Non ci resta che il crimine, la commedia sulla Roma anni ’80, presenta la Banda della Magliana con sottile humor

Quando si pensa alla Roma verace, quella che fa sorridere col suo accento unico, è impossibile non scorgere infondo alla nostra mente il volto di Marco Giallini. Se poi si aggiungono anche Alessandro Gassman, Edoardo Leo e Gianmarco Tognazzi in un attimo si è proiettati “nel core de la città eterna”.

Solo un cast del genere poteva quindi dare vita all’ultimo film di Massimiliano Bruno, “Non ci resta che il crimine”, nelle sale dal 10 gennaio.

Ecco la trama: “Roma 2018, tre amici di lunga data, con scarsi mezzi ma un indomabile talento creativo, decidono di organizzare un “Tour Criminale” di Roma alla scoperta dei luoghi che furono teatro delle gesta della Banda della Magliana. L’idea, ne sono convinti, sarà una miniera di soldi. Abiti d’epoca, jeans a zampa, giubbotti di pelle, stivaletti e Ray-Ban specchiati, ed è fatta, sono pronti per lanciarsi nella nuova impresa.
Se non fosse che, per un imprevedibile scherzo del destino, vengono catapultati negli anni ‘80 nei giorni dei gloriosi Mondiali di Spagna e si ritrovano faccia a faccia proprio con alcuni membri della Banda, che all’epoca gestiva le scommesse clandestine sul calcio. Inoltre, l’incontro con una vulcanica e dirompente ballerina rischia di scombinare ancora di più le carte. Per i tre amici potrebbe rivelarsi una ghiotta occasione di riscatto oppure…”

L’irriverenza di Moreno, il personaggio interpretato da Marco Giallini, la sensibilità di Sebastiano, a cui dà il volto Alessandro Gassman, la correttezza di Giuseppe, interpretato da Gianmarco Tognazzi, e la sfrontatezza del Boss della Banda “Renatino”, impersonato da Edoardo Leo, si fondono perfettamente tra loro dando vita a 102 minuti di puro intrattenimento.

A tratti la pellicola può sembrare la classica commedia all’italiana, che fa solo sorridere e divertire gli spettatori ma che non gli lascia nulla di concreto. In realtà però, non è affatto così. Il sottile umorismo con cui viene trattato il tema della criminalità organizzata, che negli anni ’80 spopolava nella Capitale come nel resto d’Italia, permette infatti di capire e cogliere anche sfumature e sottigliezze di quella che era la quotidianità e la vita reale degli italiani in quel periodo storico.

Night club, lo spaccio di cocaina, rapine a mano armata, la totale assenza di tecnologia, le tanto care 50.000 Lire, le cabine telefoniche, le batterie criminali che controllano le zone della città, sono gli elementi caratteristici del film. E per quanto il mondo sia poi cambiato e andato avanti, il popolo italiano ha però mantenuto una grande passione, forse l’unica che riesce (oggi come allora), a svuotare le strade: il calcio. “Non ci resta che il crimine” inizia infatti con l’arrivo dei tre protagonisti in una calda giornata di giugno del 1982, la nazionale Italiana aveva appena vinto la partita contro il Perù e la trama prosegue di pari passo con il Campionato di calcio. Il timido Giuseppe, poi, si rivelerà essere un vero esperto di pallone e la sua buona memoria avrà un ruolo essenziale nelle avventure del gruppo.

Il pubblico sembra davvero apprezzare la pellicola, che infatti già nel primo weekend di programmazione ha incassato ben 2 milioni di euro, posizionandosi così al primo posto del botteghino.

Un film gradevole, che fa trascorrere una bella serata al cinema fra amici. Di certo, non una pellicola da colossal ma indubbiamente una di quelle storie che fa piacere ogni tanto andare a vedere, anche solo per staccare un po’ la spina dal tram tram quotidiano. E poi, le tutine aderenti e i luccicanti look anni ’80 a chi non piacciono almeno un po’? Indossate poi da Edoardo Leo, fanno davvero un gran bell’effetto!