Quando diverso vuol dire speciale, vuol dire Wonder.
Dal 21 dicembre al cinema il nuovo film di Stephen Chbosky con
Julia Roberts e Owen Wilson.

Il cinema racconta la diversità da quando è nato, perché è dalla valorizzazione della diversità che sono nate le storie più interessanti, più profonde, più sfaccettate.

Cos’altro sono, altrimenti, gli X Men se non un coacervo di esseri umani palesemente diversi,  oggettivamente in difficoltà nell’accettazione delle proprie differenze?

Su questo filone nasce Wonder, la storia di August Pullmam (Jacob Trambley) che subisce diversi interventi chirurgici a causa di una malattia genetica che ne ha alterato i lineamenti del viso. Nonostante le operazioni la faccia di Auggie è diversa, palesemente buffa, attira gli sguardi, e lui per anni la copre con un enorme casco da astronauta. Lo fa per diventare diverso di un’altra diversità, in questo caso non subita, ma richiesta. Meglio essere considerato eccentrico, addirittura folle, piuttosto che essere visto come brutto.

Ma dovrà fare i conti con il resto del mondo, tolto quel casco. E il resto del mondo è una scuola media, un ecosistema di passaggio popolato di preadolescenti per il quale la parola d’ordine, da sempre, da quando esistono gli ormoni e quindi i preadolescenti, è “uniformità”.

Se non fai parte del gruppo, sei fuori. Se ti va bene, sei semplicemente ignorato, se invece gira male, ti versano i frullati in testa a mensa, momenti in cui cinematograficamente i bulli agiscono. 

Nella scuola Auggie, nonostante il sostegno della mamma Isabel (Julia Roberts) e del papà Nate (Owen Wilson), conosce la solitudine, le angherie, conosce anche l’amicizia di Summer, una bimbetta con cui dividerà il catartico momento mensa fondando il Summer only lunch table, e con Jack, che è uno dei ragazzetti popolari ma che si avvicina ad August per il suo senso dell’umorismo, per la sua intelligenza. Un’amicizia che non sarà però salvacondotto per la tranquillità di August, che verrà colpito, denigrato, che sentirà tutti i giorni il peso della sua diversità, mentre in casa sente la leggerezza della sua specialità.

Wonder, il film di Stephen Chbosky, esattamente come il libro di Palacio da cui è tratto, ci mette però davanti a un concetto molto più ampio.

August potrebbe essere Lina, ragazzina robusta, Luciano, vestito senza firme. O ancora Pino, che non ha il cellulare. August è tutti noi, e i suoi aguzzini siamo tutti noi, che piangiamo in sala e ci arrabbiamo per le cattiverie subite da Auggie, ma che pratichiamo il body shaming come sport mondiale, additando cuscinetti e rotolini, nasi diversi e calvizie. Vittime e carnefici, in un gioco di insicurezze che ci priva di energie utilizzabili per altre cose, fossero anche banali.

La diversità, intesa come specificità, è ricchezza. Una ricchezza virtuale quotata molto meno dei bitcoin. 
Noi scegliamo la gentilezza. 

Photo Credits: 01 Distribution