In attesa della reunion targat HBO MAX, quali sono i validi motivi per rivedere Friends? 

Il 22 settembre 1994, alle otto e mezzo di sera, ventidue milioni di spettatori americani rimasero affascinati davanti alle avventure di un gruppo di amici. Due appartamenti, un bar, l’immancabile New York: questi gli ingredienti di una sit-com destinata a rimanere nel cuore di intere generazioni.
A sedici anni di distanza dall’ultimo episodio, le voci di corridoio su un’ipotetica reunion del cast si sono trasformate in realtà con la conferma di uno special per il lancio della piattaforma di streaming HBO Max – già attiva negli USA dal 27 maggio. La reunion, slittata a causa dell’emergeza sanitaria, più che un vero episodio, è stato presentato come una lunga chiacchierata tra amici negli studi di Burbank in cui la serie è stata originariamente girata.
Nel frattempo, se ancora non siete convinti, eccovi sette buoni motivi per riguardare Friends, disponibile in streaming sia su Netflix che su Amazon Prime Video.

F come famiglia

Se c’è una cosa che abbiamo imparato guardando Friends, è che gli amici sono una seconda famiglia. Certo, Ross e Monica famiglia lo sono veramente, ma all’interno dei due appartamenti che fanno da sfondo a gran parte delle avventure del gruppo, tutti e sei i protagonisti di questo arco di crescita lungo dieci anni si amano, si sostengono, bisticciano e si riappacificano come qualsiasi grande e confusionaria famiglia. Nel primo episodio della serie incontriamo una Rachel appena fuggita dall’altare, infantile, abituata ad appoggiarsi ai genitori per qualsiasi spesa. Rachel è una bambina viziata che non ha mai lavorato un giorno della sua vita e sarà proprio grazie al nuovo gruppo di amici che gravitano intorno alla sua ex compagna di scuola Monica che inizierà un percorso di crescita che la accompagnerà nell’arco delle stagioni, in cui la petulante spoiled rich girl si trasforma in una donna determinata e indipendente. La forza di Friends risiede proprio in questa capacità di restituire allo spettatore il senso di famiglia: si ride, si piange, mentre i ragazzi del Central Perk crescono davanti ai nostri occhi (soprattutto adesso che, grazie allo streaming, possiamo farci maratone di intere stagioni in pochi giorni) e diventano adulti, costruiscono le proprie famiglie, dicono addio agli amici, certi che le loro avventure non verranno mai dimenticate.

R come Rachel e Ross

Una delle relazioni on-off più memorabili della storia della serialità televisiva; Rachel e Ross si reincontrano nel primo episodio – lui subito dopo aver firmato le carte del divorzio, lei in abito da sposa – e per dieci stagioni assistiamo a un tira e molla che non può che concludersi in un lieto fine. Tra gravidanze, divorzi (tre, per Ross), innumerevoli fidanzati di passaggio e tormentoni (come dimenticare il we were on a break di Ross?), quella tra i due è una storia che non poteva andare diversamente. Come due stelle che gravitano intorno allo stesso stesso centro, Rachel e Ross non smettono mai realmente di amarsi, di cercarsi, di pensarsi, anche quando sarebbe meglio evitare di pronunciare il nome della propria ex (all’altare, per esempio). In un modo del tutto atipico, Rachel e Ross si supportano nei momenti difficili e ci sono, l’uno per l’altra, anche quando non stanno ufficialmente insieme. Rachel e Ross pagano per dieci stagioni lo scotto di un cattivo tempismo che vede l’uno tradire la fiducia di Rachel nel momento in cui tutto sarebbe potuto andare per il meglio, l’altra restare incinta – di Ross – ovviamente subito dopo averlo lasciato per l’ennesima volta. Fino all’ultima puntata, Rachel e Ross ci fanno sperare, sospirare e palpitare, regalandoci solo in estremo il lieto fine che tutti stavamo aspettando.

I come influencer

Nel 1994 una demoralizzata Jennifer Aniston – la cui carriera stenta a decollare – esordisce nel ruolo di Rachel Green, la bionda di Friends. Nei dieci anni successivi, arriveranno il successo, le vittorie di Golden Globe, Emmy Award, e una menzione nel Guinnes World Record come attrice più pagata – insieme alla sua collega Courtney Cox – della televisione: un milione di dollari a episodio per la stagione finale della serie. Nel corso degli anni, anche grazie alla storia d’amore con il bello dei belli, Brad Pitt, Jennifer Aniston diventa il volto della perfetta ragazza della porta accanto, uno dei sogni di qualsiasi uomo americano e non. Simpatico, spigliato, con un ottimo gusto in fatto di vestiti, trucco e parrucco; il personaggio di Rachel è stato un vero e proprio precursore delle influencer da social media, tanto che esiste ormai un taglio di capelli con il suo nome. Il Rachel è l’iconico taglio creato dall’hair stylist Chris McMillan che vediamo nelle prime stagioni di Friends: un taglio scalato, sopra le spalle, con colpi di sole che – così ha sostenuto in diverse interviste la Aniston nel corso degli anni – era molto difficile da gestire senza l’aiuto di un professionista. Nonostante la difficoltà di tenere la testa in ordine, però, il Rachel ha conquistato milioni di donne a metà degli anni ‘90 e siamo sicuri che nei prossimi anni, dopo aver rispolverato lo stile degli anni ‘80, lo vedremo spuntare di nuovo.

E come E alla fine arriva mamma

Friends è una serie storica, un vero e proprio pilastro della tv che ha permesso la nascita di un genere di sit-com, quella dedicata alle avventure e disavventure di un gruppo di amici, che stava muovendo i primi passi proprio nell’ultimo decennio del secolo scorso a partire da prodotti come Seinfeld, il cui successo è stato poi eclissato da quello di Friends. Se esistono serie come The Big Bang Theory, o New Girl, dobbiamo ringraziare Friends per aver fatto appassionare il pubblico agli intrecci amorosi di un gruppo di coinquilini. Ma, soprattutto, la serie del nuovo millennio che più delle altre ha un debito di riconoscenza con Friends è proprio E alla fine arriva mamma (How I Met Your Mother). Entrambe le serie ruotano intorno a un gruppo di amici di New York, entrambe fanno appassionare lo spettatore con una relazione on/off che non vedrà la sua conclusione fino all’ultimo episodio, in entrambe gli amici si ritrovano in un luogo del cuore, che sia una caffetteria o un pub e, ancora: il mistero del lavoro di Chandler e Barney, la sfortuna in amore di Ross e Ted, entrambi temporaneamente professori universitari, l’irrequietezza sentimentale di Joey e Barney e la seguente storia con la protagonista femminile – ovviamente non destinata a loro. Oltre a tutti gli esempi di cui sopra, però, ciò che hanno in comune Friends e How I Met Your Mother è l’aver accompagnato un’intera generazione di ventenni alle soglie della maturità, guidandoli nel loro modo scanzonato tra le difficoltà del mondo adulto, senza mai perdere il ritmo.

N come non tutta la comicità invecchia bene

Proprio parlando di generazioni, arriviamo a uno dei motivi più importanti per cui il rewatch di Friends è d’obbligo: rendersi conto dei passi da gigante che sono stati fatti in meno di una generazione sull’inclusività nelle serie tv. Friends è una serie con momenti molto profondi, che tratta con serietà temi come l’identità di genere e la maternità surrogata, tuttavia nel momento in cui le dieci stagioni sono state messe per la prima volta online nei servizi di streaming, la reazione di quel pubblico così giovane da non aver seguito la messa in onda televisiva delle avventure dei ragazzi e delle ragazze del Central Perk non ha tardato ad arrivare. Attraverso gli occhi della Gen-Z abbiamo scoperto che gli unici personaggi non caucasici della serie sono Julie e Charlie, e scopriamo da un’intervista a David Schwimmer che fu lui a insistere perché venissero contemplati per Ross interessi sentimentali asiatici e afroamericani. Certo, lo stesso personaggio di Ross si oppone alla presenza di un babysitter per Emma e si preoccupa decisamente troppo nel vedere suo figlio Ben giocare con una bambola ma, hey, that’s 90’s show, e le battute sulla presunta omosessualità di Chandler e l’obesità di Monica non sono certo centellinate. Questo, ovviamente, non invalida il piacere di un rewatch, ma può essere uno spunto di riflessione sui motivi per cui vale la pena cercare di costruire una società – anche a partire dai prodotti di intrattenimento – più inclusiva e comprensiva.

D come dieci anni

Se state programmando un binge watching della serie, sappiate che, senza interruzioni, impieghereste cinque giorni e un’ora per rivivere i dieci anni di avventure di Rachel, Ross, Monica, Chandler, Phoebe e Joey. Dieci stagioni in poco meno di una settimana che, come una macchina del tempo, ci trasportano dall’epoca in cui le giacche di jeans senza maniche erano cool, passando per il capodanno del 2000 fino ad arrivare al 2004, dove ci aspetta un lieto fine per tutti, un appartamento vuoto, e il desiderio di ricominciare la visione da capo, ancora una volta.

S come “so no one told life was gonna be this way”

Più passano gli anni, e più la sigla di Friends ci colpisce dritto al cuore. Unico grande successo del duo americano The Rembradts, che dovettero trasformare quel singolo minuto di sigla televisiva in una canzone dalla lunghezza necessaria per essere trasmessa in radio dopo che una stazione propose in loop la sigla originale e venne sommersa di richieste, I’ll Be There For You è un inno all’amicizia e un ritratto realistico della vita adulta. Problemi di lavoro, problemi finanziari, problemi sentimentali, quei momenti in cui ti dici che non è giornata, ma forse non è neanche la settimana, il mese, o l’anno giusto. Friends è tutto questo: la ricerca della persona giusta, la resilienza di cadere in basso e ripartire dal fondo, fosse anche con un lavoro da copywriter come succede a Chandler, la certezza che per superare ogni difficoltà, basta avere accanto un gruppo di amici che ci sarà sempre per te.

Foto: Warner Bros. TV – HBO