Il cult di Argento terrorizzò una generazione, segnando indelebilmente anche Luca Guadagnino, che ha sognato di realizzare un suo Suspiria per tutta la vita.

Susie è una ballerina americana giunta a Berlino con lo scopo di fare un’audizione presso la prestigiosa accademia Markos. La giovane si rivela un vero talento agli occhi delle insegnanti, che l’accettano immediatamente con grande entusiasmo. Fin dalle prime lezioni si rincorrono voci riguardo la misteriosa scomparsa di una studentessa a opera delle streghe. Susie non si fa influenzare dai fatti inquietanti che accadono e diventa la protagonista del balletto di Madame Blanc, Volk.

Guadagnino ci tiene a puntualizzarlo: il suo film non è un remake, ma un “omaggio alle incredibili e potentissime emozioni che provai quando vidi per la prima volta il film da teenager”. È quindi spiegato il motivo per cui questo film recupera solo l’idea di fondo dell’opera di Argento, sviluppando autonomamente la trama e intrecciando discorsi sulla danza, sul potere delle donne e fornendo un vivido quadro sulla situazione di Berlino nel 1977, anno di ambientazione di Suspiria.

Streghe: questa parola nel film di Argento si sentiva all’incirca dopo un’ora di visione. Nella versione 2018, dopo una manciata di minuti, Patricia (Chloë Grace Moretz) confessa al suo psichiatra, il Dr. Jozef Klemperer, di essere perseguitata da Madame Blanc e le sue “colleghe” fattucchiere. Guadagnino preferisce dichiarare fin da subito la natura occulta delle professoresse, avvertendo lo spettatore di trovarsi di fronte ad una congrega di streghe. Nonostante il maleficio si nasconda (letteralmente) tra le mura della scuola, Susie (una devota e ammaliante Dakota Johnson) è concentrata sul suo lavoro di danzatrice: coraggiosamente riesce ad aggiudicarsi il ruolo da protagonista in Volk, psichedelico e intenso ballo orchestrato da Madame Blanc negli anni ’40. È con quest’ultima, la professoressa e direttrice della scuola, che la ballerina americana stringe un rapporto intenso, fatto di sguardi e ammirazione, rendendo attraente agli occhi degli spettatori il personaggio di Tilda Swinton, più umana e sincera di quanto ci potremmo aspettare.

Suspiria si spacca a metà tra eleganza e orrore. A partire dall’edificio, in bilico tra modernismo tedesco e art decò, passando per i costumi, contemporaneamente fedelissimi all’epoca ma ricchi di glamour e stile, fino ad arrivare al genere femminile, grande protagonista del film. Le donne nella visione di Guadagnino sono allo stesso tempo lo sguardo di potere di Madame Blanc e lo sguardo amorevole e misericordioso di una madre. C’è poi il lato oscuro e terribile di Suspiria: l’ambiente freddo e ostile di Berlino anni ’70, le atrocità genialmente malefiche compiute dalle streghe ai danni delle studentesse ribelli e a coloro che osano indagare sui segreti della scuola Markos.
Ad inquietare gli animi delle studentesse (e degli spettatori) non sono solo le streghe, ma l’eredità del terzo Reich. L’accademia si trova di fronte ad un pezzo di muro: l’orrore occulto è parallelo a quello storico.
Grande spazio è dato all’interno del film alla danza, a cui Susie è profondamente devota tanto da paragonarla ad un atto sessuale selvaggio, e alle coreografie intensissime e sensuali di Damien Jalet . Sottolineatura fondamentale per le scene di ballo (e non solo) è la colonna sonora di Tom Yorke, in bilico tra il piano classico e l’elettronica dark.

Le sorprese non mancano durante tutto il corso del film, ma in particolare l’ultima mezzora colpisce lo spettatore per la sua forza visiva e l’utilizzo forsennato della macchina da presa. 
Suspiria
 di Luca Guadagnino è sicuramente un film ambizioso (152 minuti è una durata insolita per un horror), che non dimentica l’origine argentiana (il respiro sofferto) o gli stilemi classici delle streghe (il riso), ma che si prende la libertà di esplorare con coraggio temi reconditi e mostra la potenza terribile della femminilità.