Alla Mostra del cinema di Venezia è stato presentato Joker, film diretto da Todd Phillips e interpretato da Joaquin Phoenix

Proporre una recensione di Joker che sia esaustiva diventa una sfida difficile.

Perché il film di Todd Phillips (Una notte da leoni, Parto col folle, Trafficanti) non è solo mostrare come Arthur Fleck sia diventato un criminale, non è solo mostrare una Gotham allo sbando e non è solo un tentativo per cercare di capire come e perché diventerà la nemesi di Bruce Wayne.

Joker è una storia totalmente originale, che estrapola il personaggio dai fumetti senza fare riferimento a nessun comic specifico: un film senza regole e senza confini, con la possibilità di dare origine ad un personaggio libero di esprimersi al meglio e diversi modi.

Ambientato nei primi anni ’80, in una Gotham City abbandonata a se stessa e in rivolta, viene mostrata la genesi del Joker, un uomo mentalmente disturbato e con una mimica incontrollabile, tra cui la risata che Joaquin Phoenix ha reso totalmente sua.

Indipendente da qualsiasi film precedente che ha affrontato lo stesso personaggio, questa pellicola mostra l’evoluzione psicologica di un individuo messo ai margini di una società, figlio di un mondo irto di ostacoli che non permette la realizzazione di sé stesso. Arthur è un reietto, un uomo che prova a entrare nei canoni di una società che non lo vuole, che fa di tutto per lasciarlo da parte – un fardello di un certo peso per l’élite – e che lo burla, senza dargli o restituirli la dignità e il rispetto che ogni essere umano dovrebbe avere.

“Mia mamma mi diceva sempre di sorridere e di mettere una faccia felice”.
Un desiderio, quello di Arthur, di far sorridere la gente, di regalare gioia, quella gioia che egli non prova in prima persona. Regalare emozioni fugaci, che si tratti di un bambino o di un adulto; un modo per empatizzare con gli altri e per far sì che gli altri potessero empatizzare con lui.

Da Arthur a Joker il passo è breve: da voler essere un burlone, far ridere gli altri continuando a vivere nella tragedia, egli comincia ad invertire il processo, diventando il primo a ridere degli altri, di chi ha creato le condizioni per emarginarlo, farlo diventare un burattino, una macchietta. Ormai è deciso a ridere davvero “Ho sempre pensato alla mia vita come una tragedia, adesso vedo che è una commedia”.

Un processo verso la libertà di essere quello che si è, di essere libero dalle restrizioni morali, legislative e sociologiche di una società impositiva e dominata dall’élite, che si sviluppa con la danza e con la musica. Due arti che hanno sempre reso l’uomo libero di esibire il proprio estro artistico e il proprio animo e non sorprende il fatto che Joker possegga alcune connotazioni registiche e coreografiche che ricordano i musical.

Sì, proprio questo genere, con particolare riferimento agli anni ’30, anni in cui il musical si stava diffondendo in America e nel resto mondo. Anni dominati dalla danza coreografata e allo stesso tempo libera di esprimersi come quella di Fred Astaire, colui che sapeva far ballare chiunque, colui che ha insegnato come sia importante essere liberi. E, soprattutto, quanto sia importante effettuare delle pianificazioni per sentirsi liberi, proprio come imparare i passi e diventare un perfezionista assoluto per sentirsi libero e indipendente da qualsiasi tipo di limite.

Non è un caso, infatti, che nel film compaia una scena in cui viene mostrata una pellicola con Fred Astaire alla televisione, così come non è un caso che in un’altra scena venga mostrata la danza sui pattini di Charlie Chaplin in Tempi moderni. Allegorie di libertà, simboli di naturalismo e di emancipazione. La voglia di essere sé stessi e la semplicità di farlo.

Sebbene il film non si riferisca apertamente ai tempi moderni, i riferimenti ai giorni nostri sono pressoché inevitabili: in un mondo come quello odierno, dominato dalla violenza, dall’abbandono dei cittadini da parte delle istituzioni, dalle rivolte, Fleck non diventa altro che il simbolo della libertà di espressione. Il cambiamento di un uomo messo alle strette e condannato all’infelicità, quasi costretto ad assumere certi comportamenti per non implodere e per non cadere in balia degli eventi determinati da una società consumistica, costituita da reietti e classi privilegiate.

Un cinecomic che non è il cinecomic come i grandi studios ci hanno abituato sino ad ora, ma di impronta autoriale, così forte, naturalistico e espressivo, con una regia che segue e inquadra il protagonista in maniera diversa a seconda del suo stato d’animo.

Un film che vede un Joaquin Phoenix in uno stato di grazia eccellente, capace di dare vita ad un personaggio che si distacca totalmente dal fumetto e dalle altre interpretazioni precedenti, vittima di un sistema sociale e di eventi familiari che lo hanno condotto ad indossare una maschera per esprimere finalmente il suo estro.

Un’interpretazione memorabile, questo studio sul personaggio di Joker, raggiunta grazie anche ai costumi di Mark Bridges (Magnolia, Il petroliere, The Artist, The Master, Il filo nascosto e Marriage Story) e alla colonna sonora di Hildur Guonadottir, capace di mettere insieme brani moderni e brani come That’s Life di Frank Sinatra e Smile di Jimmy Durante.

Prodotto da Todd Phillips e Bradley Cooper, oltre a Joaquin Phoenix, nel cast sono presenti Douglas Hodge, Dante Pereira-Olson, Brett Cullen, Marc Maron, Zazie Beetz, Frances Conroy e Robert De Niro.

Joker uscirà nelle nostre sale il prossimo 3 ottobre 2019, distribuito da Warner Bros.