La Casa di Carta torna su Netflix con una nuova stagione ricca di colpi di scena, spettacolo e grandi sorprese

Mancano pochissime ore al rilascio della quarta stagione de La Casa di Carta. Successo internazionale ideato dall’emittente spagnola Antena 3, La Casa de Papel è la serie non in lingua inglese più vista della storia di Netflix. Passata ora nelle mani del colosso dello streaming, è per molti considerata già un cult.

Al centro dello show le avventure del Professore (Álvaro Morte) e della sua banda di rapinatori, un gruppo di moderni Robin Hood che si uniscono in una palese lotta contro il sistema organizzando prima un colpo alla Zecca di Stato a Madrid, poi un secondo alla Banca di Stato.

La scelta dei membri della banda è di tarantiana memoria. Lo stesso autore de La Casa di Carta, Álex Pina, ha ammesso di essersi ispirato al ben più celebre Le Iene, opera prima di Quentin Tarantino, costruendo personaggi con dei soprannomi, che non dovevano rivelare il loro nome e non dovevano in alcun modo legarsi gli uni agli altri.

La banda armata con le tute rosse, la maschera di Dalì e la voglia di cantare ha raggiunto un successo inaspettato grazie all’implicita critica al sistema, supportata dall’uso del canto partigiano Bella Ciao e dal dichiarato obiettivo di mettere in piedi una moderna Resistenza

La terza stagione, decisamente sottotono rispetto alle due precedenti, aveva trasformato la rapina in una vera e propria ribellione, sfociata quasi in un colpo di stato. Il piano del professore ne La Casa di Carta si era esaurito nella seconda. E così imbastirne una terza sembrava naturalmente forzato. Con qualche capriola di trama, gli autori sono comunque riusciti a mettere in piedi un impianto molto simile a quello che aveva appassionato milioni di spettatori. 

Giochi di potere

La natura eccessiva della serie è la sua carta vincente. Con un ritmo forsennato, La Casa del Papel ha saputo giocare piacevolmente con gli equilibri del potere. Il Professore è sempre stato sempre un paso por delante della polizia, caratteristica che ha aiutato il pubblico a empatizzare con la banda.

Il grande cambiamento introdotto sul finale della terza stagione ha però determinato il caos. Il Professore, smarrito e devastato, aveva perso il controllo (e Lisbona), sconfitto dalla freddezza e dall’inesorabile spietatezza dell’ispettrice Alicia Sierra (Najwa Nimri), introducendo un cambio di rotta inaspettato.

Composta da otto episodi, La Casa di Carta Parte 4 inizia esattamente dal finale della Parte 3. Alle numerose domande che ci eravamo posti viene data una risposta e, complici il suo ritmo adrenalinico, il suo senso dell’umorismo e il politicamente scorretto, veniamo traghettati all’interno della Banca di Spagna, come fossimo un nuovo componente della banda.

La serie continua a combinare una narrazione fatta di flashback e flashforward, la quale ci porta al momento in cui il Professore, Berlino e Palermo pianificano la rapina all’interno dell’istituto di credito. Si torna nel monastero fiorentino e anche ai giorni in cui tutto il gruppo si preparava al colpo. Il passato per giustificare il presente: balzi cronologici continui che consegnano al team creativo della serie la libertà di spiegarci solo ciò di cui abbiamo bisogno per comprendere ciò che sta accadendo e intuire ciò che accadrà. Un caos narrativo? No, piuttosto un espediente adorabile che accompagna la ciclicità del racconto e non lascia spazio alla noia. 

Il Matriarcato

Tokyo (Úrsula Corberó) è ancora la voce narrante: al suo personaggio viene dato il compito di raccontare l’azione con frasi ad effetto. I suoi monologhi offline conferiscono a La Casa di Carta quella solennità indispensabile nei momenti più drammatici; quando si tratta di affrontare tematiche forti come la sopravvivenza, la morte, la paura e il tradimento.

In questa folle corsa all’oro, ci si agita per mantenere il controllo: donne o uomini al potere? Ciò genererà conflitti dall’interno, un’inevitabile rottura degli equilibri e un senso dell’orgoglio che porteranno solo guai.

Forse più di altre stagioni, qui, sono numerosi i momenti dedicati alla controparte femminile: Tokyo, Stoccolma all’interno della banca, Sierra e Lisbona all’esterno. Donne forti, dialoghi secchi e pungenti, rivalità e grandi personalità. 

¡Arriba España!

Non preoccupatevi, gli showrunner hanno riservato agli spettatori umorismo e relax, e per questo potete contare spesso su Denver, Palermo e Berlino. Ma non solo. A divertire più che mai sono le scene che sottolineano un marcato patriottismo: c’è un toro, c’è la paella, c’è la cerveza, c’è il pasodoble, c’è il vino… c’è molto di ciò che più amiamo della Spagna. E c’è anche lui, il cavaliere con il suo scudiero che lotta contro i mulini al vento, una metafora che esemplifica l’idea di una persona che lotta contro il potere: chi sarà il Don Chisciotte della banda? 

Il forte carisma de La Casa di Carta vive anche grazie alla leggerezza della sua trama, a tratti da telenovela. Intrecci e passioni che lasciano un sorriso, ciò di cui abbiamo bisogno in questi giorni così strani, oscuri e incerti che tutti viviamo.

Ogni episodio di questa nuova stagione termina con una carica notevole di suspense: impossibile non continuare con la visione dell’episodio successivo. In fondo, quale momento se non questo per cedere al binge watching