Chernobyl, miniserie HBO scritta e creata da Craig Mazin e diretta da Johan Renks, si basa sul libro di Svetlana Alexievich, Voci da Chernobyl

Durante i Golden Globe 2020, la mini serie targata HBO/Sky Chernobyl, si è aggiudicata due statuette. Ma cosa rende tanto meritevole un’opera che racconta uno dei peggiori disastri nucleari della storia?

 “Impara da ieri, vivi per oggi, spera per domani. L’importante è non smettere di farsi domande.”

Questa frase, attribuita ad una delle menti più eccelse del ventesimo secolo, descrive in modo sintetico ma molto efficace ciò che Chernobyl è stato per lo spettatore.

Un’eco dal passato che parla nel presente, un monito a tutti noi, nessuno escluso, su ciò che è la natura umana, su ciò che essa può generare.

Il racconto, nato dall’idea di Craig Mazin e dalla regia Johan Renck, porta nelle case molto più che un’interpretazione degli eventi che seguirono l’esplosione del reattore 4 nella centrale nucleare “Vladimir Ilyich Lenin” di Chernobyl malgrado anche sotto questo punto di vista il prodotto sia ben confezionato e molto apprezzabile.

Significative e coinvolgenti le interpretazioni del dottor Valerij Alekseevič Legasov, di un sempre ottimo Jared Harris, e del vice presidente Boris Shcherbina da parte di un giustamente premiato (e sopraccigliato) John Stellan Skarsgård.

Sarebbe limitativo ridurre a questi attori o alla bravura del regista e dello sceneggiatore la ragione vera per amare questa serie.

Chernobyl è molto di più, molto più di una storia, molto più di un racconto, molto più di una descrizione.

È il pregio e il difetto di ciò che è nella mente dell’uomo, è il dolore e la menzogna, è l’ideale e il sacrificio, è tutto ciò che di oscuro e di importante c’è in ogni essere umano.

I colori cupi e la vicenda drammatica narrata coinvolgono lo spettatore e lo colpiscono nell’anima, puntata dopo puntata, portandolo a sentire il peso di un fatto reale, tanto terrificante quanto attuale.

Chernobyl è un ritratto apocalittico diviso tra il buio di chi si adopera per difendere un ideale e chi eroicamente decide di sacrificarsi per far sì che il mondo in cui vive continui ad esistere. È il contrasto tra una bugia in “giacca e cravatta” del governo e la schiettezza “volgare” degli eroici minatori. È un monito per chi decide di non valutare i rischi del comportamento umano e preferisce far finta di nulla malgrado il mondo stia subendo l’impatto dello stesso comportamento.

Chernobyl in questo non è solo il 1986, Chernobyl è oggi e, forse, questo è quello che deve fare più riflettere.