Il film JoJo Rabbit diretto da Taika Waititi e candidato a 6 Premi Oscar, arriva finalmente in DVD e Blu-Ray.

Arriva finalmente in Home Video Jojo Rabbit, l’opera più recente di Taika Waititi, vincitrice dell’Oscar alla miglior sceneggiatura non originale nella novantaduesima edizione degli Academy Award.
Nessuno può scegliere quando nascere e dove crescere; l’infanzia è una roulette e a Johannes Betzler capita di avere dieci anni nel 1945, in Germania, in pieno regime nazista. Una posizione scomoda – così come è scomoda quella in cui si è messo Taika Waititi nel presentare al pubblico una black comedy con risvolti drammatici che riesce a mettere in ridicolo il fanatismo del nazionalsocialismo hitleriano – in cui il giovane Jojo cerca di accomodarsi come può, come ancora oggi molti – ben più adulti – fanno ogni giorno: soccombendo alla narrazione dominante.

Essere un bambino di dieci anni, nel 1945, significa crescere troppo in fretta. I bambini di dieci anni non dovrebbe glorificare la guerra e parlare di politica. Dovrebbero arrampicarsi sugli alberi e poi… cadere da quegli alberi sostiene Rosie, la madre di Jojo, ma non è così facile, per un bambino che ha dieci anni nel 1945, arrampicarsi sugli alberi e non interessarsi al mondo che lo circonda. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, infatti, la Hitlerjugend assunse un connotato sempre più paramilitare fino ad arrivare, nel 1943, ad arruolare i membri della Gioventù hitleriana per massacri come quello della Battaglia di Normandia. I maschi in guerra e noi a casa a procrear, cantavano le matriarche asiatiche nel film d’animazione Disney Mulan e come non manca di sottolineare causticamente Waititi, la macchina del fanatismo nazista non tralasciava certo di indottrinare le giovani figlie del Reich: nelle fila della Jungmädelbund veniva insegnato alle bambine tra i dieci e i quattordici anni ad adempiere al loro ruolo di curatrici di ferite e grembi fertili pronti a sfornare una nuova generazione di fanatici della purezza.

Jojo Rabbit non è la prima rappresentazione della Gioventù hitleriana che vediamo sul grande schermo: tra le altre pellicole con protagonisti della Hitlerjugend ricordiamo Europa Europa, film del 1992 scritto e diretto da Agnieszka Holland, Swing Kids, con protagonista un giovanissimo Christian Bale, e il più recente I ragazzi del Reich, film tedesco del 2004 con Max Riemelt, volto conosciuto ai fan della serie Sense8, in cui interpreta il criminale berlinese Wolfgang Bogdanow. Tuttavia, è forse la prima volta che il fanatismo dei più giovani sotto la dittatura del Reich viene presentata con una dolceamara comicità, che permette a Taika Waititi di mettere in scena con tutti gli effetti speciali del caso la spettacolare, gratuita superfluità della guerra.

Non è certo difficile comprendere perché dei bambini possano subire il fascino di un totalitarismo come quello nazista: il senso di appartenenza a una comunità, l’identificazione di un nemico ben definito, un coltello scintillante da portare ovunque e la promessa di poter incanalare l’energia distruttiva della preadolescenza in uno sforzo bellico che la propaganda presenta come l’unica strada per permettere ai ragazzini di oggi di governare il mondo di domani sono proposte allettanti, soprattutto quando si è troppo giovani per comprendere la complessità del mondo che ci circonda. A dieci anni, infatti, le esperienze del mondo reale vengono necessariamente filtrate da una conoscenza ancora acerba e l’immaginazione va a riempire gli spazi lasciati vuoti dall’informazione. L’amico immaginario, fenomeno socio-psicologico non raro nella prima infanzia, è lo strumento con cui il bambino, non ancora avvezzo a pensare in astratto, riflette su ciò che gli accade. L’Adolf Hitler interpretato da Waititi, costrutto della mente di Jojo e proiezione dei suoi timori, sostiene il suo fanatismo di bambino di dieci anni con indosso una strana uniforme, ma il suo potere si affievolisce mano a mano che la fedeltà di Jojo alla causa nazista impatta contro la scoperta di una nuova realtà, in cui gli ebrei non sono muniti di corna e code demoniache, ma somigliano piuttosto a delle sorelle maggiori.

Se il connubio bambini-nazismo sembra sempre vincente sullo schermo – basti pensare a La vita è bella, Il bambino con il pigiama a righe, o L’amico ritrovato (gli ultimi due tratti – rispettivamente – dal romanzo del 2006 di John Boyne e dal classico delle letture scolastiche estive dello scrittore tedesco Fred Uhlman) – non siamo però abituati a vedere dei piccoli protagonisti dalla parte del torto, ma, al massimo, soggiogati dal potere parentale di genitori sostenitori del regime. Ancora una volta Waititi sovverte la narrazione classica, con una madre ribelle e un figlio leale al Führer e l’arco di crescita di Jojo passerà attraverso lo sgretolamento di ogni sua certezza.

Jojo Betzler, a differenza di altri protagonisti cinematografici affini, ci viene presentato non come vittima del nazismo, ma come vittima della macchina propagandistica del nazismo, monito di come anche l’anima più pura possa restare stritolata tra gli ingranaggi del fanatismo. Con la sua messa in scena sopra le righe e i suoi momenti di comic relief, Jojo Rabbit è un film che riesce a intercettare una realtà sfaccettata, che non divide i personaggi in buoni e cattivi ma che permette un arco di redenzione che passi attraverso la comprensione dell’altro e lo smantellamento della mitizzazione della guerra e della razza. Lontano dalla ricerca della lacrima facile, ma non dall’emozione, Jojo Rabbit è un film che nella sua semplicità non scade nel semplicismo, perfetto per insegnare ai bambini (soprattutto quelli di dieci anni) che non avere ancora tutti gli strumenti per comprendere la complessità non è una buona scusa per affidarsi alla narrazione dominante, e che spesso i coltelli sono meno utili dei gesti e delle parole di gentilezza.

COME ACQUISTARE JOJO RABBIT: