Dopo quasi dieci anni da Blind Date, Stanley Tucci torna dietro la macchina da presa per realizzare Final Portrait – L’arte di essere amici, la storia di un incontro tra un artista italiano e uno scrittore americano, ovvero, tra Alberto Giacometti (Geoffrey Rush) e James Lord (Armie Hammer), nella Parigi del 1964.
La conferenza stampa si è svolta a Roma, alla presenza del regista americano.

Alla prima domanda, che riguarda la realizzazione del film, cioè cosa l’ha trattenuto dal realizzare una biografia, Tucci risponde: “Non credo nei film biografici, perché evocano una serie di fatti in modo lineare, una serie di eventi condensati. L’Interesse concettuale riguarda l’attenzione a episodi o periodi ristretti fino in fondo per scoprire l’essenza stessa della persona, come il dettaglio di un quadro che lo rende più completo”.

Riguardo ad una possibile interpretazione, secondo Tucci sarebbe stato uno sforzo enorme, sia per il fatto che dirigere sé stessi è impegnativo, sia perché il film ne avrebbe sofferto.

Alla domanda se dopo questo film sia cambiato il suo modo di rapportarsi al mondo dell’arte, Tucci fa un rapido excursus circa la sua istruzione artistica: il padre era un artista, insegnava arte a scuola e hanno viaggiato spesso anche per l’Italia, dove si sono fermati un anno a Firenze. E ciò è stato di grande aiuto a Tucci, con la scoperta dell’arte rinascimentale. Quindi, per lui, respirare l’arte in un ambiente familiare sviluppa il proprio fine estetico.

Ciò che ha mosso Stanley Tucci a realizzare un film del genere, riguarda il vero e proprio processo creativo di Giacometti, attraverso le sue gioie, dolori e difficoltà del caso.
Geoffrey Rush è stata la scelta migliore per questo film, perché “non è solo un bravo attore, ma è anche giocoso, mantiene la propria spontaneità”: l’attore inglese ha sfruttato i due anni di tempo per prepararsi al ruolo, mentre Stanley Tucci cercava i finanziamenti per realizzare il film.
Due anni di ricerche, di approfondimenti, che gli hanno permesso di immergersi completamente nel ruolo di Giacometti, per sentirsi a suo agio negli eccessi di rabbia del protagonista e per saper dipingere.

Il rapporto tra l’artista Giacometti e lo scrittore James Lord è alquanto singolare, contraddistinto da una specie di sadismo artistico e dai due modi di vivere completamente diversi. Stanley Tucci afferma: “Credo che l’eccesso di sadismo sia connaturato in ogni artista. Quello che ne esce dal film è una rappresentazione di amicizia”.
Nella fattispecie, l’artista americano ha avuto modo di poter parlare con tre modelli ancora in vita che hanno posato da giovanissimi per Giacometti e tutti e tre concordano nel dire che “era affabile, affascinante, parlava e poi taceva, chinava il mento e gli montava lo stato depressivo, con accessi di rabbia”.

Insomma, se non fosse stato chiaro, quello che interessa a Stanley Tucci è analizzare il processo artistico, il processo creativo, la parte più importante in termini di analisi.
Ma perché proprio Alberto Giacometti? Perché “sapeva andare oltre, sapeva guardare lontano” e ancora “le qualità artistiche di Giacometti risiedevano nel fatto di creare opere senza tempo”.

La fine della conferenza lascia spazio a due appunti fondamentali: la scelta delle musiche e il lavoro di regia.
Tucci precisa che la musica di inizio film, la classica fisarmonica francese, è uno scherzo per lo spettatore, che viene immerso, poi, nell’atmosfera di un mondo mortifero.
Le musiche di Evan Laurie (che ha lavorato con Roberto Benigni per film come Il Mostro, Johnny Stecchino e Il Piccolo diavolo) sanno cogliere al meglio l’equilibrio.

Dal punto di vista registico, invece, Stanley Tucci precisa di aver girato con due macchine a mano; essendoci due figure in pose statiche era essenziale dare un minimo di movimento. Un regia dinamica, insomma, dovuta anche al lavoro del direttore della fotografia, Danny Cohen, che organizzava a priori, giorno per giorno, la luce sia diurna che crepuscolare, per far sì che le macchine da presa potessero essere libere di muoversi più velocemente e con un maggior raggio d’azione.

Final Portrait uscirà nelle nostre sale l’8 febbraio 2018 distribuito da BIM Distribuzione.