LA PRIMA SERATA DI RAI UNO SI TINGE DI GIALLO: IN PRIMA TV, ARRIVA ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS CON UN CAST DA URLO

Ha un suo fascino un groviglio di estranei, costretti insieme per giorni con nulla in comune a parte il bisogno di recarsi da un luogo a un altro, che non si rivedranno mai più.

Rai Uno regala ai suoi telespettatori una prima visione da brivido. Tratto dal geniale romanzo di Agatha Christie, questa sera in tv arriva il misterioso Assassinio sull’Orient Express. 

A dirigere l’ennesima trasposizione cinematograficadel classico è Kenneth Branagh, che reduce dall’esperienza di Dunkirk, prende spunto da papà Nolan e decide di girare con la pellicola 70 mm, conferendo all’opera un valore aggiunto. Una finezza la sua, una scelta tecnica di un uomo che fondamentalmente ama l’arte. Non un vezzo pubblicitario, ma un gesto romantico e quasi nostalgico.

Il celebre investigatore Hercule Poirot si trova a bordo dell’Orient Express, in viaggio da Costantinopoli (Istanbul) a Calais. Tuttavia, a causa di una bufera di neve, il treno è costretto a fermarsi e si scopre così che uno dei passeggeri è stato ucciso durante la notte. Poirot comincia le sue indagini per trovare il colpevole, nascosto tra i passeggeri della carrozza in cui viaggia.

La nuova versione di Assassinio sull’Orient Express vanta un cast monumentale: il regista Kenneth Branagh aggiunge un paio di baffi iconici al suo look interpretando egregiamente l’enigmatico Hercule Poirot, e poi ancora Johnny Depp, Penélope Cruz, Judi Dench, Daisy Ridley, Michelle Pfeiffer, Willem Dafoe, Josh Gad e Derek Jacobi. Pezzi da novanta scomodati per riportare in vita uno dei whodunit più celebri e appassionanti della letteratura mondiale.

IL PASSATO CUSTODISCE UN SEGRETO

È necessario fare un salto indietro nel tempo, ritornando a quel 1974, anno in cui venne realizzata una delle pellicole più apprezzate di sempre: Assassinio sull’Orient Express di Sidney Lumet con Ingrid Bergman, Sean Connery, Albert Finney, Lauren Bacall e Vanessa Redgrave.

Un film curato in ogni minimo dettaglio, con una grande dimensione drammatica e talmente preciso da attirare l’attenzione dell’Academy, che per l’occasione riservò un Oscar alla miglior performance femminile non protagonista a Ingrid Bergman, nei panni di Greta Ohlsson.

D’altronde il fine ultimo del film di Branagh è quello di rendere omaggio all’opera di Agatha Christie, di intrattenere e di rispettare in maniera fedele gli elementi di un giallo d’autore, senza disturbare troppo spettatori veterani e altri più giovani, sicuramente attratti dal cast e dall’enorme opera di marketing portata avanti con sapienza dalla 20th Century Fox.

BRANAGH E IL CINEMA ARTIGIANALE

Ritornando alla qualità della messa in scena, con la pellicola 70 mm si ottiene facilmente un’immensa nitidezza dell’immagine, i dettagli sono vivi e il contenuto delle inquadrature è reale e tangibile. Ce ne accorgiamo dai primi frame di Assassinio sull’Orient Express: nonostante il progresso e l’avvento del digitale, Branagh sa che il vero cinema è quello artigianale, quello analogico, quello in pellicola. Lo sa lui, ma lo sanno bene anche Nolan e Tarantino, giusto per citarne alcuni. Per questo l’intento del regista/attore va elogiato.

Assassinio sull’Orient Express pecca di presunzione dal punto di vista estetico e francamente se lo può anche permettere. Le inquadrature di Branagh sono piccoli gioielli, che siano esse dall’alto, che siano essere ampie e descrittive o che siano primi piani claustrofobici.

Meno brillante, invece, l’aspetto narrativo. L’incipit della pellicola sembra essere un motore diesel: nonostante l’apprezzabile caratterizzazione del personaggio di Hercule Poirot, la partenza dell’Orient Express sembra non arrivare mai.

Quando finalmente si sale sul treno, il film assume una dimensione teatrale, complice anche la formazione del regista.

Lodevole la tridimensionalità di alcuni personaggi, ma gli attori non sono tutti in stato di grazia, sia chiaro.

Protagonista assoluto è proprio l’investigatore Poirot, geniale e raffinato, riportato in vita da Branagh in modo esemplare.

Ottima anche la prova di Michelle Pfeiffer che dopo madre! di Darren Aronofsky dimostra di avere ancora molto da dare al mondo del cinema. Piacevoli conferme sono Josh Gad e Daisy Ridley, nonché giganti come Judi Dench e Willem Dafoe. Sottotono, invece, Penélope Cruz: quasi irriconoscibile e poco credibile.

E Johnny Depp? Decido deliberatamente di non descrivere la sua performance perché, se non avete letto il libro e non avete visto il film di Lumet, non vorrei rovinarvi parzialmente la sorpresa.

I temi che il regista e lo sceneggiatore vogliono approfondire sono quelli a cui un giallo ci ha spesso abituati: vendetta e crisi etica. Il messaggio è quindi chiaro. Ma ciò che avrei voluto sperimentare, dinanzi a un’opera così ambiziosa, è una suspense snervante, caratteristica che purtroppo arriva solo in due scene conclusive.

Il finale, come nel libro, lascia spazio alla riflessione e a diverse interpretazioni (non ovviamente sull’assassino, perchè quello viene smascherato) e si rimane con l’amaro in bocca. Sarà mica un’opera perfetta proprio perché imperfetta?

Di certo c’è che le avventure di Poirot non sono terminate e Branagh tornerà a rivestire i panni dell’investigatore nella prossima trasposizione tratta da un’opera della giallista per eccellenza: Assassinio sul Nilo.

Photo Credits: 20th Century Fox