Il biopic su Pablo Neruda dal 13 ottobre al cinema.

Uscirà il prossimo 13 ottobre nelle nostre sale Neruda, film presentato al Festival di Cannes e visto da My Red Carpet in anteprima lo scorso 17 giugno durante il Biografilm Festival di Bologna. Oltre ad aver assistito alla proiezione abbiamo avuto il piacere di incontrare il protagonista, 

Gael García Bernal, che, per l’occasione, ha ricevuto il Celebration of Lives Award, un riconoscimento prestigioso che ha il fine di premiare il costante impegno dell’attore messicano nei confronti del cinema biografico e documentaristico. 

Neruda, diretto dal cileno Pablo Larraín, è una poesia. Non lo è solo per il titolo che rimanda immediatamente alle armoniose rime che il poeta ci ha lasciato, ma lo è perché la pellicola è fondamentalmente un canto d’amore verso un uomo, un artista, un gigante della letteratura mondiale, impegnato nella lotta verso l’uguaglianza. Neruda è anche inseguimento, tensione, lotta per la libertà e, perché no, anche un ironico poliziesco. L’eterna competizione tra il bene e il male, tra i valori e la corruzione. Il quadro che incornicia la narrazione è sinuoso, conturbante, così come lo sono le parole dell’artista che, seppur non di avvenente aspetto, seppe sedurre decine di donne ed ebbe molte amanti senza che questo però lo allontanasse dall’amore per la sua nobile moglie.

Braccato dal nuovo governo proclamato dopo la salita del Presidente Gonzalez Videla, che mette al bando il partito comunista, il senatore e scrittore Pablo Neruda (Luis Gnecco) è costretto a fuggire per non subire l’inevitabile ripercussione che lo vedrebbe preso ed incarcerato.

Nella sua singolare fuga sarà aiutato da una cerchia di amici e compagni e dalla moglie. Lo scrittore vivrà per breve tempo un periodo di esilio obbligato, ma la voglia di libertà di Neruda è troppo passionale per essere tenuta in gabbia, tanto che le sue “scappatelle” daranno inizio all’ incalzante inseguimento da parte dell’ispettore di polizia Oscar Peluchoneau (Gael García Bernal), incaricato dal governo di arrestare il prima possibile il noto scrittore.
 
Un fuggifuggi generale avvolto dalle parole del poeta sottolinea quanto per Neruda fosse difficile trattenere qualsivoglia impulso: ribellione, sensualità, amore, amicizia e rispetto. Nessuno dei due protagonisti vuole essere messo in disparte e nessuno dei due accetta il fallimento: il risultato è un esilarante sgominio. 
Se da una parte ritroviamo un dissoluto Neruda, che chiaramente rappresenta il popolo cileno che nel 1948 vive la Guerra Fredda, dall’altra parte il suo antagonista Oscar Peluchoneau è un implacabile avversario, l’istituzione minacciosa che vuole reprimere la poesia e la libertà di parola.
L’armonica sceneggiatura conduce lo spettatore all’interno dell’anima di due personalità opposte: l’artista perseguitato riscopre un altro sé, l’ispettore tormentato dalla ricerca che prevedibilmente potrebbe fallire. Ma se da un lato abbiamo la lotta e la fuga tra Neruda e Peluchoneau, dall’altro, chi la fa da padrona è la letteratura che in ogni caso rende i personaggi eterni. 
 
Un lavoro durato anni, quello che ha visto il regista Pablo Larraín impegnato nel complesso racconto del mondo nerudiano, uomo poetico e dal politico fervore. Il viaggio di Neruda è anche onirico, un sogno ad occhi aperti dove il surreale coincide perfettamente con la realtà, in un’atmosfera di pacata e struggente poesia. 
 
In ultimo, un plauso al talento indiscusso di Gael García Bernal, attore che da sempre si contraddistingue per la sua passione e la sua capacità di rendere i personaggi che interpreta reali e connessi con il mondo. 
Anche Peluchoneau sarà reso eterno dalla letteratura e dalla poesia di Pablo Neruda nei secoli.