La forza delle donne, la memoria e il bianco e nero: Alfonso Cuarón porta a Venezia la storia di Cleo. ROMA sarà disponibile a dicembre in sale selezionate e su Netflix

Presentato al Festival del Cinema di Venezia, ROMA segna il ritorno del regista premio Oscar Alfonso Cuarón: non solo è la quarta volta che presenta una sua opera al Lido (Y Tu Mamá También​​, Children of Men, Gravity), ma torna a raccontare il proprio paese dopo che per anni ha raccontato agli spettatori mondi soprannaturali.  

ROMA è per l’appunto il quartiere di Città del Messico dove Cuarón è cresciuto e dove, negli anni ’70, vive e lavora Cleo (Yalitza Aparicio), domestica in una casa della medio alta borghesia. La storia segue le vicende di questa famiglia che si intrecciano con la situazione storico-sociale del Messico di quegli anni.

Quello di Cuarón è un ritratto intimo, ma al contempo epico per il modo in cui la narrazione prende la potenza della saga famigliare.

Si tratta infatti di un racconto dichiaratamente autobiografico che riporta la storia delle donne della sua infanzia: la madre e la ragazza che per lui non è stata solo una bambinaia, ma parte integrante della sua famiglia.

Raccontato con una meravigliosa fotografia, curata dallo stesso regista e in bianco e nero, lo strumento della memoria per antonomasia, gli eventi si susseguono in piani sequenza che accompagnano i movimenti dei protagonisti, ma non fino in fondo: improvvisamente la camera si ferma indugiando su oggetti e persone, facendoci sentire come nei ricordi del regista e come se ripercorressimo con la sua mente gli eventi.

In ROMA diversi strati sociali si amalgamo senza mai cadere negli stereotipi: il padre medico, la moglie insegnante di chimica, quattro figli, la nonna e due domestiche di origine mixteca. Gli eventi che hanno scosso il Messico in quegli anni si uniscono alla storia di un un nucleo che pian pian si sgretola. 

Una famiglia che tuttavia prova a rinascere dalle proprie ceneri tentando di affrontare anche le sofferenze più strazianti come si trattasse di un’avventura e che trova nella fratellanza il suo punto di forza: le protagoniste femminili scopriranno (stupendosene) che anche nelle figure più inaspettate si può sempre trovare un appiglio.

ROMA, in un festival molto criticato per la poca rappresentanza femminile in regia, è un inno alle donne e alla loro capacità di andare oltre alle convenzioni sociali e di unirsi, nonostante la vita, nonostante le difficoltà. Gli uomini, che lo stesso Cuarón ha definito in conferenza “inferiori”, figurano come macchiette inutili e degradanti.

Il film è un vero capolavoro che riesce a darci la speranza di un’umanità (femminile) migliore, che anela alla propria libertà e a un po’ di meritata felicità. Leone d’Oro in arrivo? Decisamente uno dei miei candidati alla vittoria.

Il film è prodotto e distribuito da Netflix, che lo porterà sulla propria piattaforma e in cinema selezionati da dicembre.