Il film premio Oscar del 2015 Birdman è apparso sulla piattaforma Netflix a inizio luglio. Una scelta azzeccata giunta mentre gira voce che Keaton possa tornare a interpretare Batman.

Con la notizia dell’uscita del nuovo Flash di Andy Muschietti con Ezra Miller, voci di corridoio hanno puntato l’attenzione su Micheal Keaton, – storico Batman dei due capitoli degli anni ‘90 diretti da Tim Burton -, dal momento che appare scritturato proprio come Bruce Waine nel film in uscita. Una possibilità che ha portato i fan dell’attore a festeggiare il ritorno dello storico Cavaliere Oscuro, anche se non ancora confermata ufficialmente (si parla anche di un possibile sostituto: Christian Bale).

La notizia ha poi attratto molti abbonati di Netflix, che il 1° luglio hanno trovato una novità sul catalogo della piattaforma streaming: Birdman. Qui Michael Keaton interpreta Riggan Thomson, un attore famoso per lo più per film mediocri ma di grande successo, come il suo film più famoso Birdman. Ormai con una carriera in fase di discesa, decide di riproporsi come attore di Broadway in uno spettacolo teatrale adattato da un racconto di Raymond Carver, nel quale recita come protagonista.

Birdman narra una storia molto sentita nella realtà di Hollywood. Gli attori, per lo più di saghe e cinecomic, vengono spesso identificati con i ruoli che interpretano o che hanno interpretato (es. Robert Downey Jr.). La questione curiosa di Birdman è che il ruolo di Riggan Thomson è stato scritto proprio pensando a Keaton, che nella realtà ha avuto enorme successo con Batman (1989) e Batman il Ritorno (1990) di Tim Burton e che poi cade nell’anonimato. Inoltre Keaton ha recentemente interpretato proprio un “birdman”, il cattivone Avvoltoio, nel film Spiderman: Homecoming, andando incontro a ciò che Iñárritu haprevisto per lui e per il suo personaggio nel film. Una carriera e una vita molto somigliante a quella raccontata in Birdman, che diviene anche l’occasione per Keaton di avere un ruolo di successo dopo anni trascorsi nell’ombra. Ma quella di Keaton non è l’unica storia ad avere basi certe. Un altro personaggio è stato scritto prendendo spunto dalla vita reale: Mike Shiner di Edward Norton. Un attore devoto al suo lavoro, ma con cui è molto difficile lavorare per via del suo carattere controverso. Ciò rispecchia quello che si dice dello stesso Norton sul set dei film in cui ha recitato.

Ma Birdman non solo descrive con arguzia la realtà attoriale, diviene anche un modo per analizzare lo show business americano e il lavoro che sta dietro a uno spettacolo di Broadway. Praticamente tutto il film, infatti, si svolge nel retroscena, tra camerini e macchine, tra attori urlanti e tecnici disperati. Il pianosequenza scelto dal regista ci permette anche si scendere nella psicologia degli attori, che, nonostante le performance sul palco, sono per lo più problematici e con strane fissazioni.

I RICONOSCIMENTI

Birdman è inoltre stato vincitore nel 2015 di ben 4 premi Oscar®, tra i quali miglior film e miglior regia. L’Academy ha dunque premiato Iñárritu, il quale, con il suo continuo pianosequenza (non un pianosequenza semplice, dal momento che la macchina da presa passa attraverso diversi livelli di scena e acrobaticamente attraverso porte e corridoi passando poi verso l’esterno del teatro fulcro di tutto il film) restituisce un realismo straordinario, da cui non si può sfuggire, facendo provare allo spettatore proprio ciò che il protagonista prova per tutta la pellicola.

Sono questi, tra gli altri, i motivi per cui rivedere Birdman, un film che fa della sua doppia personalità il suo pregio più grande: da una parte, quella di un attore che cerca di provare nuove esperienze per dare nuova linfa a una carriera ormai in discesa, dall’altra parte, l’artista segnato da un ruolo che lo ha portato sì al successo, ma non gli ha dato vie di fuga. Riuscirà a volare ancora?