Twin Peaks 3: il ritorno alla cittadina è più surreale che mai 

Dopo 26 lughi anni di attesa, la terza stagione di Twin Peaks ha fatto il suo debutto sul piccolo schermo. Domenica notte i primi due episodi della serie cult sono stati trasmessi in America sul canale Showtime, mentre qui in Italia sono andati in onda su Sky in contemporanea con gli USA e con i sottotitoli. Per la versione doppiata bisogna attendere sino a venerdì 26.

Al termine delle prime due puntate si rimane spiazzati, come dopo la visione di un film di David Lynch, appunto. Il Twin Peaks che conoscevamo – e tanto amavamo – si è evoluto. Fin da gennaio eravamo a conoscenza del fatto che la terza stagione sarebbe stata un “Lynch sotto effetto di eroina”, secondo quanto dichiarato da Showtime. Ed in effetti così è stato.

Non ammettere che la serie sia diversa sarebbe mentire. È passato un quarto di secolo, la televisione e il cinema sono cambiati moltissimo, ma non è questo il momento per discuterne sul “come” sia stato messo in atto questo cambiamento.

La prima scena che vediamo – Cooper nella loggia nera che dialoga con il gigante – è una chiara citazione alla prima opera cinematografica di Lynch: Erasehead. Il bianco e nero utilizzato nella pellicola lo ritroviamo in questo primo frame.

Nonostante un inizio familiare per i fan del regista, ecco che improvvisamente l’azione si sposta a New York, e di conseguenza uno degli elementi caratteristici delle prime due stagioni – la staticità – viene eliminato. Le scene ambientate nella grande mela sono misteriose, inquietanti e silenziose.Dopo New York è il turno del South Dakota, con un filone narrativo che ricorda molto Fargo. La vicenda ruota attorno al ritrovamento della testa di una donna. Il colpevole pare essere il preside della scuola, ma stando alle sue dichiarazioni, lui l’avrebbe fatto pensando di essere in un sogno. Forse qualcosa ha agito per conto suo? BOB, sei stato tu?

La trama va avanti e ci viene presentato il Cooper malvagio (la sua controparte buona si trova intrappolata nella Loggia Nera), una versione villana e piuttosto ridicola: qualcosa di terribile si cela sotto quelle fattezze stranianti. 
Si arriva a Twin Peaks: Benjamin Horne al Great Northen Hotel dialoga con suo fratello; Hawk guidato dalla signora Ceppo, alla ricerca di qualcosa che è perso; Lucy e Andy sposati e storditi più che mai (sarà la vecchiaia); Sarah Palmer è a casa a guardare truculenti documentari alla televisione; James e Shelly si divertono alla Bang Bang Bar.
Tutte queste scene descritte sono alternate da inserti surreali e di natura misteriosa. Luci nella notte, apparizioni inquietanti, ed infine, la Loggia Nera. Al suo interno si consumano le scene più interessanti di queste prime due puntate. Un incontro epocale tra Cooper e Laura Palmer. Quella scena si può già definire “storia”. Infine i dialoghi con un sicomoro dalla testa “umana” che va a sostituire il personaggio interpretato dal nano nelle prime due stagioni.

Lynch, da sempre in grado di abbinare al gusto per la sperimentazione estrema il gusto per il racconto, si dimostra ancora una volta autore innovativo. Realizzare il sequel di una serie datata negli anni ’90 non era impresa da poco. Si poteva attuare un’operazione di aggiornamento al 2017, ma ne sarebbe nato un remake delle prime due stagioni (un po’ come capitato con Star Wars VII). Lynch ha scelto la via più difficile, che solo lui è in grado di percorrere: riportare alcuni elementi delle prime due stagioni inserendo delle storie alternative che vanno ad espandere l’universo narrativo della serie. Ha inoltre aggiunto scene surreali e allucinogene che la televisione degli anni ’90 non poteva supportare. La televisione del 2017 secondo Lynch, è espansione e superamento dei confini conosciuti.

A cura di Andrea Bonino
Photo Credits: Showtime