Cosa succederebbe se fossero gli yeti a considerare gli umani degli essere mitologici e la comparsa di uno degli smallfoot sgretolasse le convinzioni?

Dal tetto del mondo guardare all’ingiù fa paura, non tanto per l’umano, ma per lo Yeti.
Yeti che vivono in una comunità evolutissima e con un solo credo: affidarsi alle Pietre, le tavole della legge che impongono di rispettare lo status quo e non permettono di fare domande. E qualora queste si presentassero, allora bisogna respirare e mandarle giù, perché le leggi hanno una spiegazione valida per ogni cosa, anche riguardo la non esistenza degli smallfoot, esseri dai piedi piccoli.
E se ad uno degli Yeti, fermo delle sue convinzioni dettate dalle Pietre, capitasse di incontrare un smallfoot, cosa succederebbe? Si incrinerebbe la fermezza di pensiero, disposti ad andare contro una società così credente e convinta che sotto alle nuvole non ci sia niente, come se fosse delle colonne d’Ercole yetiane?

Smallfoot – il mio amico delle nevi gioca sull’inversione, con gli yeti convinti di vivere in un mondo perfetto e unico al mondo che scoprono l’esistenza di quello che fino a quel momento era solo una credenza popolare: la presenza di smallfoot, ovvero di umani.

Il film è ricco di trame e sottotrame fruibili a seconda dell’età dello spettatore: se i temi di base sono quelli dell’apertura mentale, di accettare la diversità e di pensare esclusivamente con la propria testa, ve ne sono molti altri in profondità, tra cui ciò che il potere della conoscenza può sprigionare.

Il regista Karey Kirkpatrick (che ha anche scritto i brani insieme a suo fratello Wayner) inserisce anche la questione dell’integrità, soprattutto umana, che si sgretola quando è presente l’egoismo, citando in causa anche il sistema sociale e mediatico, che vuole i suoi adepti schiavi di un sistema tale per cui valgono di più i like che le esperienze, dove ci si sente sotto pressione se non si diventa qualcuno o non riesce ad essere ammirati da un pubblico virtuale.

Con Smallfoot – Il mio amico delle nevi si ride molto grazie alle tantissime gag in formato slapstick che mirano a far divertire ogni tipo di bambino(sia quelli anagrafici, sia quelli che risiedono dentro ognuno di noi) e si riflette parecchio. Un film di animazione poliedrico e polifunzionale, che si addentra in tematiche delle quali viene estrapolato il giusto senza mai lasciare le cose a metà e adatto a tutti i membri di una famiglia smallfoot (ma anche yeti).