La forza straordinaria di Hollywood può essere promotrice di inaspettati cambiamenti. E se tutto arrivasse da una spietata realtà?

Hollywood di Ryan Murphy ci ha dato la possibilità di vivere il sogno. Nella miniserie targata Netflix, dove realmente il lieto fine sembra una possibilità concreta e si pone come speranza nel guardare al futuro, tanti sono i personaggi che ci hanno colpito per la loro istantanea luce, per il loro spirito determinato, per un glamour nella presenza e nel portamento innato che ha permesso agli spettatori di ammirarli. Nella rivisitazione di quella che sarebbe potuta essere realmente Hollywood al tempo degli anni d’oro, Ryan Murphy prende dalla fantasia e dal reale per la costruzione e la scrittura dei personaggi, tra personalità realmente esistite e transitate per i set degli studios americani e individui nati puramente dalla finzione della mente dell’autore. Ecco dunque i personaggi presi dal vero, per una contaminazione tra verità e illusione fondamentale per questa serie originale.

Peg Entwistle

Tra i primi personaggi di cui è bene parlare c’è uno che in Hollywood non compare mai, venendo solamente evocato. È quello della povera attrice Peg Entwistle, la cui storia coincide con i sentimenti dello sceneggiatore Archie (Jeremy Pope) da cui trae ispirazione per la propria storia. La donna fu veramente un’attrice inglese rimasta orfana con il desiderio di trasferirsi in America per inseguire la fama. Ma il sogno americano non cominciò bene, con un matrimonio a Los Angeles breve e costellato da debiti, che le portò anche ritorsioni finanziarie. Poco dopo Peg venne provinata per il film Thirteen Women, per cui ottenne poi la parte e che rappresenta l’unica opera in cui lavorò mai. Questo perché il contratto della Entwistle non venne rinnovato, causa i grandi scombussolamenti finanziari derivanti dalla Grande Depressione. Così, poco prima che Thirteen Women venne presentato, Peg Entwistle salì fino alla cima dell’H dell’insegna Hollywood e si gettò di sotto a soli ventiquattro anni. Una storia che, in Hollywood, viene alla fine rimaneggiata, sia per lanciare un messaggio al mondo dell’industria dell’intrattenimento, sia per dare una più luminosa possibilità alla sfortunata ragazza. La vera storia dell’attrice è riportata nel libro Peg Entwistle and the Hollywood Sign Suicide: A Biography.

Rock Hudson

Che Rock Hudson si rifacesse al noto protagonista di film come Il gigante o Magnifica Ossessione era chiaro a tutti, come che la sua omosessualità così esplicitata nella serie tv riportasse a una verità che, però, l’attore hollywoodiano tentò per tutta la sua vita di tener nascosta. Il non rivelare il suo orientamento sessuale significava non avere ripercussioni sulla sua carriera attoriale, nonostante la casa di produzione della Universal Pictures che lo teneva sotto contratto ne fosse al corrente. Fu proprio la Universal ad investire nella figura da macho nella vita reale di Rock Hudson, pagando migliaia e migliaia di dollari per permettere che l’uomo comparisse su riviste e rotocalchi vicino a nuove fiamme, con foto contornate da storie quanto meno compromettenti. Fu la condizione in cui riversò a causa dell’HIV che gli costrinse di rivelare la propria preferenza sessuale al mondo, prima di morire il 2 ottobre 1985. Nella serie, inoltre, il personaggio di Rock Hudson fa riferimento al suo patrigno e anche questa parte è tratta dalla realtà: l’uomo dal nome Wallace Fitzgerald era un ex marine che soffriva dall’alcolismo e vessava anche fisicamente sul ragazzo per impedirgli di diventare attore. E, se parliamo del personaggio di Rock Hudson, non possiamo che legarlo a quello di Henry Willson.

Henry Willson

Il primo ruolo che Rock Hudson interpretò al cinema fu nel 1950, quando sfoggiò al mondo il suo nuovo nome, merito del suo agente Henry Willson, interpretato nella serie da Jim Parsons. Nella biografia postuma dell’attore dal titolo All That Heaven Allows: A Biography of Rock Hudson, uscita nel 2018 e scritta da Mark Griffin, si fa spesso riferimento al manager venendo descritto come un diabolico, viscido predatore sessuale, proprio come viene mostrato in Hollywood. Ad associarlo a Rock Hudson era anche un omosessualità che il manager aveva dovuto tenere segreta, che il padre di Henry cercò di reprimere in giovane età mandando il figlio in un collegio per far sì che diventasse più virile. 

Hattie McDaniel

Anche se con pochissimo spazio, il personaggio di Hattie McDaniel interpretato da Queen Latifah non può che rubare la scena a chiunque le capiti attorno. Hattie McDaniel è una vera istituzione nel mondo hollywoodiano per essere stata la prima donna afroamericana ad aver vinto l’Oscar. La statuetta le fu affidata per il ruolo di Mami in Via col vento, anche se furono pochi i ruoli che le proposero dopo aver vinto come migliore attrice non protagonista, come raccontato da lei stessa nella serie. Un altro avvenimento realmente accaduto e che Hollywood riporta è quando, la notte degli Oscar, le fu vietato l’ingresso al Cocoanut Grove dell’Hotel Ambassador di Los Angeles a causa delle restrittive leggi razziali che non le permettevano l’ingresso in sala, tant’è che l’attrice potè entrare solamente pochi istanti prima che il suo nome venisse annunciato. Storia vuole che, nonostante la statuetta, la McDaniel non fu invitata all’after party con i vincitori della cerimonia.

Anna May Wong

Ryan Murphy vuole dare spazio a tutte le minoranze, è così che tra i personaggi di Hollywood troviamo Anna May Wong, colei che viene considerata la prima vera star di origini asiatiche. Il suo percorso di frustrazione viene ben esplorato nella serie, ricalcando l’impossibilità dell’attrice cinese di poter aspirare a veri ruoli da protagonista, dovendo rappresentare sempre e soltanto il desiderio lontano e esotico dei personaggi. Ed è reale anche ciò che accade con il film La buona terra del 1937, con l’occasione persa di assegnare alla Wong il ruolo da protagonista. Al centro de La terra buona di Pearl S. Buck c’è infatti una donna cinese resa schiava e che vive in una fattoria, ma la MGM impose al regista un’attrice americana poiché il pubblico statunitense non avrebbe mai accettato una protagonista asiatica. La parte andò, quindi, a Laura Rainer, che vinse anche l’Oscar alla migliore attrice. La vicenda buttò talmente già Anna May Wong che decise che non avrebbe mai più lavorato e per un po’ fu così, fino a quando nel 1942 non le venne affidato il ruolo di protagonista nel film La dama di Chung-King. La sua biografia è racchiusa in Anna May Wong: From Laundryman’s Daughter to Hollywood Legend del 2012.

Ernie West

Uno dei primi protagonisti che scopriamo in Hollywood è Ernie West, intraprendente e sibillino proprietario di una pompa di benzina in cui alla sola parola Dreamland potrebbero realizzarsi tutti i tuoi desideri (se i tuoi desideri fossero un aitante ragazzone con cui passare qualche ora di passione). Ernie non ha sfondato a Hollywood come avrebbe sperato ed ha dunque ripiegato nella sua attività da imprenditore. La sua figura si ispira a quella realmente esistita di Scotty Bowers, ex marine che nel dopoguerra divenne uno dei più richiesti amanti delle star hollywoodiane. L’uomo lavorava in una stazione di benzina da cui riusciva ad organizzare serate a sfondo sessuale con famosi personaggi dell’industria cinematografica. Le confessioni di Scotty Bowers sono racchiuse in Full Service: My Adventures in Hollywood and the Secret Sex Lives of the Stars uscito nel 2012, diventate poi documentario con Scotty and the Secret History of Hollywood nel 2017.

Vivien Leigh

Durante una cena tra amici che si sarebbe poi trasformata nelle famose feste del regista George Cukor – anche lui realmente esistito e interpretato nella serie da Daniel London, feste in cui compare anche il commediografo Noël Coward, interpretato da Billy Boyd – seduta a tavola troviamo la famosa Vivien Leigh, protagonista del capolavoro della storia del cinema Via col vento del 1939 e del melodramma Un tram che si chiama desiderio del 1951, per cui vinse per entrambi la statuetta come migliore attrice protagonista. In Hollywood la Leigh è interpretata da Katie McGuinness in cui non solo veste i panni dell’attrice, ma applica un lavoro sulla voce che le permette di recitare le stesse battute che l’attrice pronunciava nel colossale Via col vento. Anche le crisi di cui soffriva Vivien Leigh e che vengono riportate nel terzo episodio sono reali e iniziarono nel 1944 dopo un aborto spontaneo e una lunga depressione che la portò ad avere crisi isteriche. Alla donna venne, dunque, diagnosticato il bipolarismo, costringendola a sedute di elettroshock. Nonostante questo tornò al teatro e al cinema con il ruolo di Blanche Debois, nato dalla penna di Tennessee Williams, che dissero le entrò talmente dentro da renderla convinta di essere veramente quel personaggio.