ESCE IN SALA VITTORIA E ABDUL
LA STORIA DI UN’AMICIZIA RIVOLUZIONARIA
CON JUDI DENCH E ALI FAZAL

La storia è fatta di segreti. E diciamocelo: spesso i migliori racconti storici sono proprio quelli che sono rimasti sotto chiave per decenni per paura di scandali e imbarazzi internazionali. Magari perché i protagonisti di queste storie avevano compiuto qualcosa di talmente rivoluzionario da non poter essere rivelato…

È il caso della storia raccontata in Vittoria e Abdul, nuovo film diretto da Stephen Frears (The Queen, Philomena) con la meravigliosa Judi Dench e Ali Fazal, che uscirà domani nelle sale italiane. Presentato lo scorso settembre fuori concorso alla 74^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, è tratto dall’omonimo libro di Shrabani Basu, un racconto documentato dell’amicizia tra la regina Vittoria e il suo servo musulmano Abdul Karim.

LA VERA STORIA

La regina Vittoria è stata la monarca britannica che ha regnato per la quasi totalità dal XIX secolo. Dal 1876 al 1901 è stata anche imperatrice d’India, terra esotica lontana, mai toccata in prima persona. Nel 1887, in occasione del giubileo d’oro, la regina invita a corte 50 reali da tutto il mondo e chiede specificatamente dei camerieri indiani per servire il pranzo. Uno di questi, Abdul Karim di soli 24 anni, con il suo comportamento di ingenua sovversività incanta la sovrana, la quale decide di offrirgli il posto di suo servo personale.
Dopo poco tempo lo eleva a suo Munshi (maestro), che le insegna la cultura indiana facendole scoprire quelle terre inesplorate per lei così affascinanti. Abdul passa il suo tempo con la regina insegnandole la lingua urdu e facendole conoscere il curry, il narghilè, il mango. I due coltivano un’amicizia profonda che porta Vittoria a coinvolgere il suo nuovo amico ovunque, perfino nelle cerimonie ufficiali. Abdul era un musulmano di basso ceto sociale, eppure in quegli anni era la persona più vicina alla sovrana. Immaginate lo scandalo.

IL FILM

La corona britannica ha nascosto questo episodio per tutto il secolo scorso, ma si sa, prima o poi le bugie vengono a galla e qui interviene Stephen Frears, regista che di biografie ne ha girate molte e che è rimasto assolutamente affascinato dal carattere rivoluzionario di questa storia. Decide, quindi, di coinvolgere Judi Dench, ormai onnipresente nei suoi film, che a 82 anni suonati ci regala un’interpretazione straordinaria, come sempre. Assieme a lei Ali Fazal, noto giovane attore del cinema indiano, che interpreta il Munshi nel racconto di questa improbabile amicizia.
È chiaro fin dai primi fotogrammi che il lungometraggio è stato costruito sulla figura della Dench, mossa molto astuta considerato che l’attrice inglese è una di quelle perle rare del cinema che non ne sbaglia una. È Vittoria, quindi, la protagonista assoluta: lei, le sue emozioni, i suoi stati d’animo, le sue insicurezze, le sue crisi, la sua vecchiaia e la malattia che la colpisce. Questa scelta registica influenza anche il lavoro della fotografia, infatti, i colori del film rispecchiano costantemente il morale della regina.

EMPATIA E RIVOLUZIONE

Nonostante abbia detto in più punti che questo film racconta una storia rivoluzionaria, ci tengo a precisare che non è solo questo il focus del regista. Durante la conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia, Frears ha infatti dichiarato di essersi concentrato anche sul carattere empatico della vicenda, esplicitando le emozioni intime della regina nel momento in cui si trova faccia a faccia con qualcuno che – stranamente – non è interessato alla sua eredità. Judi Dench riesce a esprimere questo intento in modo eccelso coinvolgendo emozionalmente lo spettatore.

Viene data molta importanza anche alla dicotomia tra i rituali impostati della nobiltà di corte e i comportamenti del tutto spontanei del Munshi. Quest’ultimo è un personaggio che rappresenta la diversità: un modo di vivere lontano dalle logiche dell’interesse, un modo di approcciarsi alla vita più colorato e affascinante, tutti atteggiamenti che affascinano profondamente Vittoria. Peccato che nella storia sia la sola a volersi aprire a questa diversità: le persone che la circondano, compresi i suoi figli, vogliono tenere Abdul ben lontano dalla regina. In questo senso Vittoria e Abdul è un film che parla all’attualità e che, secondo il regista, “Trump dovrebbe guardare con molta attenzione”.

Photo Credits: Universal Pictures, La Biennale