Arriva nelle nostre sale il 30 novembre Smetto quando voglio – Ad Honorem, il terzo film della saga firmata da Sidney Sibilia, prodotta da Domenico Procacci e Matteo Rovere e distribuita dalla 01Distribution.

Prima di andare al cinema, però, ricapitoliamo che cos’è successo nei primi due film, Smetto quando voglio e Smetto quando voglio – Masterclass e analizziamo insieme gli elementi l’hanno portato al successo nazionale ed internazionale.

Nel primo episodio i protagonisti sono, tra gli altri, Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Pietro Sermonti e Libero De Rienzo.

Pietro Zinni (Edoardo Leo) è ricercatore alla Sapienza di Roma. All’improvviso i fondi all’Università vengono tagliati e Pietro viene licenziato. Per sopravvivere, decide di mettere insieme una banda composta da scienziati e classicisti geniali che hanno lavorato con lui e che ora vivono ai margini della società: c’è chi fa il benzinaio, chi il lavapiatti, chi gioca a poker tutto il tempo.

L’idea di Pietro è quella di sintetizzare una sostanza stupefacente tra quelle non ancora messe al bando dal ministero. Il progetto funziona e porta soldi, successo e potere, ma anche i guai non tardano ad arrivare.

E, infatti, nel secondo episodio, Smetto quando voglio – Masterclass, la banda è in carcere ma, come si suol dire, “non tutti i mali vengono per nuocere” e l’ispettore Paola Coletti, interpretata dalla new entry del capitolo Greta Scarano, chiede aiuto a Zinni e alla sua banda per individuare i produttori delle nuove smart drugs, in cambio di una fedina penale nuovamente pulita.

Il tutto, ovviamente, deve avvenire senza che nessuno sappia nulla. La banda si impegna al massimo per affrontare i nemici e la commedia si risolve in un brillante mix tra azione e commedia.

L’obiettivo di Sidney Sibilia era quello di raccontare i cervelli in fuga, le menti geniali e i dimenticati, attraverso una commedia leggera che portasse a riflettere sulla condizione attuale degli intellettuali e dei ricercatori universitari.

smetto quando voglio

Il regista, però, ha raggiunto ben più del traguardo che si era prefissato, tanto che la trilogia di Smetto Quando Voglio è studiata nelle Università di comunicazione e di cinema (parola di una studentessa del DAMS di Roma).

Ecco i motivi:

  1. l’effetto instagram”, il cui nome tecnico è “Barcellona2”: il regista e il direttore della fotografia (Vladan Radovic) hanno usato questo effetto dai colori sgargianti, tipico delle foto di instagram,  per richiamare l’attenzione dei nativi digitali, solitamente ostili al cinema italiano
  2. E’ un tipico film post-moderno, contiene cioè molti riferimenti cinematografici: il regista ha dichiarato che tra le fonti di ispirazione alla base del progetto c’è il film su James Bond “Skyfall”, i classici western, “Ritorno al futuro-Parte III”, “Indiana Jones” e “L’ultima crociata”. Nel secondo capitolo addirittura la colonna sonora di Michele Braga è un omaggio ai polizieschi italiani anni ’70 ed è stata realizzata con strumenti musicali d’epoca.
  3. Per mostrare gli effetti della nuova droga, il regista ha usato una tecnica del passato chiamata “rotoscoping” che consiste nel girare le immagini dal vivo per poi animarle in post-produzione in stile cartoon.
  4. Le citazioni scientifiche non sono casuali: un gruppo di chimici e di classicisti ha contribuito alla scrittura del film per attestare la veridicità delle affermazioni più tecniche dei protagonisti.
  5. Dopo l’uscita al cinema del primo episodio di Smetto quando voglio è stato prodotto un fumetto scritto da Roberto Recchioni e disegnato da Giacomo Bevilacqua.
  6. “Smetto quando voglio – Masterclass” e “Smetto quando voglio – Ad Honorem” sono stati girati in contemporanea, come avviene per i più grandi successi americani e, addirittura, in un primo momento si era pensato di farli uscire a distanza di un mese l’uno dall’altro.

Non vi rimane che andare al cinema dal 30 novembre, i protagonisti di Smetto Quando Voglio – Ad Honorem vi aspettano. 

Photo Credits: 01 Distribution