Arriva il 30 agosto il live action, targato Disney, che porta sul grande schermo il fascino senza tempo delle storie e dei personaggi di A.A. Mine: Winnie the Pooh, Tigro, Pimpi, Ih-Oh, Kanga, Ro, Tappo e Uffa.

In questo anno, è la seconda volta che viene riproposto sui grandi schermi la figura di Christopher Robin, il figlio di Alan Alexander Mine, colui che scrisse una serie di romanzi con protagonista l’orsacchiotto preferito del figlio, Winnie The Pooh.
Se Vi presento Christopher Robin si incentrava sul rapporto tra il Robin e suo padre e la creazione dei personaggi del Bosco dei cento Acri; Ritorno al Bosco dei 100 Acri si basa sui rapporti tra moglie e figlia di Robin e, soprattutto, sul rapporto con la propria infanzia e immaginazione dimenticata.

Come se fosse un libro, Ritorno al Bosco dei 100 Acri racconta per capitoli la vita di Christopher Robin (Ewan McGregor), ospite e amico di un mondo d’infanzia dimenticato con il passaggio all’età adulta.

Quella realtà idilliaca, fatta di tante avventure con i suoi amici, i vivaci animali di pezza del Bosco dei Cento Acri, appartiene ormai a un passato che non tornerà. Ma Winnie the Pooh è convinto che prima o poi i bei tempi, fatti di giochi, corse, risate e merende possano ritornare.
Passati diversi anni dalla sua infanzia, con in mezzo il collegio, la seconda guerra mondiale, il matrimonio con Evelyn (Hayley Atwell) e l’arrivo di una figlia, Madeline (Bronte Carmichael), il Christopher Robin adulto vive nella Londra di metà ‘900, è rimasto intrappolato, alla stessa stregua di come avveniva anni fa con i suoi soffici amici, in un lavoro stressante e sottopagato, con un futuro incerto all’orizzonte. Un lavoro, una vita che gli da poco tempo da dedicare alla famiglia e agli amici e che gli ha fatto dimenticare il piacere di gioire, di avere quel sorriso sulle labbra spensierato e di quel vivere un po’ sciocco.
E se non è Robin che va a da Winnie, è Winnie che va da Robin, perché, prima o poi, il passato ritorna.

Ritorno al Bosco dei 100 Acri è il racconto di due mondi, quello fatto delle cose più semplici e genuine, delle risate e dell’immaginazione e il mondo presente, fatto di distrazioni, impegni, dimenticanze e turbamenti di diverso tipo.
Due mondi che si agganciano e riportano armonia nella storia di un uomo che perde la sua trebisonda, i suoi equilibri. Essere felici con le piccole cose non è solo una frase fatta.

Una storia raccontata come se fosse un libro, fatto di capitoli quanti sono quelli della vita, in cui ogni pagina corrisponde all’oggi che ognuno di noi dovrebbe cercare di vivere al meglio, dando il giusto peso a ciò che è davvero importante.
Un live action, quello di Marc Forster (Neverland – Un sogno per la vita, World War Z) che si sfoglia minuto per minuto con la classica narrazione tradizionale targata Disney, che in un rapporto non sempre equilibrato, talvolta sorride ai bambini e talvolta ai suoi genitori.
E se Ewan McGregor è il perfetto Christopher Robin, con la naturalezza dei suoi gesti, delle sue risate, di chi sembra non abbia il bisogno di recitare per dare vita a un personaggio, i protagonisti Winnie the Pooh, Tigro, Pimpi, Ih-Oh, Kanga, Ro, Tappo e Uffa sono anche meglio di come li conosciamo, sia esteticamente che, forse, anche caratterialmente.

Prodotto da Brigham Taylor e Kristin Burr, con Renée Wolfe e Jeremy Johns nel ruolo di produttori esecutivi, Ritorno al Bosco dei 100 Acri è scritto da Alex Ross Perry (Golden Exits) e da Allison Schroeder (Il Diritto di Contare), su un soggetto dello stesso Perry basato sui personaggi creati da A.A. Milne.
Ritorno al Bosco dei 100 Acri è l’avventura che unisce genitori e figli, che unisce il noi adulto con il noi dell’infanzia e centra il suo obiettivo: quello di andare in soffitta alla ricerca di quei giocattoli che erano molto più di questo, che ci riempivano le giornate e, soprattutto, ci facevano sognare.