Opera senza Autore: non distogliete mai lo sguardo. Da Venezia75 al cinema dal 4 ottobre

Presentato in concorso alla 75a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Opera senza Autore un autore ce l’ha, eccome. A dirigere il film è Florian Henckel von Donnersmarck, vincitore del premio Oscar per il Miglior Film Straniero nel 2007 con Le Vite degli Altri.

C’è un tempo della nostra storia con cui continuiamo a fare i conti: il nazismo è stato raccontato da ogni angolatura, ma non è stato sufficiente per espiarne le colpe. Non riuscendo a rinunciare all’idea di un film che parlasse di arte e della storia tedesca, il regista porta sul grande schermo quello che già è stato scelto dalla Germania come suo rappresentante ai premi Oscar 2019 nella categoria Miglior film in lingua straniera.

In Opera senza Autore, Henckel von Donnersmarck racconta una storia ispirata a eventi reali, e più precisamente prende spunto dalla vita e dalle opere del pittore tedesco Gerhard Richter, per lui fonte d’ispirazione continua.

Il protagonista di Werk ohne Autor (questo il suo titolo originale) è un artista la cui vita si interseca inevitabilmente con i tre decenni raccontati nel film: la guerra, la distruzione, la ricostruzione e il dopoguerra, il socialismo e la giovane Repubblica Federale Tedesca. Kurt Barnert, interpretato dall’affascinante e bohémien Tom Schilling – che ricorda il ben più famoso DiCaprio ai tempi di Titanic -, incontra la sua amata Elisabeth (Paula Beer) in un delicato momento della sua esistenza. Dovrà fare i conti con il suocero, il Professor Seeband (Sebastian Koch) che, aspirando a un futuro migliore per la figlia, cercherà in tutti i modi (certi anche indicibili) di porre fine alla relazione tra Kurt ed Elisabeth. In qualche modo, però, le vite di Kurt e del Prof. Seeband erano già connesse da un terribile crimine commesso da quest’ultimo diversi decenni primi, quando era al servizio delle SS presso una clinica psichiatrica. Il suo compito, in qualità di primario di ginecologia, era quello di valutare se la paziente, affetta da un disturbo psichico, era idonea per il concepimento e la riproduzione. E dai qui ogni orrore è storia…

“La vita di Kurt Barnert mostra che noi umani abbiamo una qualità esoterica per trarre qualcosa di buono dalle difficoltà che ci capitano”, queste le parole di Florian Henckel von Donnersmarck, che senza ombra di dubbio tratteggia il personaggio di Schilling con grande delicatezza, traducendo questa sua affermazione in una perfetta evoluzione tridimensionale del protagonista. I traumi che egli vive da bambino (e non solo) sono quelli che ci sono stati già raccontanti in altri film o in altre opere che parlano di nazismo, ma che non ci stancheremo mai di denunciare. Il processo artistico di Kurt Barnet non è mai banalizzato, nemmeno in quella fase scontata caratterizzata dalla “crisi” e dalla mancanza di idee. E se è vero che un trauma può essere trasformato in qualcosa di positivo, è altrettanto vero che un film drammatico non può esistere senza un’importante storia d’amore. Arriva così in scena la bella Elisabeth, interpretata dalla Paula Beer di Frantz, vecchia conoscenza della Mostra del Cinema di Venezia. Si può forse accusare Henckel von Donnersmarck di essere eccessivamente romantico? Forse Opera senza Autore sarebbe stato ugualmente efficace con qualche giro di lenzuola in meno, ma gli ostacoli che Kurt ed Elisabeth dovranno superare giustificano qualsiasi scelta registica, anche la più “diabetica”.

Ritornando a quello che è il fulcro di Opera senza Autore, l’arte diventa una vera a propria persona. Fedeli le ricostruzioni storiche, le riproduzioni artistiche e i riferimenti: dal già citato Richter, a Beuys, Polke, Uecker, Mack e gli altri grandi artisti di Düsseldorf di quel periodo. E poi anche Warhol e Yves Klein e Lucio Fontana. Ma il film non è un documentario, non è nemmeno un biopic, è una storia drammatica che denuncia ancora una volta quella pagina nera dell’umanità e che fa nascere dalla tragedia una scintilla.

Un film lungo (più di tre ore), ma scorrevole e a tratti sorprendente. Opera senza Autore commuove e smuove le coscienze. Ed quasi come essere svegliati bruscamente dal suono di un clacson in mezzo al traffico.