Un’edizione degli Oscar più politica che artistica?
Ce ne parla il nostro Simone Lorenzati.

In attesa degli Oscar anche quest’anno, anzi si direbbe in particolare quest’anno, paiono essere le polemiche a farla da padrone.
Se lo scorso anno, come si ricorderà, ci furono accuse più o meno velate a causa dell’eccessiva presenza di nominations e vittorie per attori/attrici di pelle bianca (anche se chi scrive concorda decisamente col parere del regista e produttore Lee Daniels che biasimò il “partito dei lamentosi”), l’edizione degli Oscar 2017 rischia di trasformarsi in un appuntamento in cui si parlerà più di Donald Trump che non di pellicole in sé. Certamente, se la distriba “Oscar so white” pare essere solo uno sbiadito ricordo (quattro dei cinque film candidati a Miglior Documentario “O.J.: Made in America,” “13th,” “I Am Not Your Negro,” e “Life Animated” sono stati diretti da registi di colore, così come lo sono tre delle cinque donne candidate al ruolo di miglior attrice non protagonista, ossia Viola Davis, Octavia Spencer, e Naomie Harris) l’impatto del neo inquilino della Casa Bianca non potrà non farsi sentire.

Già lo scorso settembre, ossia ben prima delle elezioni vere e proprie, una fittissima schiera di attori (Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, Don Cheadle, Jesse Williams, James Franco, Neil Patrick Harris e Julienne Moore) si schierò apertamente per la Clinton invitando a boicottare il candidato repubblicano (di fatto appoggiato solo da Clint Eastwood). Decisamente più diretto fu poi, solamente un mese dopo, il grandissimo Rober De Niro che di Trump ebbe a dire “E’ così stupido. E’ un cane, un maiale. Mi fa arrabbiare il fatto che questo paese sia arrivato al punto di consentire a quest’idiota di arrivare sin qui. Dice che prenderebbe la gente a pugni in faccia. A me piacerebbe prenderlo a pugni. E questo genere di persona che vogliamo presidente? Penso di no” salvo poi ritrattare parzialmente, poche settimane dopo, a causa della inevitabile polemica che le sue parole causarono.

Tocca poi a Meryl Streep (lei stessa al centro di una discussione per la sua candidatura a miglior attrice per Florence, secondo molti, tuttavia, forse inferiore alla prova dell’esclusa Amy Adams in Arrival), nel suo discorso ai Golden Globe, occuparsi di The Donald “Se i potenti usano il loro potere per bullizzare gli altri perdiamo tutti”, a cui replicò il Presidente dandole della “attrice mediocre e sopravvalutata”. Alla Streep ha fatto eco il musicista e produttore di La La Land John Legend che ai Producers Guild Awards (i premi dei produttori) ha detto “Incoraggiamo tutti a parlare contro Trump, sosteniamo le organizzazioni che si occupano degli immigrati e dei rifugiati. Lui è un nemico della democrazia, della libertà e dell’inclusione. Così facendo perderà”. Infine la crociata anti-Trump è prepotentemente riemersa durante gli Screen Actors Guild Awards (SAG), i premi del sindacato attori cinematografici, con moltissime star che hanno attaccato il suo decreto anti-rifugiati (Ashton Kutcher, Emma Stone, Simon Helberg, Dev Patel, David Harbour) mentre, per restare in ambito prettamente cinematografico, la vittoria di Denzel Washington non ha convinto moltissimi, specie gli estimatori di Casey Affleck e della sua performance in Manchester by the sea.

Guarda il video di Meryl Streep:

 

 

 

Insomma il tutto ruota intorno al solito dilemma. Gli Oscar devono essere una cerimonia cinematografica oppure possono trasformarsi in un momento di riflessione politica? Personalmente ritengo che possano essere entrambe le cose.
Gli attori, specie i migliori che lì converranno, sono abituati a recitare dei copioni. Lo fanno, e lo fanno benissimo. Ma esiste una realtà che tocca tutti quanti. E quando anche i diritti garantiti dalla Costituzione vengono cancellati con un decreto presidenziale è bene non far finta di nulla. Senza che si trasformi in una manifestazione politica tout court si intende, in quanto nessun Trump potrà impedire di fare notte in attesa dei vincitori, magari discutendo degli abiti dei protagonisti della kermesse. Ma, al contempo, chi è conosciuto ed apprezzato, se sente un’onda di odio avanzare, non può non denunciarla.

Buoni Oscar a tutti.

A cura di Simone Lorenzati
Photo Credits: caterpillar.blog.rai.it