A partire dal 6 giugno, grazie a 20th Century Fox Italia, in tutte le sale del nostro paese potremmo finalmente vedere X-Men: Dark Phoenix, il capitolo conclusivo dell’esperienza degli X-Men nelle mani della casa cinematografica statunitense.

Questa la sinossi:
La telepate Jean Grey ha inaspettatamente sviluppato durante una missione di salvataggio incredibili poteri psichici che tuttavia iniziano a corrompere la sua mente, trasformandola nella terribile Fenice Nera. Gli X-Men alle prime armi, Ciclope, Tempesta, Nightcrawler  e Quicksilver dovranno unire le forze con l’indomita Mystica e l’imprevedibile Magneto, ora a capo di un gruppo di mutanti dell’isola di Genosha, per salvare la vita della loro amica tra fughe, rivelazioni e combattimenti con un misterioso nemico che coinvolgeranno anche Charles Xavier.

“Chi siamo?”, “Chi diventiamo?”, “Puoi aggiustarmi?”.

X-Men: Dark Phoenix è un film che si pone molte domande, fin dalle sue prime scene, e perdura con questo spirito di ricerca durante il suo intero svolgimento.

Per ottenere una risposta o immedesimarsi nei panni dei protagonisti destinati a questa caccia, non serve avere superpoteri, basta un briciolo di sensibilità o sentirsi emarginati: insomma, basta avere i tratti che hanno sempre contraddistinto questo gruppo di eroi da altri creati dalla Casa delle Idee.  

Fondamentale per questi quesiti e per le agogniate risposte Jean Grey, il personaggio interpretato da Sophie Turner che dopo averla vista nelle seriose vesti di Sansa Stark di Game of Thrones, in X-Men: Dark Phoenix sembra perdere tutta la sua sicurezza, dovendo interpretare un personaggio dagli straordinari poteri ma dallo scarso controllo (concedendosi, ogni tanto, qualche sorriso). Splendida e allo stesso tempo in crisi con se stessa, entrerà in diretto contatto con la bravura indiscussa di altre due attrici: Jennifer Lawrence sotto la pelle di Mystica e Jessica Chastain, nei panni dell’antagonista. Loro tre, in più momenti (a volte anche non necessari), sottolineeranno l’influenza hollywoodiana dei movimenti femminili. Saranno queste forti e dovute dinamiche a rendere diverso il film dai capitoli precedenti, diventando più che uno scontro tra fazioni una lotta interiore con chi si è e cosa si vuole diventare, soprattutto da un punto di vista femminile.

Ma questo distacco dai precedenti capitolo sarebbe risultato maggiormente positivo se non si fossero completamente abbandonati qualsivoglia collegamento (e l’uscire dopo Avengers: Endgame non aiuta a dimenticare questo aspetto) e non fosse stato inserito in una mediocre storia dove una razza aliena vuole impossessarsi di un indomito e misterioso potere per conquistare la Terra. Presentando poco e male i nuovi nemici e perdendo il collegamento con film come X-Men: L’Inizio o X-Men: Giorni di un Futuro Passato, l’effetto di un finale pacifico, girato su una “Rue de la Paix” di Parigi perde di efficacia al pari del passaggio generazionale che si è tentato di forzare tra pensionamenti precoci e morti frettolose.

Il confronto tra il vecchio e il nuovo è impossibile da sostenere.

Nonostante questi problemi di scrittura, non salvati dalle riprese aggiuntive e dalle posticipazioni d’uscita del film, tecnicamente l’epilogo è molto equilibrato. La regia, che segna l’esordio di Simon Kinberg (dopo esser stato produttore dei capitoli precedenti) è piacevole, basa tutto sulla spettacolarizzazione dei sentimenti e delle emozioni dei personaggi. Nelle scene d’azione con numerosi personaggi, invece, sa come metterli in risalto, senza perderli di vista o esagerando le proprie capacità.  La fotografia, in linea con la regia, sa come non creare disturbi agli effetti speciali, pur non regalando immagini indimenticabili. Al suo fianco una potentissima colonna sonora di Hans Zimmer, che sa quando e come spingere i bassi.

Con un po’ di amaro in bocca visti i quasi vent’anni che questa collaborazione tra X-Men e grande schermo vanta, duole uscire dalla sala senza una risposta forte e completa alla fiducia che gli appassionati hanno riservato a questa saga fin dal 2000, quando uscì il primo cinecomic della storia.