Tra le star più attesa della 12^ Festa del Cinema di Roma c’è sicuramente Orlando Bloomarrivato nella capitale per parlare di Romans, il suo nuovo film diretto dai fratelli Ludwig e Paul Shammasian,

L’attore, noto per aver vestito i panni di Legolas ne Il signore degli anelli e quelli di Will Turner nella saga de I pirati dei caraibi, questa volta si mette in gioco con un ruolo meno fisico e più introspettivo, ma prima di parlare del suo ultimo lavoro, ripercorre la sua carriera, dalla primissima apparizione nel biopic Wilde fino all’arrivo sul palco di Broadway nei panni di Romeo, dando particolarmente risalto alle due saghe che l’hanno reso uno degli attori più amati al mondo.

“Recitare nel Signore degli anelli – dice l’attore – è l’esperienza più unica e meravigliosa che si possa fare su un set cinematografico. Abbiamo vissuto insieme per 18 mesi circondati dagli splendidi paesaggi della Nuova Zelanda. Eravamo una famiglia. E poi era la mia prima grande esperienza di lavoro e Peter Jackson è stato di grande supporto: lui è fondamentalmente un bambinone che usa il cinema per giocare. Ha una vera connessione con ognuno dei personaggi di Tolkien e ogni cosa apparsa nei film è frutto della sua immaginazione. Una scena molto famosa è quella de combattimento di Legolas contro gli olifanti: alla fine lui scende dalla proboscide e fa un’espressione strana. Me la chiese Peter Jackson espressamente: io non ero convinto, quello sguardo mi sembrava troppo ‘umano’ per l’elfo che interpretavo, ma lo feci. E al pubblico piacque tantissimo”. 

E poi è arrivata la fama che, inutile negarlo, ha cambiato completamente la sua vita: “L’ultima vacanza che ho fatto nell’anonimato è stata in India: ero insieme agli attori che nel film interpretano gli hobbit nel periodo in cui La Compagnia dell’Anello stava uscendo in tutto il mondo. Noi facevamo finta di niente, è un bellissimo ricordo.” “L’anonimato a volte mi manca – ha ammesso – ma non cambierei niente, sono molto grato per tutte le opportunità che la vita mi ha offerto”. 

A Roma, però, è arrivato soprattutto per parlare di Romans, che racconta la storia di un uomo che deve fare i conti col peso di un abuso sessuale, subito da un prete di paese di cui il ragazzo si fidava ciecamente. “In realtà – afferma Orlando Bloom lo sceneggiatore Geoff Thompson si è ispirato a una sua esperienza personale di abuso. Io ho sentito sulle spalle la responsabilità di rendere giustizia a lui e a tutti coloro che hanno subito la stessa cosa e che portano le cicatrici delle molestie: è stato un ruolo molto impegnativo, ma le sfide mi piacciono, ho capito che c’era la possibilità per scavare più a fondo in un personaggio. In questo film vediamo il danno mentale provocato da un abuso: è qualcosa che non si può aggiustare”. Aspetto importante, almeno secondo chi scrive, è che Romans è stato presentato ad “Alice nella città”, sezione parallela alla Festa del Cinema e dedicata ai ragazzi. “Sono molto contento che Romans sia arrivato qui, – dichiara Orlando Bloom a proposito di questo  – penso sia importante parlare di questo tema. E io che lavoro da dieci anni con Unicef so bene che l’educazione dei bambini e dei ragazzi spetta a tutti noi. Non è facile affrontare temi come questo con dei bambini, ma la comunicazione è la chiave, bisogna essere aperti e mandare loro il messaggio che non c’è niente di cui non si può parlare”. 

E ancora più interessante è il caso: Romans esce proprio in un momento in cui le molestie sessuali sono al centro delle polemiche di Hollywood, ma non solo. “Gli abusi sono un atto orribile: in Romans il protagonista è un uomo, ma secondo i numeri sono le donne a essere le prime vittime. E io credo che il modo in cui gli uomini trattino le donne non sia più tollerato dalle nuove generazioni: si stanno alzando in piedi e stanno facendo sentire la propria voce”. Parole vere, che trovano respiro in una platea di ragazzi che vogliono capire e imparare da uno dei loro miti. Nient’altro da aggiungere, se non che l’incontro con Orlando Bloom è stato didattico e significativo e Romans è un film da non perdere!

Photo Credits: Fondazione Cinema per Roma