Da ieri, grazie a 20th Century Fox, è in sala Widows – Eredità Criminale, il nuovo film di Steve McQueen.

Ambientato nella Chicago dei nostri giorni, in un periodo di agitazione e tumulti, quattro donne, senza nulla in comune tranne il debito lasciato dalle attività criminali dei mariti, uccisi durante un colpo andato male, decidono di unirsi e prendere in mano le redini dei loro destini.

Il paragone con Ocean’s 8 non esiste, soprattutto nel momento in cui iniziamo a capire dove Widows – Eredità Criminale vuole andare a parare, se mai vi foste venuto in mente leggendo la breve sinossi.

Non potrebbe esserci nulla di più distante.

Se il seguito al femminile della fortunata saga americana univa la commedia con quell’azione abitualmente attribuita al genere maschile, il film di Steve McQueen fa lo stesso sostituendo l’ironia con la tensione tipica del thriller, evidenziando quest’ultimo aspetto con un montaggio alternato che fin dai primi minuti, tra bianco e nero (merito anche della fotografia di Sean Bobbitt), carezze e inseguimenti, musica e spari, ci ricorda la cifra stilistica del regista.

Lì, come accaduto nelle sue precedenti opere, è riassunto tutto ciò che vedremo nel film: scontri tra due realtà, che siano sociali, politiche o di razza, trasformando in qualcosa di nuovo quello che poteva sembrare un tradizionale thriller.

Viola Davis, Michelle Rodriguez, Elizabeth Debicki e Cynthia Erivo interpretano in maniera egregia quattro ruoli ben distinti tra loro, quattro donne diverse per abitudini, vita e prospettive future, unite però dal dolore, la voglia di sopravvivere e di riscattarsi contro tutto ciò che giorno dopo giorno le violenta, verbalmente, fisicamente e moralmente. A rappresentare la loro diretta controparte troviamo eccellenze come Colin Farrell, Liam Neeson, Daniel Kaluuya e Robert Duvall.

I dialoghi delle protagoniste, fin quando sono i relativi mariti sono presenti sullo schermo, sono ridotti al minimo. Quasi una denuncia sociale relativa al contesto nel quale sono state costrette a vivere, nei loro spazi che per quanto possano esser belli o brutti gli sono sempre stati imposti. È la storia di un cambiamento, di un richiamo alle armi in un momento di disperazione strettamente collegato all’attualità che ogni giorno, partendo proprio dal dorato mondo di Hollywood, con collettivi, proteste e denunce ci ricorda le disparità di sesso.

I colpi di scena non mancano e la qualità delle vicende è costante facendo sì che lo spettatore non distolga mai l’attenzione, venga ingannato e spinto alla riflessione su quanto il regista voglia mostrarci (e non parliamo solo di abusi sul genere femminile ma persino dello scarso controllo americano sulle armi e, ovviamente, di discriminazioni raziali). E proprio su questi temi, ogni tanto, cerca di alleggerire con qualche cinica battuta che può solo aiutare la memoria dello spettatore.

Potrebbe esser troppo per un film di genere come Widows? Forse, ma è un modo politicamente scorretto (tanto come quello che accade nel film) per far riflettere su queste questioni un pubblico che solitamente non andrebbe mai in sala scegliendo di propria iniziativa un film d’autore che tratta di questi temi.

Ingannevole? Forse. Ma visto il passato del regista (12 Anni Schiavo, Shame e Hunger) e quello della sceneggiatrice Gillian Flynn (Gone Girl) il risultato è un buon film (visti i rischi corsi).

Indimenticabile, oltre alla dolce recitazioni di Liam Neeson, l’intenso urlo viscerale di Viola Davis, fatto allo specchio, dove lo spettatore può guardarsi.

Widows – Eredità Criminale resterà così impresso nella memoria di ogni spettatore anche solo per questo. E chissà che qualcosa, prima o poi, non inizi realmente a cambiare.