Gianni Canova ha incontrato Stefano Sollima. Ecco il nostro resoconto della lezione di cinema che si è svolta all’università IULM di Milano

Ieri, all’Università IULM di Milano, il critico cinematografico e rettore dell’università Gianni Canova ha dato vita ad una interessante lezione di cinema. Il protagonista? Stefano Sollima, regista di Romanzo Criminale, Gomorra – La serie e dei lungometraggi ACAB – All Cops Are Bastards, Suburra e Soldado.

Quello che ne è emerso è come Sollima sia prima una persona e poi un regista molto riflessivo e attento, aperto a tutte le possibilità, poco incline ad abbandonare il suo tipo di cinema e le tematiche a lui care.
Già dopo ACAB Sollima venne contattato da diverse agenzie americane per poterlo rappresentare: Sollima non si è lasciato scappare l’occasione di essere rappresentato in America e, nonostante i molti progetti arrivati sotto mano, il regista romano li ha sempre declinati tutti poiché non si avvicinavano alla sua idea di cinema.

Ma con Soldado è stato diverso.
Perché si avvicina al suo tipo di cinema, perché fa parte della transizione complessa che avviene tra un mondo cinematografico e un altro, perché in Soldado non c’è presenza di giudizio morale alcuno.
Soldado non è un seguito di Sicario di Denis Villeneuve, e Sollima tiene a sottolineare come entrambi facciano parte di due capitoli completamente scollegati tra loro, che hanno in comune solo uno stesso mondo e alcuni personaggi.

In Soldado, più che essere adrenalinico il montaggio, lo sono le sequenze costruite su movimenti di macchina impercettibili e indagatori, non sempre decisi a priori e magari realizzati al momento, atti a raccontare gli stati d’animo dei protagonisti, grazie all’ausilio di una colonna sonora che il più delle volte viene messa da parte.

Se in Sicario il punto di vista era quello di Kate Macer, il personaggio di Emily Blunt, che possedeva un giudizio morale, in Soldado il punto di vista è quello della figlia del boss di un cartello messicano che viene rapita e che, tramite il percorso che dovrà subire, si renderà conto di come sia realmente costituito il mondo del padre, diventando lei stessa come una struttura narrativa.

Soldado fa leva sui fuori campo per suggerire quello che potrà accadere, mostrando comunque la violenza per quello che è, senza filtrarla come è avvenuto per Sicario. Anche qui vi è una gran psicologia dei personaggi, vengono delineate delle backstory, anche per sopperire al discorso che Soldado è un film a se stante e non dipende da Sicario.

Il film di Sollima si basa sulla tensione, sulla sensazione western date dalle location, sull’uso dell’azione non solo come momento di intrattenimento ma come istante di racconto vero e proprio.

Sulla fine del film non verrà rivelato niente, ma si sappia giusto che Sollima ha tagliato una decina di minuti di finale che conclude il percorso iniziato due ore prima.
E se il manifesto rappresenta l’anima del film, esso forse racchiude anche la volontà di Sollima di perseguire un cinema di genere che non ha limiti nel raccontare e nel raccontarsi, che si divide e si intreccia tra l’impegnato e l’intrattenimento.

Ma non chiedetegli con chi sia meglio lavorare, se con Josh Brolin o con Benicio del Toro: entrambi lavorano in modo diverso, seguendo percorsi diversi, ma arrivando a uno stesso risultato, cioè delle interpretazioni sublimi.