creare una protagonista forte e nuova, un tocco di femminismo alla Frozen, l’eroina che salva e non necessariamente deve essere salvata.
Oceania non ha una principessa come protagonista, nonostante sia circondata da buffi comprimari animali (un esilarante pollo strabico all’apparenza stolto, ma utile quando meno te lo aspetti, e un dolce maialino). Ma c’è di più: per la prima volta l’unico amore narrato in una storia Disney non è quello tra principessa e principe e tra uomo e donna. Vaiana ama, incondizionamente e senza riserva alcuna, la sua terra, le sue origini, il suo popolo, la natura e il suo oceano.
Il cuore di Vaiana in Oceania non batte per nessun principe azzurro, confermando la tendenza e il percorso da tempo intrapreso dalla casa Disney. 
OCEANIA E GLI EFFETTI SPECIALI
“È una storia ambientata moltissimi anni fa, ma con un tocco contemporaneo. La nostra speranza come filmmakers era quella di creare una storia universale che rendesse anche omaggio alle bellissime popolazioni delle isole del Pacifico che ci hanno ispirato in questa avventura.” Queste le parole della produttrice del film, Osnat Shurer. Ma in che modo Disney è riuscita a trasformare questa ispirazione in un film d’animazione?
È stata un’impresa ardua, che ha richiesto quasi cinque anni di lavoro. Sette anni dopo “La principessa e il ranocchio”, ultimo classico disegnato ‘a mano’, la Disney conferma di aver appreso al meglio i segreti della CGI Pixar, sperimentata una decina d’anni fa, puntando così al 3° Oscar consecutivo. A farla da padrone è l’oceano: impetuoso, cristallino, maestoso, tumultuoso, vivido e amico. L’oceano accompagna Vaiana e lo spettatore durante tutta la durata della pellicola.
A rubare l’attenzione, inoltre, sono i capelli di Vaiana. Per la prima volta si bagnano, sono mossi e spettinati, oppure raccolti perchè potrebbero dare fastidio. Sono capelli veri che sembra di poter accarezzare guardando lo schermo.
Oceania ribadisce e conferma la supremazia dell’animazione Disney su scala mondiale e, nonostante utilizzi spesso gli stessi ingredienti (un film che sembra un musical ed è per tutta la famiglia), realizza una ricetta che funziona. Vaiana/Moana illumina la scena con colori sgargianti e ambientazioni da sogno, lo spettatore è coinvolto in un’avventura emozionante e senza troppe sorprese. Si sa, l‘Happy Ending con un pizzico di dramma è da sempre il favorito.
Più di una lacrima scenderà guardando Oceania, che voi siate amanti della natura, dei sentimenti e della famiglia.
Oceania vi aspetta al cinema dal 22 dicembre. #OceaniaIT

Photo Credits: Disney