Non c’è nulla di più potente di una mente che sceglie di vivere.

Gli scettici lo catalogheranno come l’ennesima commedia che parla di un amore utopico, i maligni si chiederanno se non sarà una sorta di copia de “La teoria del tutto” e se Andrew Garfield riuscirà a reggere il confronto con il premio Oscar® Eddie Redmayne.
Attenti osservatori, invece, già solo guardando il trailer, si renderanno conto che Ogni tuo respiro ha qualcosa in più.

Siamo nella seconda metà degli anni 50, Robin Cavendish (Andrew Garfield) è un ragazzo inglese, bello e sfrontato che, a discapito di quello che dicevano i suoi amici, riesce a conquistare la bellissima Diana (Claire Foy). I due vivono una vita avventurosa e felice, fino a quando Robin non contrae la poliomelite, malattia che lo rende irreversibilmente paralizzato dal collo in giù.
Il viaggio interiore che compirà questa famiglia, composta anche dai più cari amici della coppia e dal loro figlioletto Jonathan, li porterà a comprendere che non ci sono limiti se c’è abbastanza coraggio e amore per superarli.

La storia d’amore tra Robin e Diana è quanto di più coinvolgente si possa trovare in un periodo come questo. Il modello di coppia tradizionale incentrato sul matrimonio è sempre più in crisi, sia per la crescente intolleranza degli individui verso i vincoli, gli obblighi, le formalità, sia per i problemi quotidiani, più o meno gravi. Viviamo un’intensa trasformazione dei sentimenti e Ogni tuo respiro sembra un film necessario, un dramma che ci permette di pensare ai nostri limiti e che ci illustra un perfetto paladino dei diritti dei meno fortunati, Andrew Garfield, appunto. Diana, dal canto suo, non solo ha la sfrontatezza per lottare contro il sistema che vorrebbe i disabili come suo marito chiusi dentro un ospedale, ma ha anche la forza e la dedizione per far credere a Robin che valga la pena vivere, senza troppi sentimentalismi.  

Il tema della disabilità oggi non è più un tabù come all’epoca, ma Ogni tuo respiro è in grado di far comprendere al pubblico che non se ne parla ancora abbastanza e, senza farlo apposta, lo si ignora anche un po’. Il claim della pellicola “Non voglio sopravvivere, voglio vivere” percorre trasversalmente tutto il film: Robin, che è costretto a vivere un calvario, desidera un’opportunità.

Al termine di questi 117 minuti le tematiche su cui discutere sono molteplici e, nonostante il biopic sia incentrato sulla dignitosa sopravvivenza, non si cede mai alla banale retorica. La regia di Andy Serkis alterna momenti di commozione ad altri di spensierata ironia, Andrew Garfield, abbandonati i panni del supereroe, ha definitivamente trovato la sua dimensione, prima con La Battaglia di Hacksaw Ridge e ora nella commovente storia vera di Cavendish. Claire Foy, fresca di Golden Globe grazie a The Crown, è la perfetta compagna d’avventura di Garfield e veste la sua Diana di determinazione e consapevolezza.

In conclusione, anche se non siete persone che facilmente cedono alle lacrime, vi consiglio di portare al cinema almeno un pacco di fazzoletti perché la carica emotiva di questo film è capace di toccare tutte le anime che avranno la fortuna di vederlo. Decisamente consigliato.

Photo e Video Credits: BIM DISTRIBUZIONE