Siete curiosi di sapere chi ha vinto Celebrity Hunted? Senza troppi spoiler, commentiamo il finale del proto reality di Amazon Prime Video

La caccia è conclusa. Finalmente. Dopo quattordici giorni di fuga, aver calpestato in lungo e in largo tutta Italia, dopo essersi fatti ospitare da amici, parenti, conoscenti, sconosciuti e buoni samaritani, i concorrenti di Celebrity Hunted (leggi qui la nostra recensione) hanno finito la loro corsa proprio come l’avevano cominciata. Catapultandosi nella finzione più totale. Reality show su ispirazione britannica, basato su di un programma televisivo mandato in onda per sette stagioni, il prodotto Amazon Prime non ha potuto che far trasparire, nelle sue ultime tre puntate disponibili dal 20 marzo, la sua propria natura, quella farlocca e maneggiata che tanto aveva pervaso il pubblico nei suoi episodi iniziali.
Non che potessero esserci dubbi. Quello del distacco di tempo non è certo indice di un ripensamento o riadattamento all’impatto che Celebrity Hunted possa aver suscitato in questo momento di pausa tra un trittico di puntate e l’altro, ma nemmeno un ammontare di hype che sarebbe, infatti, immotivato, e che verrebbe solamente ripagato con la frustrazione riconfermata già nei primi minuti della quarta puntata.

Aprono, certo, con un colpo di scena, ma dove tutto è preventivato nulla ha più valore, comprese le reazioni dei concorrenti evidentemente “ben” studiate. E così con quegli “Oh no…” che suonano tanto come i ringraziamenti il giorno del nostro compleanno davanti a un regalo che non ci piace, eclissano anche le poche dosi di sincerità che, a tratti, riescono a esprimere i partecipanti. Allora ecco un’altra idea: che in Celebrity Hunted siano organizzati soltanto gli spostamenti, ma l’andamento delle emozioni dei protagonisti sia reale? Che lo script di base sia solo una traccia per sostenere la struttura della serie, lasciando agli imprevisti e agli ostacoli di fuoriuscire veritieri e inaspettati?
Eppure, anche così, con queste domande alla base – forse quelle che riescono a suonare più oneste se si va a guardare sotto al tappeto di Celebrity Hunted -, è comunque il senso di pre- ordinazione che costringe lo spettatore a estraniarsi totalmente dal gioco alla guardie e ladri dei concorrenti, tutti ancora in gara dopo il via iniziale, meno che l’eccentrico Costantino della Gherardesca. Quale curiosità può, dunque, costringere qualcuno a continuare questo inseguimento prestabilito a tavolino? Da dove si può attingere a quella illusione che ci dice che sì, forse, almeno un poco, quello che viene rimaneggiato dalla telecamera può veramente essersi svolto in tal maniera, se nemmeno l’apparato tecnico riesce a nascondere l’inganno dietro alla maschera?

E se è l’inefficienza ciò che colpisce gli spostamenti e le machiavelliche risoluzioni di partecipanti e agenti esperti, è perché ci si ritrova davanti all’impossibilità di trarre a piene mani dal più disinteressato reale che a Celebrity Hunted manca. La spontaneità di costruire una personale iconografia dei personaggi, l’esagerazione che può venire solamente dal bello del melodramma, che è spesso ciò che la camera ruba avidamente dai reality e che ne permette la fruizione più disinibita e appagante. Quel guilty pleasure, quel riconoscere ai nostri stessi occhi le nefandezze di fronte a un programma che sappiamo valere quel che è e, però, ci piace lo stesso. Noi la buona volontà possiamo anche mettercela, possiamo anche cercare di non disprezzare qualcosa di assai più volatile delle aspettative che vengono imposte, che ci mette di fronte alle nostre scurrilità e a quelle sciocchezze che sappiamo essere tali, ma di cui non vogliamo fare a meno. Ma dobbiamo pur sempre venir supportati.
Togliendo, dunque, quell’ancora di opportunità, quello spingersi anche verso lo sberleffo, quello sbavare qua e là per rendere tutto più assurdo e, quindi, sincero, Celebrity Hunted dimentica cosa può far più appassionare dei reality show e lo fa ricordare, in modo inverso, agli spettatori, sia in chi riponeva già poca fiducia in intrattenimenti simili, sia in chi, dello spasso per del sano trash, sa sempre farne tesoro.

Tra vincitori e vinti, strategie e cambi di direzione, i talent si apprestano a raggiungere il punto di estrazione per poter definirsi salvi. E salvi potremo esserlo anche noi, uscendone sicuramente più interessati sullo svolgimento e sull’organizzazione delle operazioni spionistiche che possono pur sempre affascinare, ma vivendole in maniera ben differente, non dovendoci più sentire, costantemente, dentro a un libro di barzellette di Totti o nei versi metrici di un brano rap di Fedez.