Silence, l’atteso film sulla fede e la religione del regista premio Oscar® Martin Scorsese, è uscito nelle nostre sale il 12 gennaio.
Ecco la nostra recensione a cura di Simone Lorenzati.

LA TRAMA

Silence racconta la storia di due missionari portoghesi che nel XVII secolo intraprendono un lungo viaggio irto di pericoli per raggiungere il Giappone, alla ricerca del loro mentore scomparso, Padre Ferreira, e per diffondere il cristianesimo. Scorsese dirige Silence da una sceneggiatura scritta da lui stesso con Jay Cocks. Il film, basato sul romanzo di Shusaku Endo del 1966, esamina il problema spirituale e religioso del silenzio di Dio di fronte alle sofferenze umane. Scorsese ha iniziato a lavorare ad un adattamento del romanzo di Shusaku Endo per il grande schermo insieme alla fine degli anni 80 e solo dopo 25 anni è riuscito a completare il lavoro.

LA RECENSIONE

Il combattuto protagonista di Silence è un gesuita, Padre Rodrigues (Andrew Garfield), che parte insieme ad un suo confratello (Adam Driver), dalla vecchia Europa proprio alla volta del Giappone. Oltre all’ovvia vocazione missionaria, l’obiettivo è però quello di rintracciare il padre spirituale Ferreira (Liam Neeson), che pare, nel frattempo, aver abbracciato la religione buddista. Ma per i due cristiani la vita sull’isola rappresenta un continuo inferno: dopo un periodo di evangelizzazione presso una piccola comunità di contadini, Rodrigues si ritrova dapprima isolato e, successivamente, imprigionato. I confronti con l’Inquisitore locale, con una realtà ed una lingua profondamente differenti, portano quindi il giovane padre gesuita ad uno scontro radicale, profondissimo, innanzitutto con il proprio credo interiore.

SILENCE E LA FEDE

Sono innumerevoli i riferimenti evangelici, in primis la riscrittura di Giuda, l’apostolo traditore, qui tratteggiato da un giapponese che più volte rinnega la propria fede per aver salva la vita ma, poi, si ripresenta a Rodrigues per chiedere nuovamente l’assoluzione, il che ne fa un uomo più codardo che fedele. Il punto di vista eccessivamente cristiano è ciò che, a parere di chi scrive, estremizza moltissimo la pellicola. I giapponesi rappresentati in Silence, infatti, sono incredibilmente spietati, feroci, e paurosamente sanguinari. Non esiste sostanzialmente mai un confronto tra buddismo e cristianesimo fatta eccezione, forse, per un dialogo tra l’interprete e Rodrigues con quest’ultimo che viene accusato di esser lì senza conoscere lingua, storia, usanze e credenze, religiose e non, della cultura giapponese. Ma anche qui, a ben vedere, è l’accusa e non, invece, il dialogo a prevalere.

In definitiva Scorsese sottolinea in modo anche eccessivo l’inquietudine esistenziale religiosa, ma il film spesso appare lento, oltre ad essere decisamente lungo (2 h e 41′). Nota di merito sia ai paesaggi sia alla fotografia, senza dimenticare la superba interpretazione di Garfield e Driver cui non è da meno il folto gruppo di attori giapponesi, su tutti lo stesso interprete, insieme all’anziano, quanto colto, Inquisitore Issei Ogata.

 

Photo e Video Credits: 01 Distribution

Articolo a cura di Simone Lorenzati