Un racconto che sa di mitologia: su Disney+ è disponibile Togo: Una Grande Amicizia

Riscoprire il mito. Tornare indietro nel tempo, nelle storie che hanno dato voce ai racconti popolari, che hanno tramandato di personaggi e di eventi eroici, sforzi che soltanto uomini di spirito avrebbero potuto intraprendere. E, perché no, cani. È quanto avviene con Togo: Una Grande Amicizia, nuova opera destinata a certificarsi come promettente classico Disney, che ha fatto il proprio debutto il 24 marzo proprio sulla piattaforma dedicata alla Casa di Topolino. Tra i vari prodotti, inediti e di repertorio, originali e da riscoprire, il film con Willem Dafoe, che si lascia affiancare – e guidare – dal siberian husky Diesel, è un riuscito concentrato di due degli elementi che hanno fatto la fortuna della compagnia, l’unione di quell’avventura che caratterizza tutte le grandi narrazioni e il più intenso rapporto, tra esseri umani e non, che si può andare a creare.

UNA STORIA D’AMICIZIA

È di un’amicizia come quella tra il cane Togo e il padrone Leonhard Seppala che la pellicola diretta da Ericson Core va mostrando l’inseparabile legame, l’affinità che va solidificandosi nel connubio dei caratteri e che determina il superare assieme le più invalicabili difficoltà. È quanto, infatti, avvenuto a questi due personaggi, che prendono dai fatti reali per offrirsi a un’opera filmica in grado di estrapolarne la tenacia e il sentimento sincero, quello che Leonhard e Togo hanno dovuto costruire negli anni e che li ha portati a quella che si è rivelata una delle più ammirevoli imprese della storia passata.
Nell’implacabile inverno che ha visto ammalarsi un immane numero di bambini, non è certo il maltempo a fermare Leonhard Seppala (Willem Dafoe). Affidatogli il compito di corriere, pronto con la sua slitta e il team di cani già vincitori di innumerevoli gare, l’uomo dovrà consegnare i vaccini al distante ospedale, entrando nel pieno di una tempesta che si abbatterà come una furia sui villaggi dell’Alaska, ma che il musher con i suoi animali ha deciso fermamente di affrontare. Compito che non avrebbe mai potuto svolgere senza il suo fidato amico Togo, leader alla soglia dei dodici anni e verso la via del pensionamento, la cui età non ha potuto certo fermarlo, facendogli condurre il suo padrone dritto fino alla meta.

LE INSIDIE DELLA NATURA

Nell’ampio spazio dedicato ai territori dell’Alaska, concedendo un respiro a pieni polmoni ad una natura che Ericson Core sa mostrarci tanto placida, quanto inverosimilmente maligna, Togo immerge i propri protagonisti in un’avventura contro il tempo, colpendo come il gelido vento fa con il volto dei personaggi, per un genere cinematografico in cui va delineandosi il percorso emblematico di ciò che viene definito intrepido. Una gloriosa attraversata che il regista affonda nell’insostenibile grandiosità di Madre Natura, per una ripresa che sormonta all’esterno la piccolezza di Leonhard con i suoi cani da slitta, ma che la risolutezza dell’impegno preso conduce fino all’obiettivo stabilito.
La furia della tempesta – contrapposta, nei momenti di distensione, con la sua limpida assenza – dà lucentezza alla fotografia che il regista stesso va curando, facendo brillare il bianco della neve che si scontra con gli scuri delle nubi e dei laghi, aggiungendo dinamicità alle già frenetiche sequenze nel pieno dell’azione e contribuendo a dotarle di un’energia che si fa, con l’asprezza dei venti, ancora più elettrica. Totalmente distante dai flashback che vanno componendo l’altra macrosezione di Togo, dove il distacco e il principio di amicizia tra il cane e il personaggio di Dafoe è contraddistinto dalla dilatazione di un rapporto che colpisce per l’incredibile sintonia che va, pian piano, instaurandosi, armonizzando il tutto con l’alternanza tra le due direttrici della storia, incrociate lì dove va poi esplodendo il pathos.

Lo struggente attaccamento tra Leonhard e Togo è, quindi, motore del film tanto quanto l’agilità, l’astuzia e la concentrazione di un cane e quella lealtà mostrata al proprio padrone, binomio che la pellicola va parallelamente mostrando, in una crescita dell’animale e del suo filo conduttore con il musher, in coesione con il coraggio intrapreso per portare a termine la sfida. Una pellicola che conosce il proprio materiale e lo applica al bisogno di buoni sentimenti, di cui la Disney da sempre fa la sua forza e che, stavolta, usa per riscrivere i contorni della leggenda.