PRESENTATO IN ANTEPRIMA LO SCORSO OTTOBRE ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA, ESCE IN SALA IL 4 LUGLIO STRONGER – IO SONO PIù FORTE. ECCO LA NOSTRA RECENSIONE

Presentato prima al Toronto Film Festival e poi alla Festa del cinema di Roma, Stronger – Io sono più forte è un biopic che racconta la vera storia di Jeff Bauman.

Jeff, che si trovava alla maratona di Boston per riconquistare Erin, la sua ex ragazza, rimane ferito nell’attentato che ha colpito la manifestazione nel 2013. Gli vengono amputate entrambe le gambe e dopo essersi risvegliato riesce a fornire un identikit degli attentatori. Ben presto diventerà il mito della comunità e verrà seguito in maniera morbosa dai mass media.

Il lungometraggio è tratto dal romanzo che Jeff ha pubblicato nel 2014. David Gordon Green racconta la storia di una rinascita, che non è solo del protagonista, ma di un’intera città: Boston. “Strong” è infatti lo slogan che ci accompagna durante tutto il film. Il protagonista, e con lui un’intera comunità, devono ritrovare le forze per reagire dopo la terribile tragedia da cui sono stati travolti. Jeff è, in principio, totalmente apatico e succube dei familiari, che senza capirne i reali bisogni, lo ergono a eroe nazionale.

Pian piano saranno la rabbia e la rassegnazione a portarlo in un turbine di disperazione. Alla fine, grazie a Erin, che rimane con lui dopo l’incidente, e all’intera comunità, che gli fa capire come per molti la sua forza sia stata d’ispirazione, Jeff riesce a vedere tutto in modo diverso, a trovare il suo nuovo posto nel mondo e anche a crescere.

La narrazione del regista si focalizza sulla tragedia personale del protagonista, soprattutto inizialmente. L’attentato, infatti, non viene mostrato finché Jeff non riesce a fare i conti con quello che gli è successo. Le prove di Jake Gyllenhaal e di Miranda Richardson, che interpretano rispettivamente Jeff e la madre di lui ossessionata da Ophra Winfrey, sono magistrali. Tuttavia, soprattutto alla fine, ci sono alcune sequenze (una fra tutte quella nello stadio dei Red Socks) dove l’ostentato patriottismo americano finisce col banalizzare molte questioni affrontate nel film (l’ossessione dei media per la storia di Jeff, il terrorismo, gli Stati Uniti stessi) e a consegnare delle immagini viste e riviste dallo spettatore. Troppa retorica? A voi la sentenza.