Mussolini è tornato ma, in realtà, non se ne è mai veramente andato.  
Remake del film tedesco Lui è tornato del 2015, diretto da David Wnendt e basato sull’omonimo bestseller di Timur Vermes, era inevitabile non avere un corrispettivo italico, quella circostanza spazio-tempo che avrebbe fatto ritornare il Duce.
Tutto quello su cui ruota Sono Tornato è la fascinazione, quella che nasce nei confronti dell’ex dittatore (interpretato da un ottimo Massimo Popolizio) che, trovatosi in un inspiegabile anno domini 2017, cerca di riconquistare l’Italia saggiando i pareri ed i pensieri attuali degli italiani, compiendo un tour nazionale con il regista amatoriale Andrea Canaletti (Frank Matano). Egli (come poi faranno tutti) lo ritiene un comico, un gran attore Stanislavskijiano, che potrebbe volgere a suo favore, realizzando un finto documentario per poter ottenere, così, una promozione nella stazione televisiva per la quale lavora.

Ma se l’intento del film di Luca Miniero era quello di poter costruire un film comico sulla figura di Mussolini, di quanto si potesse ridere delle sue idee per poi esserne disgustati, ci si ritrova nel senso opposto: se ne resta quasi irresistibilmente affascinati.        
Un film che analizza di più la figura di Mussolini e della sua nuova (ma vecchia) propaganda, invece che la reazione di un popolo costruita in maniera molto banale, bonaria, e su luoghi comuni.         
Una propaganda, si diceva, che questa volta trova l’appoggio (in)consapevole dei media, disposti a tutto pur di combattere la concorrenza (a costo anche di abilitare a comico il vero Duce).

I difetti di Sono Tornato fanno in modo che l’idea in nuce (cioè, cosa succederebbe se Mussolini ritornasse tra di noi?) deragli, da una parte caricando ereticamente più che comicamente un personaggio già di per sé carismatico con una spalla vacua (Matano) e, dall’altra, è un film che cerca di districarsi tra il documentario, la candid camera e servizi alla “Dalla parte vostra”, che prova ad essere pop rimanendo solo allo stadio germinale.

Lui è ritornato con un tempismo perfetto, appena dopo la giornata della memoria e poco prima delle elezioni, piazzandosi in aperta campagna elettorale.       
Quella memoria, quella dote che l’Italia non ha. Un paese che non è capace di ricordare e comprendere i propri errori e va avanti a rotta di collo, pronto addirittura a perdonare e dimenticare tutti gli orrori Mussoliniani ma sempre pronti a dire “Quando c’era Lui”, “L’unico errore che ha fatto è stato unirsi a Hitler”.
Masse che si spostano da Piazza del Popolo del 1940 a dietro uno schermo televisivo o di qualsiasi altro device degli anni 2000, quando, invece, dovremmo essere solo dietro una lavagna e in punizione, data la facilità con cui ci si lascia plagiare; il ritratto (l’ennesimo, ma tanto non ci si ricorda nemmeno questo) di un italiano medio pronto a rendersi schiavo e servile nei confronti della propria guida, o meglio, succube delle parole di un gran comunicatore. E, nella fattispecie, di un comunicatore come Mussolini, che vedrebbe aumentare esponenzialmente e trasversalmente la propria idolatria grazie ai nuovi mezzi di comunicazione e alle strategie del suo upside-down.

Sono tornato, film di Luca Miniero con Massimo Popolizio e Frank Matano, al cinema dal 1 febbraio.