Esce al cinema l’ultima fatica del quasi novantenne Clint Eastwood. Prodotto da Malpaso, la storica casa di produzione del regista, e distribuito un tutto il mondo dalla Warner Bros, il lungometraggio è tratto dall’omonimo romanzo che è uscito il 30 gennaio edito da Rizzoli ed è stato adattato da Dorothy Blyskal. Ore 15:17 – Attacco al treno racconta una vicenda a tutti molto nota che ha colpito il grande autore americano.

Nell’agosto del 2015 tutto il mondo viene a sapere che tre ragazzi americani in vacanza in Europa hanno sventato un attacco terroristico in un treno diretto a Parigi. Ore 15:17 – Attacco al treno ripercorre le vite di questi tre eroi, Anthony Sadler, Alek Skarlatos (membro della Guardia Nazionale dell’Oregon), e Spencer Stone (membro dell’Air Force statunitense), dall’infanzia alle scelte esistenziali più difficili, fino al viaggio che li ha portati su quel treno.

Clint Eastwood torna alla regia per raccontarci una storia vera con un approccio apparentemente rivoluzionario: decide di far recitare proprio i veri protagonisti della vicenda.

Potremmo anche pensare a questo film come un nuovo tassello del suo studio sulla figura dell’eroe che riusciamo a individuare in qualche modo in tutta la sua carriera (gli ultimi due esempi sono Sully e American Sniper). Peccato che queste promettenti premesse non portino in alcun modo a un risultato positivo.

La storia è divisa in tre linee narrative, senza contare la seconda sequenza del film, un’inutile voice- over di Anthony Sadler che non troverà richiami per tutto il resto della proiezione.

La prima parte di Ore 15:17 – Attacco al treno racconta dei tre ragazzi partendo dalla loro infanzia giungendo al periodo antecedente il viaggio europeo che li porterà nel treno. Ambientata principalmente a Sacramento, in California, è raccontata con uno stile registico e narrativo molto classico. Tre bambini comuni diventano amici fin da piccoli e rimangano legati nonostante le vicissitudini della vita li porteranno altrove.

In questa fase del racconto c’è ampia possibilità per il regista e la sceneggiatrice di richiamare in modo alquanto ridicolo l’incredibile gesto che i tre sono destinati a compiere, di esporre luoghi comuni agghiaccianti sulla bellezza della guerra (i legami che si formano in trincea, il cameratismo ecc.), di sottolineare la passione di questi tre bambini – poi diventati ragazzi – per le armi e per le forze armate.

La seconda linea narrativa è quella che vorrebbe raccontare in modo realistico il viaggio dei tre per l’Europa, che non è altro che un susseguirsi interminabile e ridicolo di selfie e immagini da cartolina.

L’ultima parte di Ore 15:17 – Attacco al treno è quella sul vero e proprio attacco al treno, appunto. È l’unica che raggiunge il probabile intento iniziale del regista: raccontare nel modo più realistico possibile questa vicenda incredibile. La sequenza, di cui vediamo flashforward per tutta la durata della storia, è molto potente e concreta e non cade nella retorica a cui ci abituato tutto il resto dell’ora precedente.

Peccato che non basti una sequenza a salvare un film imperdonabile nella carriera di Clint Eastwood. Questo vicenda era sicuramente degna di essere raccontata, ma una sceneggiatura intollerabile e il continuo snocciolamento di luoghi comuni rendono quasi impossibile credere che il regista di capolavori come Gran Torino – tra i tanti – abbia potuto girare un film del genere. Provaci ancora Clint. 🙁

Photo Credits: Warner Bros.