Una pioggia di premi per il biopic firmato da Craig Gillespie
Tonya arriva in sala dal 29 marzo 

Realizzare al giorno d’oggi un biopic sembra essere un’impresa complicata perchè spesso ci si dimentica di dover portare sul grande schermo uno spettacolo puramente cinematografico e non documentaristico. Per Craig Gillespie e il suo Tonya sembra non essere così. Il tono equilibrato e la sceneggiatura pungente di Steven Rogers (già autore di Nemiche, Amiche e Kate & Leopold), portano a classificare questo suo ultimo lavoro come uno dei film biografici migliori degli ultimi anni.

A confermarlo è soprattutto l’originalità dell’introduzione in cui si vede l’ex pattinatrice olimpica Tonya Harding, interpretata da una straripante Margot Robbie, vent’anni dopo, nella sua cucina intenta, a raccontare ironicamente la propria vita, alternata dai racconti del suo ex marito Jeff Gillooly (Sebastian Stan) e la madre LaVona Harding (il premio Oscar® Allison Janney). Insieme ripercorrono cronologicamente la vita privata e la carriera della stessa Tonya con una serie di interventi ironici, selvaggiamente contraddittori e totalmente veri. Un trio perfetto di disordinati e sconclusionati con una propria versione dei fatti da rivelare.

Un racconto che riesce ad andare oltre il titolo, approfondendo una storia complessa fatta di abusi, coraggio, passione, insoddisfazione, inganno e ingiustizia. Quello che può essere considerato un film sportivo, in realtà, è un mockumentary dalle sfumature gangster con una satira fresca, rischiosa e perfidamente divertente.

Da bambina la Harding era un talento innegabile sul ghiaccio, ma cresceva nella sofferenza della violenza domestica di una madre dittatoriale la quale, nonostante tutto, riusciva a stimolarla. Tonya è il ritratto di una donna che per anni ha sopportato abusi continui e abbandonato la scuola superiore per proseguire l’unica passione in grado di elogiarla. Quando durante l’adolescenza incontra Jeff, per lei sembra esserci un momento di tregua dalla realtà domestica, ma la relazione idilliaca scompare ben presto quando si accorge che anche Jeff inizia ad abusare di lei.

Fin qui, come storia, non troviamo nulla di innovativo per i classici standard cinematografici, ma il vero motivo per il quale Tonya Harding ha ottenuto una trasposizione sul grande schermo ha altre origini: l’America ha conosciuto il suo nome per il sorprendente talento, dapprima come unica pattinatrice a completare il triplo axel e poi, in seguito, all’aggressione da parte di suo marito che ruppe il ginocchio alla principale rivale delle Olimpiadi Nancy Kerrigan, provocando uno degli scandali di maggior scalpore nella storia dello sport mondiale.

Un biopic anticonvenzionale, una commedia nera incredibilmente commovente e dinamica che punta a una comicità in prospettiva. Per l’intera durata del film, ci identifichiamo in Tonya e, per certi versi, diventiamo complici di una ragazza considerata da molti un mostro, ma umanizzata da una sbalorditiva Margot Robbie.

La stessa Robbie che abbiamo conosciuto in The Wolf of Wall Street di Scorsese, e apprezzato sempre più come miglior supporto di Will Smith in Focus o Suicide Squad, si rende autrice di una performance da 10 (o meglio 6.0 ISU, punteggio massimo del sistema di giudizio nel pattinaggio). Un’esplosiva dinamite umana che reincarna perfettamente la Harding mostrando la sua stessa vulnerabilità e forza trasformando, ingegnosamente, una piccola “cattiva ragazza” in un idolo che non possiamo fare a meno di amare, risultando essere a volte anche più affascinante della Harding stessa.

Quello che Craig Gillespie tenta di riportare in Tonya è un racconto esilarante e stupefacente in una commedia nera quasi perfetta che distilla la sorprendente storia in due potenti intuizioni molto rilevanti per il 2017: la classe sociale e la natura della verità, gestendoli con facilità attraverso un taglio tra timeline e l’abbattimento della quarta parete, anche se forse Tonya Harding riesce a romperla più tardi rispetto al pubblico, ammettendo di aver sbagliato nell’essersi scelta un compagno come Jeff, un perdente con i baffi ma abbastanza bello per lei a tal punto da sopportare ogni suo errore, perdonandolo e tornandoci insieme costantemente a causa dell’eco dell’odio di sua madre in ogni schiaffo.

Questo è ciò che Tonya Harding pensa di meritare, ma come scopriremo nel film di Gillespie, oltre uno schiaffo c’è di più…

Photo Credits: Lucky Red