Dolittle, il film che vede Robert Downey Jr. nei panni del dottore che parla agli animali, arriva nelle sale italiane il 30 maggio

“Ha potenzialità, ma non si applica abbastanza!” Questo si potrebbe dire di Dolittle, il film di Stephen Gaghan che aveva tutte le carte in regola per diventare un buon remake. Ma qualcosa, evidentemente, non è andato nel verso giusto.

Dolittle ci porta all’epoca vittoriana, dove troviamo il Dottor Dolittle (Robert Downey Jr.) – estraniatosi dal resto del mondo a causa della perdita della sua amata Lily (Kasia Smutniak) – avventurarsi per mare e terra con i suoi amici animali e un nuovo aiutante alla ricerca di un antidoto che possa salvare la regina d’Inghilterra.

Una storia lineare che non eccelle in originalità e che risulta fin da subito prevedibile a ogni passaggio. Un retrogusto di Narnia e Pirati dei Caraibi il cui risultato non ha molta personalità.

IL CAST E IL DOPPIAGGIO

Partiamo con il cast di bravi attori. Robert Downey Jr. ritorna sul grande schermo cercando di togliersi di dosso i panni di Tony Stark con un’interpretazione che viene sovrastata dai suoi aiutanti animali, tanto da far sembrare la sua parte facilmente sacrificabile. Parte che molto spesso lo riduce più a un animale che a un uomo. Inoltre, la versione italiana perde tutto il lavoro svolto da Robert Downey Jr., che per questo remake ha dato al suo personaggio un accento welsh (del Galles), ispirandosi al medico William Price che credeva nella comunicazione tra uomo e natura.

Gli animali prendono vita grazie a una computer grafica decisamente ben fatta e sono doppiati nella versione originale da grandi nomi: Emma Thompson, Rami Malek, Tom Holland, Ralph Fiennes, solo per citarne alcuni.

Nel cast anche un ottimo Antonio Banderas che, prima nemico poi amico, ci riconduce in una dimensione più avventuriera, ma che per esigenze di copione viene fatto sparire troppo in fretta.

Un ottimo Michael Sheen, il vero antagonista, che tra tutti spicca per il suo grande carisma, viene inghiottito in poco tempo nel vortice della fiacchezza che, ahimé, caratterizza Dolittle.

E la comicità?

Altra nota negativa è l’uso di una comicità per bambini che tenta quasi di essere quella sciatta e spiccia di un cinepanettone mista a uno sketch di Benny Hill Show. Il caso più eclatante è la scena in cui vediamo il dottore eseguire un’operazione di “rimozione rettale” a un drago, con annesse flatulenze. Frame che provoca soltanto sconcerto e quasi sdegno.

Questo, e molti altri frammenti del film, sono il risultato di un reshoot ordinato da Universal Pictures per cercare di rendere la pellicola più infantile. Di fatto, a seguito di reazioni negative alla prima versione del lavoro, i reshoot sono stati affidati a Jonathan Liebesman e Chris McKay, ma non hanno saputo cambiare le sorti del film.

Adatto a un pubblico di soli bambini (non accompagnati da adulti), Dolittle cerca di piacere a un pubblico troppo vasto senza specializzarsi in nulla, così tanto da cadere nella propria generalità.

Il risultato finale è un mix disordinato di elementi promettenti ma che non hanno la forza necessaria per risollevare la sorte del film, già segnata dalla noia in cui sprofonda in fretta. Per terminare in tema, collegandoci all’incipit, Dolittle è rimandato a settembre!