In occasione del tour promozionale della sua ultima opera da regista, Kim Rossi Stuart ha presentato ieri sera al Cinema Massimo di Torino, Tommaso, pellicola già presentata alla 73. edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
My Red Carpet era lì per voi ed ha assistito alla proiezione e all’intervista al termine del film. 
Ci sembra doveroso fare una presentazione della location e della struttura, il Cinema Massimo appunto, che appartiene alla Fondazione Maria Adriana ProloMuseo Nazionale del Cinema e cui gestione è appannaggio del Museo dal 1989. 
Recentemente restaurato, il cinema è oggi un multisala all’avanguardia ed è stato inaugurato il 24 gennaio del 2001.
Ubicato proprio ai piedi del maestoso simbolo torinese, la Mole Antonelliana (nella foto), che ospita il prestigioso Museo del Cinema, il “Massimo” da sempre si contraddistingue per la sua programmazione elitaria: continui approfondimenti su pellicole del passato e presente, proiezioni di film in lingua originale con sottotitoli in italiano, anteprime e incontri con personalità del mondo del cinema e della cultura ed eventi speciali. 
La Multisala Cinema Massimo, inoltre, ospita i principali festival cinematografici del capoluogo piemontese: Torino Film Festival, CinemAmbiente, Torino Gay & Lesbian Film Festival, Sottodiciotto.
 
Focalizziamoci sulla proiezione di Tommaso, pellicola diretta da Kim Rossi Stuart, al cinema dall’8 settembre. 
A distanza di dieci anni esatti da “Anche libero va bene” Kim Rossi Stuart torna dietro la macchina da presa. I legami tra questa e quella pellicola non si fermano solamente al nome del protagonista, ma interessano anche il contesto familiare di provenienza dei due protagonisti, creando una sorta di continuità tra il Tommy bambino del 2006 e il Tommaso adulto di oggi. 
Come specificato dallo stesso regista/interprete, Tommaso è un film nudo, senza molte pretese estetiche, essenziale e con poca colonna sonora. E’ un film drammatico e profondamente psicologico: un viaggio teso a valorizzare l’introspezione. 
Tommaso, da sempre in conflitto con la figura femminile, a partire dal suo rapporto con la madre, è alla frenetica e nevrotica ricerca della donna, dell’anima gemella che, per turbamenti interiori e traumi del passato, fatica a trovare.
Potremmo così descrivere il percorso del protagonistain strutturato in tre momenti: Tommaso, all’inizio del film, si trova all’interno di un rapporto apparentemente stabile con Chiara (Jasmine Trinca), ma è una relazione che non lo soddisfa e di cui vede solo i lati negativi, destinata a terminare e questa previsione diventa realtà poichè Chiara lascia Tommaso che avrà così la possibilità di ricominciare, di cercare il “bambino” smarrito che vive in sé. 
Da una quotidianità troppo scontata si passa ad un momento di certezza e autocontrollo: Tommaso incontra Federica (Cristiana Capotondi), un’anima dolce, fragile e comprensiva. Federica accoglierà e capirà Tommaso, donandosi totalmente. Lui, però, sa che lei non sarà la donna della sua vita e reitererà l’errore già commesso in passato. 
Il viaggio di Tommaso è una realtà onirica: mentre continuerà a sognare ad occhi aperti una realtà nuda in cui poter beneficiare della sessualità come, dove e con chi vuole, vive anche un senso di frustrazione per questa estenuante ricerca leopardiana del piacere. E’ un essere umano che si contorce per trovare un’identità e un “porto sicuro”, ma che vive fondamentalmente nell’infelicità e nella solitudine.
Il film si compone di molti momenti ironici e l’ironia è perfettamente funzionale alla narrazione soprattutto in quello che risulta essere il terzo blocco, l’incontro con quella che possiamo definire “l’imprevedibilità” di una donna giovane, fresca, insicura: è la volta di Sonia (Camilla Diana). Tommaso perde la testa e si innamora di questo ideale di ragazza che lo invita al gioco e alla spensieratezza. 
Egli crede di poter finalmente portare a termine la missione, ma anche Sonia potrebbe essere una delle tante delusioni da collezionare.
Il più grande ostacolo si trova, realmente, dentro Tommaso, è proprio per questo che il regista, durante l’intervista, ha parlato di una trama “interna” che ha cercato di esternare con simboli e personificazione dei sentimenti. Il bambino che è cresciuto senza la sicurezza dell’affetto materno è ormai diventato un uomo/bambino, insoddisfatto e quasi grottesco. 
La nudità dei valori e dei personaggi è un mezzo per raggiungere lo scopo finale e, a nostro parere, non risulta volgare o “commerciale”, ma simboleggia la profonda instabilità di Tommaso e il suo amore per la Donna, con la D maiuscola.

Tommaso è un’ispezione dell’introspezione, la psiche nuda e cruda.

 

 
Photo Credits: 01 Distribution – My Red Carpet